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Home Buenvivir

Cosa mangiano gli astronauti in orbita? “Cibi spaziali”, non più pappette

I piatti consumati in orbita dagli astronauti sono d’attualità: c'è un'ampia gamma di cibi liofilizzati, dalla pasta alla carne ai dolci, seppure in forma liofilizzata e reidratata

di Agnese Malatesta
23 Novembre 2023
in Buenvivir
Tempo di Lettura: 3 mins read
93 3
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Cibi spaziali per astronauti in orbita

credits: https://depositphotos.com/

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di Agnese Malatesta – All’origine erano cubi e tubetti, oggi sono “piatti spaziali”. Dai tempi di Jurij Gagarin che per nutrirsi nello spazio poteva godere (si fa per dire) di pappette, gli astronauti del momento, i nostri Paolo Nespoli, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti, possono gustare un’ampia e vasta gamma di cibi, anche lasagne, carne e dolci, seppure in forma liofilizzata e reidratata. Magari il sapore c’è, chissà…

I piatti consumati in orbita dagli astronauti sono d’attualità. E’ un settore della ricerca scientifica che punta a migliorare la permanenza degli astronauti nello spazio e a fornire loro una nutrizione sempre più adeguata. Ed anche perché è una parte della cultura enogastronomica che interessa le sedi diplomatiche italiane all’estero, dove stanno per ‘arrivare’ i cibi consumati dagli astronauti ispirati a prodotti italiani.

Si tratta dello “Space Food Experience”, il format gastronomico promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione della Giornata Nazionale dello Spazio 2023 che si celebra il 16 dicembre, giorno che nel 1964 segnò il lancio del satellite San Marco 1 dando il via all’avventura italiana nello spazio.

Ma cosa mangiano gli astronauti nella Stazione Spaziale Internazionale? Mangiano frutta e verdura, pasti precotti, dessert e condimenti.  Tutti cibi da conservare con cura vista l’assenza di frigoriferi. Il metodo più usato è la liofilizzazione, che necessita al momento dell’assunzione dell’aggiunta di acqua.

I cibi possono anche essere riscaldati e assemblati: l’importante che diventino pastosi in modo da

poter usare facilmente un cucchiaio e soprattutto evitare di farli volare per la stazione spaziale.

I pasti nello spazio sono oggetto di una vera e propria sfida scientifica oltre che culinaria. Basti pensare, ad esempio, che nel 2019 gli astronauti hanno cotto i primi biscotti sulla ISS, impiegando due ore di cottura in un forno apposito.

Ma non solo. Alla Nasa è operativo un Dipartimento che si occupa di nutrizione biochimica, ossia di studiare ogni aspetto della dieta degli astronauti, valutando ogni singolo nutriente che questi assimilano o necessitano durante la permanenza nello spazio. Da non sottovalutare che

ci sono cibi che possono diventare pericolosi nello spazio; fra questi quelli che procurano briciole

che, per via della gravità zero, potrebbero minacciare le strumentazioni di bordo o ferire gli occhi degli astronauti. Sempre per lo stesso motivo, sono severamente vietati anche il sale e il pepe, sostituiti da sostanze liquide ad hoc. Allo studio anche la possibilità di poter coltivare insalata sulla ISS.

Con “Space Food Experience”, in giro per Ambasciate e Consolati d’Italia, la fondatrice di EAT Freedom Sara Rocci Denis e lo chef Stefano Polato guideranno viaggi gastronomici attraverso live show per raccontare la storia, gli studi e la ricerca scientifica alla base della preparazione del cibo spaziale. Combinando gastronomia, scienza e nutrizione, con attenzione al tema della sostenibilità ambientale, le ricette verranno realizzate sfruttando tecniche innovative di preparazione e conservazione dei cibi in ambito spaziale, tra cui la liofilizzazione e la termostabilizzazione.

Sarà l’occasione per scoprire e gustare le ricette create prediligendo i prodotti stagionali, lavorati delicatamente per preservarne valore, gusto e consistenza e sviluppate per aiutare l’organismo a rispondere al meglio alle condizioni di stress durante una missione nello spazio.

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Agnese Malatesta

Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.

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