di Agnese Malatesta – Contro la violenza sulle donne si mobilitano anche le monache di clausura del Monastero di Santa Rita da Cascia: ribadiscono il loro no alla violenza illuminando di rosso la facciata della Basilica, e chiedono per le nuove generazioni un’educazione all’amore.
Un’iniziativa, alla vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che si celebra il 25 novembre, in piena sintonia con il sentire comune e diffuso dell’intero Paese a seguito della storia di Giulia Cecchettin, “l’ultima – dicono le monache – di tante, troppe vite stroncate con ferocia dalle mani di un uomo”.
Ed “è dovere di tutti perché questo calvario finisca”, ogni uomo “impari la strada del rispetto, della parità e dell’amore, così da amare ma per davvero”.
La vita stessa di Santa Rita, conosciuta come la santa dei casi impossibili, è una storia di violenza ed abusi; prima di entrare in convento fu costretta dai genitori, contro la sua volontà, a sposarsi giovanissima con un uomo violento dal quale subì maltrattamenti. Dopo la morte del marito, Rita entrò nel monastero dove visse 40 anni come monaca agostiniana.
Il Monastero di Cascia, cittadina umbra in provincia di Perugia, si tinge quindi di rosso, il colore che richiama la lotta alla violenza di genere. Le monache escono così all’esterno e pubblicamente su un tema di strettissima attualità che richiede una partecipazione di tutti. Lo hanno fatto anche accogliendo l’invito dell’amministrazione comunale diretto a portare un messaggio agli studenti di Cascia che incontreranno sabato mattina, 25 novembre. L’occasione è un evento voluto dal Comune per la comunità, in modo particolare per le scuole, in programma alla Sala della Pace del Santuario durante il quale si terrà il reading “Ti amo da morire”, di Margherita Romaniello, con gli attori Roberta Giarrusso e Pino Quartullo.
“Nella Bibbia – riflette Suor Maria Rosa Bernardinis, Madre Priora del Monastero – le donne non sono strumenti nelle mani di qualcuno, bensì protagoniste al fianco di Cristo. In particolare, in tempi in cui le figure femminili erano sottomesse agli uomini, affidando alle donne l’annuncio della Risurrezione, Dio ci sorprende. Ma la sua scelta non è gerarchica, anzi ci indica la via giusta, quella della collaborazione tra maschile e femminile perché la presenza di ognuno sia davvero feconda”.
“Vediamo – prosegue la Madre Priora – un’estrema necessità di portare nelle famiglie e nelle scuole un’educazione all’amore perché la sua radice si innesti, cresca e venga diffusa. L’amore vero, che ascolta, comprende, dialoga, dà gioia, mette prima l’altro e perciò ci eleva. Si smetta di vedere come debolezza o limite l’amore, soprattutto se associato alla sfera maschile.
L’amore è essenziale per avere consapevolezza di sé e degli altri e rompere l’onda dilagante di violenza e femminicidi.
L’amore è ciò che Santa Rita da sempre ci insegna e proprio con l’amore ci auguriamo che ogni essere umano possa rivoluzionare il suo cammino”.





















