di Daniele Poto – Per luglio una scelta inevitabile, Odissea di Christopher Nolan, un moloch da 250 milioni di dollari di budget con cui confrontarsi. Un Bignami da Omero, utile per gli americani, messaggio meno significativo per noi europei, con un sottotesto inevitabilmente pacifista a dispetto delle innumerevoli violenze del plot: Polifemo, i Ciclopi, la Maga Circe, Scilla e Cariddi, il Canto delle Sirene, il Cavallo di Troia per un ripasso infinito.
Ulisse emerge come un eroe tormentato, deluso e insoddisfatto, quasi un eroe dei nostri tempi.
Si potrà discutere, ironizzare sul gigantismo della macchina scenica ma è un film da vedere, costato come tutti gli incassi di una stagione del cinema italiano, Checco Zalone compreso. Con la sottintesa garanzia che riscuoterà al box office più di quanto è stato investito per girarlo in soli tre mesi, tra sette Paesi e diversi continenti. Il film ci restituisce un Ulisse quasi pentito della guerra di Troia e dell’impresa bellica, girovago per il mondo per oltre vent’anni. Con molti rimpianti, in prim’ordine la perdita progressiva di tutti i compagni d’avventura e d’armi, a sottolineare la sua crescente solitudine.


Il mare e la violenza non sono solo fondali espressivi su cui sviluppare la narrazione lungo quasi tre ore di durata e un’inutile scansione in due tempi. Ma senza noia, con un gusto registico che è insieme didattico e spettacolare. Potremo inserirlo tra i film più riusciti di Christopher Nolan, senza arrivare a una valutazione eccessiva in una filmografia sempre ambiziosa ma fatta di alti e bassi. Sul primo versante inseriremo senza dubbio, in ordine cronologico, Insomnia, Il Cavaliere Oscuro e Oppenheimer, giudicando invece passi falsi rispetto alle ambizioni iniziali Interstellar e il quasi incomprensibile Tenet.
Odissea è anche la storia di un’ossessione per un mancato ritorno, mitigata dalla perdita della memoria e dal fato che sottrae al protagonista la dimensione temporale della sua prolungata assenza da Itaca, spingendolo in una sorta di limbo che attraversa e sostiene molte vite. Le scene di mare, soprattutto i gorghi improvvisi tra Scilla e Cariddi, sono costate centinaia di ciak a una troupe impegnata in un progetto elefantiaco, insieme ambizioso e velleitario.
La prima italiana di Odissea è stata vissuta come un grande evento, con proiezioni sold out e un’insolita presenza di pubblico giovanile in sala, accompagnata da una ragguardevole dose di applausi finali.

La più grande eccezione che possiamo muovere a questo kolossal di Christopher Nolan è l’interminabile duello con cui un sempre tonico Ulisse liquida gli infiniti pretendenti di Penelope. Una scena di durata abnorme e di prevedibilità assoluta, perché Ulisse – da solo, senza nemmeno l’aiuto di Telemaco e dei suoi sodali – infilza uno a uno i corteggiatori della consorte, riservando l’uccisione più efferata al cinico Antinoo, maestro di tradimenti.
Qui la sospensione della verosimiglianza è quasi pari alla ripetitività delle scene di violenza degli spaghetti western, con l’inevitabile trionfo del protagonista. Ma poi sul racconto si diffonde un’aura di mestizia: Ulisse e Penelope, abbandonando Itaca e scegliendo l’esilio come sutura di una vicenda troppo dolorosamente luttuosa, lasciano a Telemaco il potere e la corona.
In definitiva non bisogna attendersi da Odissea messaggi subliminali troppo profondi.
La sceneggiatura non insiste sul tormento, ricordando che il cinema di Christopher Nolan è anche – se non soprattutto – divertimento, effetti speciali, spettacolarità ed enormi mezzi produttivi. Uno sfoggio di disponibilità economica che provoca quasi una vertigine e conferisce al film una forte dimensione internazionale, destinata a renderlo apprezzato in ogni parte del mondo, anche se probabilmente non gli garantirà un trattamento di favore da parte della critica cinematografica europea.


Peraltro il confronto con lo sceneggiato televisivo Odissea interpretato da Bekim Fehmiu e con il film del 1954 con protagonista Kirk Douglas suscita paragoni inevitabili ma difficilmente sostenibili, soprattutto alla luce dell’attuale impiego delle più avanzate tecnologie digitali e di un cinema spettacolare sempre più evoluto.
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