di Margherita Vetrano – “La trama è un pretesto letterario, uno stereotipo nazional-popolare facilmente trascrivibile come narrazione ma ciò che mi interessava è raccontare il mondo letterario e il suo sottobosco”. A parlare è Valerio Carbone, presentando il suo ultimo romanzo Nuovi Sperduti (edizioni Efesto).
Ascolta “Nuovi sperduti, l’ultimo romanzo di Valerio Carbone” su Spreaker.
Profondo conoscitore del mondo letterario romano degli ultimi anni, Carbone desidera raccontare non solo una realtà ma anche le tensioni, vicissitudini, illusioni e sogni di un’epoca.
Il romanzo racconta dell’illusione generazionale in cui molti vogliono fare qualcosa di grande, vivere il tempo, scrivere e raccontare.
Attraverso il suo personale punto di vista e il suo vissuto, descrive la sua esperienza ma anche di quella di tanti altri che condividono il suo sentire.
“Ho voluto dare una coloritura a quello che può essere l’universo Millennial, descrivendo la mia generazione”, dice a B-Hop.


Nella pletora di personaggi del libro, in ognuno di loro, è ben visibile un tratto dell’autore, del suo vissuto letterario ma ogni personaggio è anche unico e ben caratterizzato.
Il libro è una dichiarazione d’amore alla parola scritta, alla letteratura e al dialogo tra scrittori.
Il suo protagonista, Banana, rispecchia l’incarnato dell’autore che si esprime attraverso di lui. A fargli da contraltare Lanterna, il suo mentore che, come il portatore di luce in Guernica gli traccia il sentiero. Un prima e un dopo l’esperienza letteraria di Valerio Carbone che prende vita nei suoi personaggi ma anche la narrazione di tanti spaccati di vissuto che raccontano altre vite.
La storia ruota intorno al progetto di furto della Gioconda ma racconta un dialogo letterario tra gli autori. Il tema non è centrale ma un pretesto per raccontare un vissuto.
Ciò che colpisce, più che la trama, è il modo di narrare e la metodologia di scrittura. Tema principale infatti è la l’amore per la scrittura, per la città di Roma e alcuni autori come Jack Kerouack, John Fante, ispirazione della generazione narrata.
La storia si sviluppa attraverso una prospettiva generazionale; lo stile richiama alcuni canoni diretti ma condivisi, affinché il libro sia per tutti.
“Mi interessa raccontare incontri e scontri dei personaggi per approfondire e presentare una generazione, la mia”, precisa.


Il tema della Gioconda è emblematico della scelta artistica e culturale che coinvolge il popolo italiano quanto quello francese. E’ un simbolo di mistero ma anche un potente attraente stilistico che unisce il personaggio parigino con lo scenario letterario romano, diversi aspetti del trascorso di Carbone, letterato per passione e parigino d’adozione.
Il concetto di scrittore come ideal-tipo, al di fuori di contesti sociali o professionali, la facoltà di osservare e descrivere è un’indole che ha assunto e coltivato. Il suo essere scrittore, descrittore della realtà, lo spinge attraverso la passione a narrare un vissuto generazionale a diversi livelli di profondità.
“La scrittura di questo libro è stata un’esperienza catartica. Non mi sono arrovellato più di tanto benché la scrittura sia durata quattro anni ma l’ho fatto in estrema libertà – ricorda -. Non l’ho ritoccato più di tanto, rispetto alla prima stesura. E l’ho revisionato io stesso”.
Questa spontaneità nel linguaggio e nella trascrizione, dettati anche dalla maturità, sono mossi dall’assecondare una necessità di grande libertà.
“Ho provato un grande divertimento nello scrivere liberamente il mio sentire. E’ una profonda immersione nella scrittura ma anche nella lettura. Realizzare questo libro è stato liberatorio!”.
Una sensazione così intensa ed un risultato così rispondente, sono frutto degli ultimi quattro anni in cui ha potuto sperimentare la libertà di scrivere a prescindere dai referenti. Anni in cui ha concluso la sua esperienza editoriale (editore della casa editrice Haiku) e si è potuto liberare dalla necessità di riferire a progetti editoriali altrui.
Ha potuto assaporare il piacere della libertà dalle responsabilità verso altri e liberare il suo tempo richiesto dalla scrittura imposta.
“Per me la bellezza è l’esperienza e il punto di contatto con l’altro. Nel mio libro c’è chi passa, chi progetta e chi arriva ma il punto nevralgico resta sempre la condivisione dell’esperienza in amicizia oppure no. L’arte o la scrittura se non condivise restano fini a sé stesse”.
Nuovi Sperduti è un omaggio letterario alla Generazione perduta di Ernest Hemingway che, come gli autori suoi coetanei, è stato punto di riferimento generazionale. Sperduti perché questa generazione non ha più grandi punti di riferimento, religiosi o politici e vive una realtà caotica e sfumata.
Una grande libertà ma anche un grande disorientamento.
Sotto l’aspetto narrativo, un parigino a Roma vive lo smarrimento. Banana cammina e durante il suo percorso rimanda delle riflessioni universali. E’ un protagonista che ritorna come un fil rouge dalla precedente pubblicazione del romanzo “Una messa in scena posticcia“, come un amico ritrovato. Come un discorso mai interrotto, nel tempo.
“Roma è una città che ti fa sentire gettato. E’ una cosa bella ma è anche una sensazione alla quale doversi abituare – riflette Carbone -. Parigi ti macina perché è veloce ma una volta che ci entri dentro, puoi controllarne le dinamiche. Roma no. E’ molto sfuggente e dispersiva. Habitat perfetto per i personaggi nuovi sperduti“, conclude.
I suoi progetti futuri lo vedono impegnato nella promozione di quest’ultima opera, apripista anche per il recupero delle pregresse. Sempre nell’ottica di libertà ritrovata, relegate in precedenza a risonanza più silente.
Dopo la presentazione romana a San Lorenzo, ad aprile, e sporadici altri eventi, al momento l’autore è impegnato con i firmacopie in varie parti d’Italia.
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