di Vincenzo Sorrentino – Sono almeno 10.037 in Italia le persone senza fissa dimora con almeno 18 anni di età. Di questi, 5.563 persone (55,4%) sono ospitate nelle strutture di accoglienza notturna e 4.474 persone (44,6%) in strada. E’ uno dei dati che emerge dalla “Rilevazione delle Persone Senza Dimora nei 14 Comuni delle Aree Metropolitane d’Italia compiuta nel mese di gennaio 2026 da ISTAT, su iniziativa e richiesta della Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (fio.PSD).
L’obiettivo principale era conoscere meglio il fenomeno della grave emarginazione adulta, raccogliere dati utili e migliorare le politiche e i servizi dedicati alle persone che vivono in strada.


La rilevazione – presentata ieri a Roma – è stata fatta nella stessa notte, il 26 gennaio, in tutti i 14 comuni interessati: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, Cagliari.
Un progetto nazionale, tante città coinvolte, una sola notte per fare la differenza.
Il progetto si è avvalso della collaborazione di istituzioni, enti locali, ecc. ma, soprattutto, del coinvolgimento di tantissimi volontari che, insieme ad operatori esperti, sono andati in giro nei diversi quartieri delle 14 città per incontrare le persone che non dispongono di un alloggio stabile e sicuro.
Questi dati sono stati integrati con quelli forniti dalle strutture che ospitano persone senza dimora, il cui perimetro è stato circoscritto alle strutture emergenziali di primo livello, cioè a quelle che accolgono persone che, prima di essere ospitate, dormivano in strada o in sistemazioni di fortuna.
E’ stata la prima volta, pertanto, che si è fatto un conteggio diretto delle persone senza fissa dimora a differenza delle precedenti rilevazioni ISTAT che si basavano, invece, sulla stima delle persone che utilizzavano servizi mensa e di accoglienza offerti dai diversi enti. Inoltre, questa nuova Rilevazione non è stata solo finalizzata a contare, ma anche a conoscere, ascoltare e comprendere, la realtà e le situazioni di vita specifiche delle persone che vivono per strada, perché dietro ogni persona c’è una storia di fragilità e dietro ogni storia può esserci una possibile soluzione al problema che l’ha determinata.


Un primo importante risultato di tale indagine è stata proprio la consapevolezza che i tanti volontari hanno acquisito del problema del “vivere in strada”, per molti una prima esperienza di vicinanza a persone fragili che ha consentito di superare preconcetti. La maggior parte dei volontari si è detto, infatti, molto soddisfatto e gratificato dell’esperienza fatta.
I principali risultati
Roma presenta il numero più alto (2.621 persone, di cui 1.299 in strada), seguita da Milano (1.641, di cui 601 in strada), Torino (1.036, di cui 372 in strada) e Napoli (1.029, di cui 566 in strada). Reggio Calabria, invece, registra la minore presenza di persone senza dimora (31 persone, 14 in strada); seguita da Messina (129 persone, 25 in strada) e Catania (218 persone, 78 in strada).
Le donne sono una minoranza con una percentuale che oscilla tra il 12% circa per le persone che vivono in strada ed il 21,4% per quelle che vivono in struttura, mentre le persone di nazionalità straniera sono oltre i due terzi sia tra quelle ospitate in strutture che tra quelle che vivono in strada.
La provenienza degli stranieri ricalca quella dei permessi di soggiorno: ad esempio, marocchini, romeni ed egiziani sono più diffusi a Milano; romeni e polacchi a Roma, somali e nigeriani soprattutto nelle città del Nord.
Alcune eccezioni rilevanti riguardano la Cina, il Bangladesh, lo Sri Lanka e le Filippine: nonostante in alcuni comuni la presenza di persone provenienti da questi Paesi sia rilevante, tra i senza dimora risulta praticamente assente; anche per i peruviani la presenza tra i senza dimora è decisamente più bassa di quella riscontrata nella popolazione.


Per quanto riguarda l’età, i ragazzi tra i 18 e i 30 anni sono il 15,3% degli ospiti delle strutture, le persone tra i 31 ai 60 anni il 61,3% (3.413), mentre gli ultrasessantenni il 23,4% (1.299). Meno facile è stato calcolare l’età delle persone che vivono per strada per le quali, comunque, si registra una percentuale decisamente bassa (10,6%) di ultra sessantenni.
La maggior parte delle persone che vivono in strada sono concentrate nei centri storici mentre sono molto marginali le presenze in zone periferiche o residenziali. Quasi la metà di queste persone si arrangia in spazi pubblici privi di qualsiasi riparo: giacigli di fortuna collocati direttamente su strada, in aree verdi o, in misura minore, in parcheggi. Un ulteriore 36,5% è stato rilevato in spazi urbani riparati, portici o sottopassi di ferrovie/ponti, mentre risultano residuali le presenze all’interno di strutture commerciali, edifici pubblici, ospedali o edifici abbandonati.
Quasi una persona senza dimora su 10 ha una sistemazione presso stazioni o terminal di trasporto (9,3 per cento), una su 20 in tende o auto (5,5 per cento). Nel complesso, dunque, la sistemazione in spazi pubblici aperti è quella più diffusa.
L’indagine riporta molti altri dati di dettaglio per ciascuna delle 14 città metropolitane considerate, così come analisi e informazioni sulle strutture di accoglienza. Ma, al di là dei dati quantitativi, sarà molto interessante leggere ed analizzare le informazioni raccolte nei colloqui che i rilevatori hanno avuto con un campione delle persone che vivono in strada per conoscere i motivi per cui si sono trovati in queste condizioni.
Questa parte della ricerca verrà resa nota successivamente ma è stato anticipato che in molti casi si tratta di
persone che vengono da storie del tutto normali, che per un solo evento particolarmente critico, a volte anche del tutto involontario ed inaspettato, sono stati costretti ad un radicale cambiamento dello stile di vita.
Questa seconda parte della ricerca, più di tipo qualitativo, consentirà di acquisire dati e informazioni che potranno risultare utilissime per affrontare in maniera mirata i fenomeni della grave marginalità adulta in modo da consentire a questo segmento “invisibile” di umanità di avere un pò di luce.
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