di Amato Orecchini – Dopo Hamas anche il governo israeliano ha accettato la tregua a Gaza: presto sarà completato il ritiro delle truppe dal territorio palestinese
Dopo la notizia del possibile accordo, da Gaza, dalla Palestina e dalla “piazza degli ostaggi” di Tel Aviv ci sono stati continui e incessanti canti di gioia per l’intesa raggiunta, che con un sospiro di sollievo ha liberato improvvisamente la coscienza della società democratica, per troppo tempo offuscata dalle atrocità di questa fatale carneficina, ad opera del criminale governo del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
La legge interiore, la sensibilità, l’umanità delle donne e degli uomini di tutto il mondo libero, più volte messa da parte per il mancato rispetto del diritto internazionale, hanno indicato continuamente la strada maestra da percorrere per raggiungere il presupposto fondamentale affinché tali infamie e nefandezze non accadano: il riconoscimento del concetto dei due stati e due popoli, quello palestinese e quello israeliano.
Mentre la diplomazia nazionale, seppur contribuendo da un punto di vista umanitario, è rimasta a guardare, le grandi e continue manifestazioni popolari in Italia e in tutto il mondo, i ripetuti tentativi di rompere il blocco navale imposto con la forza da Israele in acque internazionali, la pressione esercitata dalla maggior parte degli Stati europei con il riconoscimento della Palestina, e certamente la scaltrezza del Presidente USA Donald Trump, hanno portato ad un primo significativo passo in avanti nell’ambito del più complesso piano di pace.
Rimangono tuttavia alcune importanti problematiche sul piatto della bilancia relative al futuro del popolo e dello stato palestinese, ed alla tenuta generale dell’accordo che dovranno essere risolte per il raggiungimento di una pace duratura: la necessità di inserire nel processo di pacificazione e nella ricostruzione di Gaza il popolo palestinese, secondo il principio dell’autodeterminazione dei popoli, al momento incredibilmente escluso; il ruolo di Hamas nel nuovo corso politico ed il suo disarmo. Dopo 22 mesi di conflitto il gruppo terrorista ha sì perso la sua capacità militare ma è sopravvissuto, riuscendo ad ottenere il rilascio dei prigionieri e riportando al centro dell’attenzione mondiale il problema palestinese.
Il prossimo lunedì è il termine ultimo per il rilascio dei 48 ostaggi israeliani, vivi e morti da parte di Hamas e del rilascio dei 1950 prigionieri palestinesi dalle carceri israeliane.
Non ci resta che aspettare sperando che questa volta sia quella buona per il domani del popolo palestinese,
oltremodo martoriato, e più in generale per la necessità di pace in quell’angolo del Medio Oriente troppo spesso oggetto di odio e prevaricazione del più forte sul più debole.
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