di Roberta Tito – Ama farsi chiamare la Rosa di Gerico. Questa è la storia straordinaria di Rosa, una donna ex alcolista e senza tetto, una testimonianza di straordinaria di resilienza. Questo appellativo le è stato dato durante il suo percorso all’interno dell’Ostello della Caritas di Roma. Insieme agli operatori, ha affrontato l’inferno della dipendenza. “La Rosa di Gerico” è un nome che evoca immagini di forza e rinascita. “Mi è stato dato quando sono entrata dall’ostello della Caritas”, spiega: “Mi dissero che era un bel nome e che mi rappresentava. Sono una rosa, in me c’è una forza simile a quella di questa pianta”.
Il percorso di Rosa con l’alcol infatti è iniziato tragicamente presto.
“Essendo figlia adottiva mi ponevo tante domande su chi fossi e da dove venissi. L’alcol mi aiutava a non pensare troppo e, all’inizio, mi piaceva”, ricorda.
A dodici anni, Rosa beveva già regolarmente. “Mi aiutava a non sentire me stessa e soprattutto a non pormi troppe domande esistenziali. Mi sentivo bene, o almeno così pensavo”, racconta con un’aria di tristezza. La strada per la sobrietà è stata lunga e difficile. “Sono stata alcolizzata per molti anni, fino a sette anni fa. Ero arrivata a un punto in cui la mia vita era completamente distrutta”.
La svolta verso la libertà dall’alcol però è arrivata con una diagnosi medica devastante.


“La diagnosi di sclerosi multipla è stata paradossalmente la mia salvezza. È stato un duro colpo, ma in un certo senso mi ha liberata dalla prigionia dell’alcol. Ho capito che dovevo smettere di bere se volevo sopravvivere e affrontare la malattia.” Sette anni fa, Rosa si è ritrovata a Roma, completamente sola e senza nulla.
“Sono entrata all’ostello con i piedi bruciati, a furia di stare per strada, ero fisicamente e mentalmente a pezzi,”
racconta. All’ostello della Caritas di Roma, Rosa ha trovato il supporto necessario per ricostruire la sua vita.


“All’ostello – prosegue – c’è una grande umanità ci sono persone alle quali sarò sempre grata. Sono state un supporto e un punto di partenza per costruire la mia vita. Adesso sono sette anni che non bevo più. Ho ricominciato a vivere, a lottare ogni giorno, anche se non è facile.
Oggi vivo in un regime di semi autonomia dentro un appartamento che condivido con un’altra persona”.
Il messaggio di Rosa per chiunque stia affrontando una dipendenza è chiaro e potente:
“Per vincere la dipendenza bisogna farsi aiutare, non si va da nessuna parte da soli. Serve supporto, amore e aiuto professionale e medico.
Non abbiate paura di chiedere aiuto è il primo passo verso la libertà“. E mentre lo dice dai suoi occhi si intravede uno sguardo di vittoria e consapevolezza, riflesso del suo incredibile viaggio di rinascita.
“Adesso – prosegue – vorrei un lavoro. Ho bisogno di un’opportunità per essere indipendente e ricostruire davvero la mia vita. Ho tante capacità e sono pronta a mettermi in gioco. Chiunque possa offrirmi una possibilità, non esiti a contattarmi, anche attraverso il vostro giornale”.
“Mi piacerebbe lavorare in un ristorante, specialmente in cucina”:
lo dice con un sorriso che riflette determinazione e speranza. “Ho ancora braccia forti pronte a mettersi al lavoro e a dimostrare il mio valore.”
La sua storia, iniziata in un contesto di difficoltà e disperazione, si è trasformata in un esempio di come la forza d’animo e il supporto possono cambiare una vita.
Ora la Rosa di Gerico cerca un’opportunità per costruire un futuro stabile e indipendente, mettendo a frutto le capacità e la voglia di fare che l’hanno sempre caratterizzata. La Rosa di Gerico, la pianta che si risveglia anche dopo i periodi più aridi.





















