di Marianna Mandato – Si stima che il vocabolario usato mediamente nella vita quotidiana in Italia non superi le duemila parole. Fra queste, ce ne sono alcune che vengono ripetute continuamente.
Si tratta di parole semplici, basilari, per instaurare la comunicazione con chiunque.
Il vocabolario della lingua italiana, però, consta di duecentosettantamila parole “base” dette lessemi e un vocabolario base dovrebbe constare di almeno settemila di esse.
Le persone con maggiore istruzione che hanno un vocabolario più ampio devono adeguarsi ad un numero ridotto di parole per poter essere comprese.
Le parole contengono la realtà che viviamo. La “identificano”. Riducendo in maniera così drastica il vocabolario “utile”, come si può pensare di comprendere la realtà nel modo più opportuno?
E, soprattutto, come è possibile alimentare un pensiero critico di fronte ad affermazioni incomprensibili o ambigue di una lingua malamente conosciuta?
Si corre il rischio che qualcuno possa manipolare la realtà e il pensiero semplicemente parlando.
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