di Roberta Tito – Oggi come ieri bastano pochi click per distruggere un’immagine, proprio come un tempo bastavano i fischi di un’arena. Il consenso popolare è uno dei motori più potenti della politica, sia nell’antichità che nel mondo moderno. La sua forma e i mezzi con cui viene espresso sono cambiati radicalmente, ma il principio di fondo resta invariato: il popolo ha sempre avuto il potere di influenzare le decisioni dei governanti, anche se, nel corso dei secoli, la sua voce è stata spesso filtrata o manipolata.
Un esempio emblematico di come il consenso venisse cercato nell’antica Roma è il Colosseo, il grande anfiteatro dove si svolgevano i celebri giochi gladiatori. Questi eventi non erano solo una forma di intrattenimento per la plebe, ma anche un modo per gli imperatori e i senatori di guadagnare popolarità e di consolidare il loro potere. Il popolo, infatti, esprimeva il suo giudizio con applausi o fischi, ed era in grado di indirizzare la carriera di un politico, o persino di un imperatore, a seconda della sua approvazione o disapprovazione.
Un esempio storico particolarmente significativo di come il consenso popolare abbia determinato il destino di un individuo in un contesto di potere si può trovare nel processo che portò alla crocifissione di Gesù. Ponzio Pilato, governatore romano della Giudea, si trovò a dover prendere una decisione difficile, in cui il suo potere di scelta si scontrò con la pressione della folla.


Secondo i Vangeli, Pilato cercò inizialmente di liberare Gesù, ritenendolo innocente, ma fu infine costretto a cedere alla richiesta della folla, che, incitata dai capi religiosi, chiese la sua condanna a morte. Pilato, pur avendo il potere di decidere, preferì non scontrarsi con il volere popolare, evitando così una possibile rivolta. La folla, esprimendo la sua volontà, ha determinato il destino di Gesù, così
come oggi il consenso pubblico può influenzare le sorti di leader politici e personaggi pubblici.
Come nelle arene romane, il popolo ha sempre avuto il potere di plasmare la storia, sia attraverso l’approvazione che attraverso la condanna.
Oggi, il meccanismo si è evoluto, ma il cuore della questione è rimasto lo stesso. Bastano pochi click un pollice verso oppure un pollice inverso per distruggere un’immagine.
Il televoto e i like sui social media sono diventati i nuovi strumenti attraverso i quali il popolo esprime il proprio consenso.
Chi desidera ottenere il favore della gente si rivolge a piattaforme come Instagram, X o Facebook, cercando di conquistare un numero sempre maggiore di “mi piace” per legittimare la propria posizione o la propria causa. A livello politico, il televoto nelle trasmissioni televisive e nei reality show diventa una sorta di riflesso della volontà popolare, immediato e visibile a tutti. Ogni “like” o “dislike” diventa un segno tangibile della percezione che il pubblico ha di una figura, un progetto o una proposta.
Tuttavia, il paragone tra il consenso antico e quello moderno non si ferma qui. Oggi, come allora, il dissenso può essere altrettanto forte e immediato. Gli haters sui social, ad esempio, rappresentano una forma di opposizione popolare che trova la sua espressione nei commenti negativi, nelle critiche feroci e, talvolta, nell’isolamento pubblico di chi è considerato fuori dalla norma o impopolare. Così come nell’antica Roma i fischi della plebe potevano rovinare la reputazione di un politico o di un imperatore, oggi un’ondata di odio online può avere purtroppo lo stesso effetto distruttivo.
In sostanza, la modernità non ha inventato nulla di veramente nuovo. Sebbene le modalità di espressione siano cambiate – da fischi e applausi nelle piazze romane a post e tweet nelle piazze virtuali – la logica rimane la stessa.
Il popolo, ieri come oggi, è una forza capace di influenzare profondamente la politica e la cultura, sia attraverso il consenso che attraverso il dissenso. Il televoto, i like, ma anche le polemiche online, sono le nuove versioni del “panem et circenses” romani: strumenti per mantenere o perdere il favore della gente.
E quindi, in fondo, la modernità non è sempre così originale. È solo una ripetizione, amplificata dalla tecnologia, di un meccanismo antico quanto il potere stesso.
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