di Alessia Liga* – Viviamo un tempo controverso: il progresso tecnologico aumenta mentre diminuisce il senso di sicurezza in un mondo ferito da conflitti bellici, crisi climatiche, scandali e crisi delle democrazie.
Eppure… “Eppure il vento soffia ancora” cantava Pierangelo Bertoli.
E proprio per questo soffio, nonostante tutto, c’è chi continua a credere che sia ancora possibile porre il benessere biopsicosocio-ambientale come obiettivo fondamentale e universale da perseguire, e che la ricerca della felicità sia l’atto di resistenza necessario per poterlo raggiungere.
In passato grandi pensatori hanno tracciato la strada verso la ricerca del benessere più profondo e autentico proprio nel pieno di momenti critici.
Pensiamo a Epitteto che praticò la filosofia stoica partendo dalla condizione di schiavo e ad Aristotele che ci ricorda che l’eudaimonia è un esercizio di autorealizzazione che non può essere compromesso neanche dal crollo dei sistemi politici. Ma anche a Severino Boezio che nelle sue prigioni afferma che siamo liberi finché la nostra ragione resta ancorata ai nostri valori interni ed a ciò che è eterno. O Viktor Frankl, che tra i reticolati di Auschwitz comprese che l’ultima libertà umana è proprio la capacità di scegliere il proprio atteggiamento di fronte a qualunque avversità.
Questi grandi pensatori ci insegnano che la felicità non risiede in ciò che accade nel mondo, ma nel nostro sguardo.
In effetti diversi studi di Psicologia hanno dimostrato che la formula della felicità si basa fondamentalmente su tre fattori:
- Set Point cerebrale: La predisposizione genetica (50%);
- Condizioni di vita: Le variabili ambientali e demografiche come Salute fisica, Reddito, Stato Civile e Relazioni Stabili, Ambiente Geografico e Clima, Spiritualità e Religione (10%);
- Attività Volontarie: Le scelte consapevoli che facciamo e le abitudini che coltiviamo (40%)


spesso l’area in cui investiamo il 90% delle nostre energie.
Eppure la vera differenza non la fa ciò che ci circonda, ma come ci muoviamo all’interno di quelle condizioni.
Sebbene bisogna considerare una serie di condizionamenti su cui non possiamo agire, abbiamo
comunque un enorme 40% di margine di manovra basato proprio sulle nostre azioni, le nostre
scelte e i nostri atteggiamenti.
È una percentuale molto più alta di quanto la maggior parte delle persone creda! Allora proviamo ad onorare questa possibilità, già oggi.
La felicità non si rimanda.
I primi sei passi verso la felicità
- Focalizza le energie su ciò che può cambiare: le reazioni, le abitudini, i pensieri. Smetti di
lottare contro ciò che è fuori dal tuo controllo! - Riduci gli stimoli, scegli la qualità: In un mondo che iper-stimola, proteggere la mente
significa smettere di consumare esperienze e iniziare ad abitarle. Meno distrazioni, più
dedizione a ciò che nutre il tuo scopo! - Proteggiti dalle trappole esterne: Disinnesca la rincorsa a beni materiali e consensi
digitali. La mente si abitua presto a ciò che possediamo, e i social trasformano la vita in una
performance spesso futile. La felicità più autentica non ha bisogno di essere esibita per
esistere! - Sii autentico/a: Come insegnava Gandhi, “La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e
ciò che fai sono in armonia”. Lavorare sull’integrazione delle differenti parti di sé significa
riconoscersi e accettare i propri limiti insieme ai propri pregi. - Investi in relazioni autentiche: La felicità è un progetto corale. Dedica tempo di qualità ai
legami affettivi. - Nutri la gratitudine e il “qui e ora”: Allena lo sguardo a scorgere ciò che c’è di buono nel presente e sii grato/a.


La felicità è un atto politico!
Scegliere di essere felici non significa negare il dolore del mondo, ma decidere di non lasciarsi spegnere da esso. D’altronde, mantenere vivo l’impegno a trovare bellezza e scopo nonostante tutto è ciò che permette alle comunità di sopravvivere ai regimi, alle crisi e alle guerre senza perdere l’umanità.
“Così copriranno di fango persino i pianeti
Vorranno inquinare le stelle, la guerra tra i soli
I crimini contro la vita li chiamano errori
…
Eppure sfiora le campagne
Accarezza sui fianchi le montagne
E scompiglia le donne fra i capelli
Corre a gara in volo con gli uccelli
Eppure il vento soffia ancora!”
* Psicologa e specializzanda in Psicologia della Salute, Università La Sapienza, Roma.
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