di Daniele Poto – Occorre un manuale d’uso per vivere il Giubileo differentemente dai pellegrini. Due popolazioni a confronto: una tradizionale composta da tre milioni di abitanti (romani) in una metropoli che vanta una superficie sette volte più vasta di quella di Parigi; dall’altra un universo prevedibile di 35 milioni di visitatori religiosi e non, sparpagliati in arrivo per i 365 giorni dell’anno.
Nel bilancio finale non vorremo ammettere che la Roma del 1300 (primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII), un borgo di 20.000 abitanti gestì meglio l’evento, pur essendo alle prese con venti milioni di pellegrini, di quanto si sarà riuscito a fare nel 2025.
Si sa che con il rush finale Roma Capitale ha cercato di sopperire ai tradizionali ritardi nella chiusura dei cantieri. A tutto settembre ne erano stati chiusi solo 4, una percentuale risibile rispetto a quanto preventivato.
Il sindaco Gualtieri se l’è cavata aggiornando sempre il crono-programma, in pratica dando per scontate anomalie e ritardi. Si è fatto quasi un miracolo a inaugurare il 23 dicembre scorso il sottopasso di Piazza Pia. E gli altri progressi, il taglio dei nastri, in ordine sparso, a Giubileo iniziato, con l’apertura della Porta Santa di San Pietro.
Dunque il nuovo restyling di Piazza Risorgimento, anello di passaggio per Città del Vaticano, il sagrato di Piazza San Giovanni, l’allestimento funzionale della Stazione Termini dove si affastellano i clienti di treni in ritardo.
Sistemazioni urbanistiche che non convincono tutti per le abbondanti gittate di cemento che sanno di desertificazione.
Il criterio ispiratore è stato lo stesso che ha guidato la riconversione di Piazza San Silvestro ovvero isole pedonali di passaggio e non di sosta. Tasselli funzionali non esteticamente abitativi, forse anche per criteri di sicurezza.
Tra l’altro questa ristrutturazione ha copiosamente diminuito le possibilità di parcheggio in una città dove ogni famiglia mediamente dispone di un auto e mezzo per le proprie esigenze.
Comunque Roma cercherà di fare bella figura di fronte al mondo anche se molte opzioni sono state rinviate al 2026, rendendo evidenti i ritardi, con l’ovvio desiderio di sfruttare la disponibilità economica del PNRR.
I problemi sul tappeto sono evidenti. Bisogna contenere il desiderio di sfruttamento commerciale dell’evento limitando la diffusione a macchia di leopardo delle bancarelle, contenere l’aumento dei prezzi di bar, ristoranti, alberghi (di qui il paniere per la pasta alla carbonara, non può costare più di 12 euro, a noi sembra comunque tanto!).
Comunque è la stessa autorevole presenza di Papa Francesco che sostiene e irrora il Giubileo 2025. Chi l’avrebbe mai pronosticato che l’apertura di una seconda Porta Santa avrebbe avuto come scenario il carcere di Rebibbia?
Al pontefice interessa che ai detenuti venga data una seconda chance e che la reclusione non diventi un fine vita creando spunti e motivazioni per l’abbondante messe di suicidii conteggiati dalle cronache. Un’altra problematicità è la diffusione incontrollata di B&B acchiappa stranieri. Sul fronte abitativo, all’interno di quella irrisolta enorme bolla speculativa del mercato immobiliare, il Comune ha deciso di mettere il piede sul freno alla voce “sfratti”. Quieta non movere in un momento di grande turbolenza per la crisi degli alloggi.
Sarà un Giubileo come Cristo comanda? Si sa che in questi casi i comportamenti degli uomini non sono sempre mossi da una compassione “divina.
E’ il Giubileo della speranza. In capo a due settimane di evento sono stati più di mezzo milione i fedeli che hanno varcato la Porta Santa di San Pietro. Roma ha ancora un accattivante brand turistico. E spesso le se si perdona tutto: il traffico, la scarsa pulizia, la cattiva manutenzione delle sue bellezze.
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