di Serena Termini, in collaborazione con Il Mediterraneo 24 – Con gli occhi pieni di luce e un gran bel sorriso Karidja Diabate mi accoglie per raccontarmi, piena di gioia, che si è laureata in servizio sociale. “La mia tesi la dedico a mia figlia Anastasia e a tutte le donne migranti che hanno trasformato il dolore in dignità. La mia, è una laurea comunitaria per tutto l’aiuto amorevole che, in questi anni, tante persone mi hanno donato”. Karidja Diabate, ha 39 anni ed è originaria della Costa d’Avorio. Nonostante la sua storia sia piena di dolore, oggi, Karidja ha saputo trasformare la sua sofferenza in rinascita diventando un modello di resistenza e di speranza per ogni persona.
Nel gennaio 2017, in pieno inverno, è arrivata dalla Libia a Lampedusa in condizioni di salute molto gravi perché era incinta di Anastasia. “Essendo incinta, stavo malissimo perché il viaggio era stato durissimo – racconta -. Mi hanno portata in ospedale a Palermo dove è nata la bambina, molto prematura di solo 32 settimane di gestazione. Oggi Anastasia ha 8 anni ed è piena di voglia di vivere”.
Dopo il ricovero in ospedale, l’accoglienza presso la comunità di laici comboniani de La Zattera a Palermo è stata l’inizio di una vita nuova. “All’inizio ero confusa, disorientata perchè mi sentivo sola e avevo molta paura – racconta -. A poco a poco, però, grazie al calore e all’affetto di Dorotea, Toni, Maria e di tutta la comunità ho trovato una famiglia che mi ha accompagnato e si è presa cura di noi”.
Karidja dopo qualche tempo, matura il forte desiderio di donare agli altri tutto l’amore e la solidarietà che ha ricevuto. “E’ nato il desiderio di aiutare le donne migranti in difficoltà con lo stesso calore con cui sono stata accolta, abbracciata, ascoltata e voluta bene io – continua -. Così, ho iniziato a lavorare nell’ascolto dei migranti, come facilitatrice culturale, nel progetto In gioco. Poi, successivamente, mi sono dedicata alle donne del progetto Maddalena, alcune vittime di tratta”.
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