di Patrizia Caiffa – Visitare la necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri, in provincia di Roma, è come fare un viaggio nell’atmosfera rarefatta di una città dei morti che porta pace.
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La Banditaccia è considerata la più vasta necropoli monumentale del mondo antico ed è preservata nella sua interezza e bellezza. Fa parte del Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia (Pact) ed è un sito Patrimonio Unesco.


Già all’ingresso gli addetti riescono a comunicare al visitatore curioso la passione per la civiltà etrusca e il territorio. Raccontano che in realtà tutta l’area intorno alla cittadina di Cerveteri, ad una quindicina di chilometri dal litorale laziale, è una immensa necropoli a cielo aperto.
Il luogo è ben noto agli storici e alla narrazione popolare per la presenza dei “tombaroli”, che nei decenni precedenti hanno scavato e portato via oggetti e beni preziosi del patrimonio etrusco, rivenduti a ricettatori e finiti chissà dove. Sicuramente ricche case private e musei stranieri.
Negli anni del dopoguerra, quando la popolazione italiana sopravviveva a stenti, il lavoro di tombarolo era un modo, sicuramente improprio, per sbarcare il lunario. Il film di Alice Rohrwacher La chimera descrive bene quei fatti e quelle atmosfere.
Passeggiare tra le tombe di tufo a tumulo, a dado e a caditoia ombreggiate da alti pini, lecci, querce e siepi ben curate nei viali evoca tutto il fascino intatto della evoluta civiltà etrusca, soppiantata poi dalla presenza dei Romani. I riti magici compiuti dagli etruschi sono ancora in parte avvolti nel mistero, ma i luoghi dove venivano svolti comunicano ancora una energia particolare.
Cerveteri si sviluppa a partire dal X secolo a.c. su pianori di tufo rosso collegati tra loro. Al centro il pianoro di Vignali dove era la città dei vivi, ai lati le necropoli che la circondavano. Singolare il fatto che mentre le abitazioni nei decenni venivano riutilizzate dalle generazioni successive, ogni tomba occupava uno spazio che non poteva essere rimpiazzato da altri.
Questo ha portato ad un’espansione enorme delle necropoli, con una pianificazione urbanistica simile alle città, con vie e piazze.
Le città dei morti erano quindi più ampie e numerose di quelle dei vivi.


La Banditaccia – ad esempio – si estende su una superficie di decine di ettari e comprende migliaia di tombe costruite tra l’VIII e il II secolo a.c.
Questa sensazione si percepisce subito quando ci si avvicina al territorio di Cerveteri. Entrare poi in ogni singola tomba è quasi una esperienza di viaggio nel tempo: quando si scendono o salgono le scale, tra l’odore e la carezza umida del tufo e i raggi di sole che filtrano dall’entrata, l’immaginario vola.


Dal punto di vista architettonico le tombe a tumulo (quelle più scenografiche) sono costituite da una struttura circolare a tamburo scavata nel tufo, a volte completata con blocchi di pietra murati a secco e squadrati, sormontati da un accumulo di terra che fa pensare a certi formicai.
Le tombe a dado sono costituite da camere ipogee a cui si accede da una ripida scalinata mentre le tombe a caditoia hanno sempre la forma a dado, ma con le strutture divise a due a due, spesso con una stretta scalinata che conduce sopra la tomba. In una zona della necropoli si visitano anche le tombe costruite in epoca più recente, sembrano lunghi palazzoni con porte di accesso a negozi e magazzini.
Alcune tombe meglio conservate all’interno mostrano ancora la magnificenza di sedili e decorazioni. Qui è facile immaginare i corpi circondati da oggetti pregiati che li avevano accompagnati in vita o le lacrime e gli omaggi dei parenti.


Si esce dal sito archeologico soddisfatti e affascinati, con la voglia di visitarne altri e conoscere meglio la splendida città etrusca.
Info: Necropoli della Banditaccia di Cerveteri
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