di Mariele Scifo – Alice Valenti è una talentuosa artista siciliana, custode di un’arte antica, emblema del patrimonio storico e folkloristico dell’isola: l’arte pittorico-decorativa del carretto siciliano.
La sua storia inizia quando Alice Valenti, dopo aver conseguito la laura in Conservazione dei Beni Culturali, a Pisa, rientra temporaneamente a Catania. “Quando sono rientrata volevo fare qualcosa di pratico, lavorare con le mani, perchè i miei studi, che mi sono stati comunque molto utili, erano tutti teorici”, racconta a B-Hop magazine.
Così Alice inizia a sondare il terreno facendo diversi laboratori: ceramica, oreficeria, porcellana, ecc..,per capire cosa le si addicesse di più, per “capire cosa volevo fare”. Poi, un giorno, trova a casa dei suoi un libro sul carro siciliano e nel leggerlo
scopre tra i nomi dei vari artisti che erano citati, anche il nome del nonno.
“Sfogliandolo, leggo tra i vari artisti che vi erano annoverati anche il nome di mio nonno, che era un falegname di Scordia, venuto a mancare quando io avevo cinque anni e di cui ho dei ricordi un po’ vaghi. Sapevo che era un falegname, ma non sapevo che era proprio un costruttore di carri”. E’ in questa occasione che, possiamo dire, il destino di Alice si compie.
“Trovandomi tra le mani un libro così bello, mi sono approcciata per la prima volta a questo elemento così caratteristico del nostro folklore,
che in realtà non avevo mai avuto modo né di approfondire, né di apprezzare come vero oggetto d’arte quale, invece, è”.


Alice si incuriosisce e parlando col padre a riguardo, viene anche a sapere che il maestro Domenico di Mauro (artista e pittore del carretto siciliano) all’epoca 87enne, quando era giovane dipingeva proprio i carretti che costruiva suo nonno.
” Mio padre mi racconta che il maestro era ancora vivo e ancora in attività – dice l’artista- così, incuriosita, decido di andare a trovarlo e con mia grande sorpresa trovo questa bottega meravigliosa, con i carretti smontati pronti per il decoro, completamente vuota, senza giovani.
questa cosa mi ha stupito molto, un pezzo d’arte così complesso, così affascinante, tenuto in vita da ultra ottantenni…ho capito subito che si trattava di un luogo carico di storia, simbolo di un passato che ormai non c’era più. Io ce l’avevo lì sotto gli occhi e non volevo più lasciarmelo scappare”.
Così Alice ritorna in bottega, dapprima solo per guardare, poi provare. Nel corso del tempo inizia a contribuire attivamente al lavoro della bottega, a formarsi, svolgendo un apprendistato della durata di cinque anni.


L’inizio di un percorso artistico che le da modo di approfondire i diversi aspetti dell‘arte popolare siciliana come l’opera dei pupi, gli ex voto, i manifesti dei cantastorie e che la porta, in tempi più recenti, al Cantiere Navale Rodolico e all’arte dei maestri d’ascia di Acitrezza.
La storia del Cantiere Navale (presente nel territorio già a partire del 1800) è profondamente radicata nel territorio siciliano; così come il carretto è legato alla terra, la costruzione e la decorazione delle barche è legata al mare, alla storia antica dell’isola, al viaggio di Ulisse, ai Malavoglia. Così come i carri, anche le barche sono state dei mezzi di trasporto fondamentali per la storia economica e lo sviluppo sociale della Sicilia.
L’arte dei maestri d’ascia è un mestiere antico, carico di significato, radicato nel patrimonio identitario e culturale isolano.
“E’ nata questa sorta di alleanza, anche perché i maestri d’ascia di trovavano in difficoltà visto che il loro lavoro era fortemente diminuito e il cantiere rischiava di essere chiuso dall’amministrazione locale per questioni burocratiche e vari interessi in gioco. Così ho voluto partecipare attivamente e dare il mio contributo alla diffusione della conoscenza riguardo il cantiere e la sua salvaguardia”.


Ad oggi il Cantiere Navale Rodolico è diventato un luogo di cultura, un laboratorio all’aperto che racconta l’arte dei maestri d’ascia e che accoglie e coinvolge la comunità locale, così come turisti e scolaresche, in attività ed eventi, volti proprio alla conoscenza e alla tutela del luogo e delle sue radici centenarie.
“Io mi sono interessata all’aspetto decorativo e iconografico di queste barche”.
Nella sua arte e nelle sue opere, Alice Valenti mescola e collega tra loro tradizione e modernità. Arricchisce e adatta gli elementi tipici dell’arte popolare siciliana ai nostri tempi, attribuendo ad essi nuovi significati e definizioni.
“Sono abbastanza eclettica come personalità – continua -, mi piace sperimentare. Nel corso della mia vita ho provato tanti tipi di tecniche, mi sono lasciata suggestionare parecchio dalle cose che ho visto. E mi piace viaggiare su questo doppio binario. Ho avuto la possibilità e la voglia di approfondire la tradizione che secondo me è la conditio sine qua non per poi attuare un momento di interpretazione personale, per calare questa tradizione in un tempo presente”.


Alice ha collaborato con importanti professionisti e aziende di settore, per la realizzazione di etichette e pubblicità. Fa parte, inoltre, del collettivo artistico “Male Tinte”, voluto e istituito dall’attrice Lydia Giordano per commemorare la madre, la famosa attrice siciliana Mariella Lo Giudice.
“Lydia ha chiesto ad alcune illustratrici, pittrici, artiste di varia estrazione di unirci insieme per la realizzazione di un murales in omaggio alla madre. L’opera si trova adesso fuori dal Teatro Stabile di Catania”, conclude.
Da qui l’inizio di una collaborazione tutta la femminile per promuovere diversi eventi e progetti, anche di rigenerazione urbana, attraverso l’arte.
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