di Margherita Vetrano – In Italia è attiva da anni Gengle, l’associazione che aiuta i genitori single. Separati/e, vedovi/e o ragazze-madri, per ognuno di loro c’è posto ed accoglienza, in supporto alla genitorialità.
Ascolta “Gengle, l’associazione che aiuta i genitori single: la storia di Martina” su Spreaker.
Il nome GENGLE nasce dall’unione delle due parole: genitori e single.
Non è un’associazione che ha una direzione centrale ma una vera e propria community nella quale chi è iscritto ed ha i requisiti indispensabili (genitore single), può partecipare e-o organizzare gli eventi.
Questa partecipazione attiva rende la struttura molto semplice e favorisce in maniera immediata la nascita di relazioni fra i partecipanti.
“Per me Gengle è stata molto utile soprattutto per questo aspetto”, esordisce Martina Ciabatti, madre vedova di tre ragazzi, il più piccolo aveva 10 anni, al momento della sua iscrizione.
“Quando ti ritrovi da sola, gli impegni settimanali sono molti. Gestire il fine settimana o le vacanze ti destabilizza un po’ – racconta a B-Hop magazine -.
Ho dovuto reinventarmi sotto tutti i punti di vista: personale, lavorativo e familiare. L’adesione a Gengle mi ha aiutata a trovare l’equilibrio sociale e la forza per rimettere ordine e ripartire”.
Martina descrive con pause brevi e voce limpida questo periodo iniziato otto anni fa, in cui ha dovuto prendere in mano le sorti della sua famiglia e ripartire.
La sua storia è costellata di sfide coraggiose affrontate con forza ed entusiasmo.
Prima traduttrice, poi gestore di “casa vacanze”, quando rimane sola non riesce a portare avanti l’attività e, complice il Covid, cerca un’alternativa nella scuola.
Riprende in mano i libri. Martina si abilita prima per la cattedra di inglese e lingue straniere e poi si specializza sul sostegno. Oggi insegna a Torbellamonaca, Roma e si dedica ai figli.
Nel racconto, spedito e dinamico, la sua voce s’incrina sul ricordo del marito Giancarlo, una persona con la quale è cresciuta in ventisei anni di matrimonio, come individuo e come coppia.
“Convivi coi tuoi limiti cercando di superarli, in una maturazione ed evoluzione reciproca che ti cambia naturalmente” dice, sorridendo.
Quando subentra una malattia fulminante, è proprio nella loro coppia e nella loro famiglia che Martina trova la forza di andare avanti.
“Nella vita devi essere sempre in movimento perché di ritorno qualcosa arriva, sempre. E’ l’immobilismo che ci uccide e ci lascia indietro”.
Ed è stato proprio durante questo processo evolutivo, dopo esser rimasta sola, che Martina ha incontrato Gengle.
Conosciuto con il passaparola, ad un anno dalla vedovanza, si iscrive al primo evento, per aprirsi e ricominciare una socialità che sembrava perduta ed impossibile.
Lei stessa inizia ad organizzare eventi semplici come una passeggiata o un gelato in compagnia, fino alle uscite più articolate come il Capodanno a Berlino.
“Sono entrata più per una necessità legata al mio figlio minore ma in realtà io stessa ne ho beneficiato facendo tante amicizie”, riflette Martina.
Per i genitori single è molto difficile compensare la perdita nel rapporto con i figli e Gengle aiuta anche in questo senso. Incontrare famiglie con figli coetanei può alleviare la mancanza, trascorrendo momenti di svago fra coetanei.


Non c’è una regola scritta ma la formula funziona anche per i genitori.
Spesso gli incontri in associazione diventano vere e proprie relazioni che aiutano, nella condivisione della condizione, a superare le difficoltà.
Martina non è nuova alle esperienze di socialità. Appena sposati, lei e suo marito hanno vissuto con un gruppo-famiglie all’interno della Comunità di Capodarco ed hanno collaborato con altre associazioni che si occupano di disabilità.
Ma l’esperienza in Gengle è differente.
“Ti iscrivi perché sei in un momento di sofferenza per la perdita di un compagno, a prescindere dalle cause, ed hai bisogno di condivisione. Strada facendo però cambi. Elabori la separazione, fai esperienze ed hai anche la possibilità di diventare tutor”, riferisce Martina.
Si sofferma a lungo sulla possibilità del tutoraggio perché
“hai ricevuto e ciò che hai ricevuto devi restituirlo, nel momento in cui hai una nuova forza e puoi aiutare a tua volta.”
“In questo momento la mia formazione è prioritaria. Mi sto preparando per il concorso nella scuola ma non escludo in futuro di potermici dedicare. Ho una forma di gratitudine verso Gengle“.
Le cose oggi sono molto diverse e la Martina di otto anni fa è cresciuta.
Il lavoro l’assorbe completamente. Ora i figli sono maggiorenni ed autonomi ma non dimentica Gengle che considera una famiglia alla quale tornare, per condividere momenti piacevoli come un cinema o una gita.
In attesa di diventare tutor, Martina dedica alla sua esperienza dei post, per aiutare le persone che stanno attraversando un calvario simile.
“Quando sono arrivata in Gengle c’è stata una signora anziana che aveva perso il marito da non molto: incontrare lei mi ha dato tanta forza.
Se ti specchi negli altri, capisci che ce la puoi fare anche tu e puoi uscirne bene.
Quando sei nel dolore e pensi di aver subito un’ingiustizia, puoi chiuderti in te stessa o essere da traino per gli altri. Io, a dispetto del mio carattere, ho scelto quest’ultima strada, grazie a Gengle“.























