di Edoardo Caruso – “Sono nata e cresciuta nei boschi d’Abruzzo e non ho mai smesso di disegnare. Trovo grande ispirazione nella natura, nella materia, nelle pagine di libri e nelle opere di altri artisti”. Così Didi Gallese, abruzzese, racconta il suo lavoro e il percorso che l’ha portata a diventare illustratrice e arteterapeuta. Laureata nel 2017 in Illustrazione a Macerata, ha poi lavorato ad alcuni progetti con case editrici. Nel 2020 si è spostata a Roma per studiare arteterapia e seguire il suo progetto di utilizzare l’arte come strumento al servizio degli altri. Ad oggi collabora con diverse realtà ed aziende che si occupano di arteterapia per bambini.
‘’Il mio primo rapporto con l’arte nasce dalla presenza di mia sorella Silvia in casa, lei è una stilista di moda, questo mi ha profondamente influenzata. La terra e il carboncino sono i miei strumenti – dice a B-Hop -. La mia più grande fonte di ispirazione sono le immagini che emergono dal mio inconscio: ho un istinto naturale nel capire quali ispirazioni seguire e quali no, lo sento a pelle’’.
‘’Per me l’immagine è un linguaggio simbolico accessibile a tutti e ne sono affascinata – prosegue -. Esso si può leggere anche in chiave archetipica, e dialogando con le immagini che emergono sotto forma di arte, si accede al contatto con le parti più profonde e nascoste di noi stessi’’.
‘’Il disegno è sempre stato il mio canale espressivo principale, e sono molto ispirata da artisti come Goya, Luis Ricardo Falero e Ana Juan, psico-illustratrice. Trovo affinità espressiva con le il rapporto che hanno gli artisti spagnoli con il concetto di Ombra – dice -. Il mio percorso è a metà tra predisposizione e coltivazione del talento. Inizialmente davanti al percorso universitario ero indecisa tra la scelta di Psicologia e Belle Arti, ma poi ha prevalso il mio amore per l’arte, anche se il mio sguardo è sempre psicologico e interessato dalla scoperta di ciò che c’è nel profondo. La mia volontà di rendere un servizio agli altri sarebbe riemersa alla fine dei miei studi, grazie alla scelta del percorso nelle Belle Arti ad indirizzo Grafica e Illustrazione a Macerata ed Arte Terapia poi, a Roma”.
Ho capito che l’arte era lo strumento attraverso cui potevo entrare a contatto con la parte più profonda delle persone, aiutando loro a conciliare il conscio e l’inconscio.


Nel mio percorso accademico mi sento di dover ringraziare il docente di psicologia dell’arte Luigi Pagliarini per le sue lezioni immersive e coinvolgenti, per avermi ispirata’’.
Come si è evoluto nel tempo il tuo lavoro? Come si conciliano i ruoli di illustratrice e arteterapeuta?
“Ho cominciato come illustratrice, evolvendo il mio amore per il disegno. Il lavoro in questo caso è un dialogo solitario con il proprio sé ed è composizione di un significato complementare e sinergico tra testo e immagine. Inizio dal disegno su supporto di carta, poi continuo con la tavoletta grafica. Mi mancava nell’illustrazione il dialogo che solo l’arteterapia sa instaurare con le persone, sentivo il bisogno viscerale di tessere qualcosa intorno a me, di risvegliare il contenuto emotivo e questo è possibile solo attraverso la relazione.
L’arteterapia invece è uno strumento di cura in cui ogni tecnica (l’acquerello, la grafite, i pastelli ecc…) è uno strumento specifico e canalizza un diverso tipo di esperienza emotiva,
stimolando i partecipanti dei gruppi in modo differente, e così lo stesso supporto. Il setting permette di andare in profondità delle cose attraverso ogni elemento e artefatto. Per condurre un laboratorio devi aver prima di tutto dialogato con te stesso e con le tue immagini inconsce per saper riconoscere le dinamiche che verranno fuori. La buona conduzione del gruppo è la parte più importante di ogni laboratorio. C’è poi l’immersione espressiva nel tema affrontato, dove vengono fuori le emozioni di tutti e la verbalizzazione finale, la trasformazione verbale di un contenuto esplosivo, e spesso mal gestito: le emozioni”.
Su cosa si lavora nei laboratori? Quali benefici per le persone?
“L’arteterapia mette le persone e le loro risorse al centro, facendole stare nel presente e migliorando la gestione emotiva e l’autostima, permettendo anche di rivalutare le proprie abilità e la propria storia. I laboratori che conduco ruotano attorno ad una tematica e all’emersione di un’emozione sulla quale tutto il gruppo si ritrova a lavorare. I laboratori si chiudono sempre con una lettura condivisa dal gruppo, sullo stadio di sviluppo della loro interiorità”.
Un laboratorio o progetto che è stato particolarmente importante per te?
‘’Un progetto importate per me è stato “Goliarde”, una serie di laboratori che avevano l’obiettivo di dare un volto e un’identità visiva alla Casa delle Donne nella Marsica di Avezzano (AQ), finanziato dalla Cooperativa Be Free di Roma. La mia arte ha incontrato molte storie di donne vittime di violenza, che ho trasformato con sensibilità e amore, insieme alle partecipanti del laboratorio, sulle pareti della Casa. Con questo progetto sono stata vincitrice del I premio nella sezione progetti di ArteTerapia VIII Edizione del Premio Arte che Cura dell’Accademia Imago di Napoli’’.
Cosa stai facendo attualmente?
‘’Attualmente faccio diverse cose nei contasti di cura. Mi occupo di Tiflodidattica, per bambini ipovedenti e non vedenti, con la fondazione ConTatto di Roma, a domicilio e nelle scuole; sono poi illustratrice editoriale e art director presso una casa editrice di Napoli.
Nel futuro come ti vedi?
‘’Nel futuro, speriamo prossimo, mi piacerebbe avere una mia casa – atelier, un luogo di incontro dove lasciar fluire idee ed emozioni, un luogo pieno di colori dove tenere laboratori, una mia radice, dove esprimersi liberamente, e sperimentare insieme con chi vorrà’’.
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