di Agnese Malatesta – Il dolore trasformato in speranza di vita. Come in questa storia di giustizia riparativa che ha per protagonista Lucia Di Mauro Montanino, assistente sociale napoletana, che ha perdonato l’assassino di suo marito e che l’ha accompagnato in un percorso di recupero.
Il marito di Lucia, Gaetano Montanino, guardia giurata, viene ucciso nell’agosto 2009 da un gruppo di quattro ragazzi durante un tentativo di rapina.
Tra di loro, il più giovane, appena diciassettenne, viene condotto nel carcere minorile dove, grazie all’intuizione di un direttore illuminato e all’incontro con don Luigi Ciotti, prende avvio un percorso inatteso.


Lucia sceglie di incontrare quel ragazzo e di non fermarsi all’odio: lo accompagna nel tempo, prendendosi cura di lui e continuando ancora oggi a seguirne il cammino.
Un percorso che, in casi come questi, rompe la logica della vendetta e apre alla possibilità di una giustizia che passa attraverso uno sguardo umano.
Fatale nell’incontro tra i due, l’inaspettata visione di Lucia di trovarsi davanti un ragazzino invece che l’atteso mostro.
Negli anni, quel ragazzino, che ha accettato di essere accompagnato verso una seconda opportunità di vita, è diventato marito e padre e ha trovato un lavoro nel ricordo dell’uomo che ha ucciso.
Una nuova vita, quindi, resa possibile da un perdono, certo difficile, e da un accoglimento totale per un riscatto che ha portato ad una doppia rinascita.
Lucia, che dice semplicemente:
“Tutto l’amore che non ho avuto, sento di doverlo dare”,
è una delle tre “Donne di Rita“, riconoscimento internazionale che ogni anno assegna il Monastero di Santa Rita da Cascia quali testimonianze di maternità segnate da prove profonde ma capaci di ispirare una speranza.
Per l’edizione 2026 il riconoscimento andrà il 21 maggio, vigilia del 22 maggio, giorno in cui si celebra la ‘Santa degli impossibili’, oltre che a Lucia Di Mauro, anche a Fannì Curi (che ha trasformato il dolore per la morte del figlio, insieme al marito, in un impegno di volontariato nelle strade, con prostitute e senzatetto) e a Mirna Pompili (che ha perdonato la donna che ha investito uccidendo il figlio e per entrambe è nato un percorso di fede).
Donne che – secondo la Badessa del Monastero – “ricordano che il perdono non è debolezza, ma una forza capace di cambiare il cuore delle persone e delle comunità”.
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