di Daniele Poto – “Paola e la sue sorelle”. Così verrebbe la voglia di sintetizzare in un titolo. Perché non è gelido al femminile l’inverno del cinema italiano mai così pieno di attrici (e non) che passano alla regia.
Prendono l’iniziativa e mettono in minoranza gli uomini, scavalcando a piè pari il concetto di pari opportunità.
Dove una volta c’erano solo Liliana Cavani e Lina Wertmuller, che per affermarsi avevano messo a regime una grinta quasi virile, si apre un mondo di prime al femminile.
C’è ancora domani. Chi si sarebbe atteso che la pellicola della Cortellesi, biglietto da visita d’apertura della festa del Cinema di Roma, sarebbe diventato un campione d’incassi mettendo all’angolo al botteghino italiano colossi come Barbie e Oppenheimer?


La cinquantenne attrice, conosciuta soprattutto come comica, in genere al servizio attoriale del marito Riccardo Milani, ha firmato quello che non è certamente un capolavoro ma un degna rappresentazione della condizione femminile sul finire della guerra con la celebrazione subliminale della conquista del diritto di voto risalente al 1946.
Sul suo abbrivio si è aperto un vasto orizzonte di conferme e di debutti,
ancorché probabilmente non favoriti dallo stesso successo di pubblico.
E’ una pellicola ostica e non adatta a tutti i palati La chimera di Alice Rohrwacher, sparita in un amen dalle sale e poi riabilitata dopo un appello pubblico, una sorta di crowdfounding morale della stessa regista e del principale attore del film.
Se è già celebrato Misericordia di una Emma Dante sempre più disponibile ai cinema, si attende con fervore e incertezza Laura Samani che con Un anno di scuola riabita l’antico e dimenticato ricordo letterario di Giani Stuparich.

Seconda uscita nel grande circuito per Giulia Steigerwalt con un plot di facile accessibilità ovvero l’ascesa della Premiata Ditta Diva Futura, creatrice di un porno che oggi appare quasi casareccio, fondato da Riccardo Schicchi e Ilona Staller. Non ci sarà pecoreccio ma una rievocazione dei tempi che portarono persino in Parlamento la star di origine ungherese.
E poi attrici che rischiano passando dietro a una camera da ripresa digitale. Come Margherita Buy che si cimenta con Volare dove prova a esorcizzare la propria fobia per l’aereo con un film che presumibilmente sarà pieno di tic e di umori nervosi, dunque ampiamente autobiografico.
Triplo salto mortale anche per l’editrice Elisabetta Sgarbi, sorella di tanto fratello (Vittorio) che si cimenta con un romanzo di Giorgio Scerbanenco, L’isola degli idealisti. Fanno il bis le Comencini: la più nota Cristina firma per Netflix Il treno dei bambini, tratto da libro di Viola Ardone mentre la meno sperimentata Francesca in Prima la vita trova il modo di attingere al pozzo dei ricordi del padre, l’indimenticato Luigi.
C’è spazio anche per registe in fieri o poco note che evidentemente trovano fertili affluenti produttivi tra febbraio e marzo. Mesi in cui vedremo Disco Inferno della performer teatrale Eleonora Danco, maestra dell’invettiva; Maura Delpero che propone Vermiglio, la sposa di Montagna e Irene Dionisio con Idda.
A completare un elenco quasi infinito la collaudata Monica Guerritore che si dedica alla Magnani con L’alba del giorno dopo; Stefania Rocca che utilizza l’omonimo romano di Maria Corti, L’ora di tutti per l’epopea sanguinaria della conquista di Otranto da parte dei turchi nel 1480; Margherita Vicario, figlia d’arte registica, che licenzia dopo lunga attesa Gloria.


E’ già quasi in archivio il Felicità di Micaela Ramazzotti visto al Festival di Venezia e il Romantiche di una Pilar Fogliati più che mai sulla cresta dell’onda.
“Sebben che siamo donne” il cinema è oggi soprattutto cosa loro.





















