di Patrizia Caiffa –Il carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma, ha avviato per la prima volta una attività produttiva appena fuori dalle mura del carcere: è il “Pastificio Futuro” ed è stato inaugurato nei giorni scorsi, con quattro chef stellati che hanno cucinato per l’occasione. Potrà dare lavoro, nel tempo, ad oltre 20 ragazzi detenuti (o che stanno scontando la pena in altre strutture o ai domiciliari) e produrre fino a 2 tonnellate al giorno di “Pasta Futuro”, un prodotto di grande qualità. Il progetto è gestito dalla cooperativa sociale Gustolibero.
Ci sono voluti 10 anni per riuscire ad abbattere una palazzina adiacente al carcere, poi ricostruirla, anche grazie al contributo dell’8 per mille della Cei e della Caritas italiana.
“E’ una novità per Casal del Marmo avere un progetto lavorativo all’esterno della cinta muraria
– spiega a B-Hop don Nicolò Ceccolini, cappellano del carcere minorile romano di Casal del Marmo da dodici anni -. All’interno vengono fatte altre attività di formazione come la pasticceria, la pizzeria, la falegnameria, un corso di giardinaggio e di parrucchiere”.


Il cappellano ha un ruolo di intermediario tra l’istituzione carceraria e il mondo esterno, anche nella scelta dei ragazzi da impiegare. “Vanno scelti accuratamente tra chi ha un comportamento buono – precisa -. Soprattutto devono essere affidabili, perché dovranno uscire dal carcere e rientrare in autonomia.
Prima di tutto vogliamo formarli perché imparino un mestiere ed entrino nel mondo del lavoro, con un vero e proprio contratto lavorativo”.
Al momento sono stati scelti tre ragazzi, tra cui una ragazza che entra ed esce dal carcere per lavoro, secondo l’articolo 21 della Legge sull’ordinamento penitenziario. Gli altri due erano a Casal del Marmo e ora stanno continuando a scontare la loro pena all’esterno.


“L’idea è di valorizzare i talenti e i doni dei ragazzi – prosegue il cappellano -. È vero che hanno fatto tanto male, però hanno dentro anche tanto bene che può essere espresso. Il carcere ti cambia in meglio o in peggio.
Dipende dalle persone che trovi: alcuni ti possono aiutare a diventare una luce, altri no.
Quando arrivano sono come navi alla deriva che si scontrano contro una scogliera, abbandonati a sé stessi. Tanti pezzi che bisogna riassemblare. La prima opera risanatrice è quindi far sentire ogni ragazzo degno di stima”.
“Durante la pandemia c’è stato un calo di reati, ora stiamo subendo le conseguenze del Covid – osserva don Ceccolini -. C’è un incremento della violenza, del bullismo e tanta rabbia. I reati vengono commessi con superficialità, senza dare valore alla vita umana. Il carcere può andare bene per aiutare i ragazzi a riflettere, però bisogna riempire questo tempo fermo di significati, altrimenti si rischia che escano più incattiviti di come sono entrati”.


Attualmente a Casal del Marmo sono in una situazione di sovraffollamento, con 55 ragazzi e ragazze su una quarantina di posti disponibili. “Non si riesce a garantire la divisione tra giovani e giovani adulti (fino ai 25 anni) perché ci sono tanti ingressi – racconta il cappellano -. A volte, compiuti i 25 anni, passano nelle carceri per adulti. In altri casi i magistrati decidono di mandarli in altre strutture per evitare il passaggio nelle strutture per adulti, dove si rischia di annullare tutto il lavoro di recupero fatto”.
In Italia a marzo 2023, secondo il 13° Rapporto Crc che monitora l’applicazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Crc), erano 380 i giovani detenuti in 17 istituti penitenziari per minorenni, di cui 178 di origine straniera. Dei detenuti 200 sono giovani adulti tra 18 e 25 anni che hanno commesso il reato da minorenni.
In totale stanno scontando la pena in comunità e altre strutture 14.198 ragazzi. Nel 60% dei casi si tratta di reati contro il patrimonio, a seguire spaccio e reati contro la persona.





















