Questa è una recensione a sei mani nata dopo una sera al cinema per vedere il film “Misericordia” della famosa regista palermitana Emma Dante, nota per le sue spettacolari e visionarie regie in teatro. La pellicola è una trasposizione dell’omonimo capolavoro teatrale. In sala è scattato l’applauso e siamo usciti tutti meravigliati e commossi.
La nota amara è stato sapere che un’opera del genere, guarda caso con produzione e distribuzione indipendente, a poche settimane dall’uscita è rimasto in sole quattro sale in Italia. Una polemica simile ha riguardato in questi giorni il film di Alice Rohrwacher “La chimera”, tornato nelle sale grazie alla pressione del pubblico.
Così la stessa Emma Dante sui social: “Non ci dormo, non mi rassegno, dopo il primo weekend le copie del mio film, Misericordia, sono state dimezzate“. Nel film, prosegue, “c’è tanta cura, passione, c’è dentro il nostro sudore, la nostra fatica, il nostro talento, l’abnegazione, il sacrificio, l’intelligenza, il ragionamento, la tenacia, l’attesa dei tramonti e delle albe, il gelo, l’umidità, la luce e l’ombra che abbiamo pazientemente aspettato, c’è dentro tutto il nostro sapere perché nessuno si è risparmiato, mai!”.
“Possibile che l’assenza di nomi altisonanti o produzioni potenti debba generare un oblio così immediato e ingiusto?“, si chiede la regista.
“Un tempo il cinema d’essai come il teatro di ricerca anche con le sale vuote si difendeva con le unghie e con i denti, facendosene persino un vanto.
C’era la convinzione che un certo tipo di film o un certo genere di spettacolo dovevano essere protetti a tutti i costi anche solo per una o due persone che ne avessero bisogno. Ora, o fai il tutto esaurito in pochissimo tempo o sei morto”.
Il cinema italiano d’autore non ha futuro?
di Nadia Boccale – Misericordia è un film che emoziona profondamente e che tocca molte corde. Emma Dante entra nell’intimità di esistenze che vivono nel degrado, nella miseria e nello sfruttamento per parlare di sentimenti profondi e del legame di attaccamento nel suo senso più pieno.
Il protagonista Arturo è un bimbo che perde precocemente la mamma, uccisa violentemente dal padre di suo figlio. Diventa un adulto con un’importante disabilità cognitiva e comunicativa/relazionale ma è amato profondamente dalle sue due mamme adottive – due prostitute, alle quali se ne aggiungerà una terza più giovane – e perfettamente integrato nella piccola comunità di emarginati di cui fa parte.
Colpisce il contrasto tra la tragicità delle condizioni di vita, una povertà materiale e culturale difficile da pensare in un paese “civilizzato” come l’Italia, e la ricchezza di cure e amorevolezza che circondano e proteggono Arturo.
Emma Dante, con un linguaggio visivo estremamente poetico, ci porta nel mondo puro e semplice di Arturo che ama stare con le pecore (è stata proprio una pecora il primo essere vivente ad avvicinarsi a lui, neonato disperato, dopo la perdita della mamma), giocare con i bambini, ruotare su sé stesso e comporre trame di fili di lana colorati.
Contemporaneamente la regista ci svela quanto sia totale e assoluto il legame che hanno con lui le due donne che lo hanno cresciuto. Sono due colleghe della sua mamma naturale, imperfette e lacunose eppure capaci di essere sintonizzate sui bisogni del ragazzo, di amarlo per come è e, soprattutto, di proteggerlo.
Nel gruppo di disperati che vive ai margini di un paese siciliano è proprio la presenza di Arturo, con la sua diversità, che permette a ciascuno dei personaggi che lo compongono di mettere in gioco la propria parte di umanità più profonda e più bella, quella che accetta e ama anche il più fragile senza giudizio e senza pretendere cambiamenti.
Arturo è cresciuto con due mamme adottive ma è tutta la comunità che si prende cura di lui, il ragazzo è l’occasione, per tutti, di mettere in azioni sentimenti ed emozioni nobili nonostante la miseria in cui sono immersi.
Il finale del film è dedicato a cosa vuol dire protezione, quella possibile e non quella ideale. E’ un finale che parla della ricerca di un’opportunità anche se il prezzo è il dolore di un distacco. Bravissima Emma Dante che fa commuovere e riflettere, che riesce a scorgere umanità e poesia nelle situazioni più estreme.

di Patrizia Caiffa – Tanta umanità, poesia e bellezza seppur nel degrado e nell’abbrutimento più estremo. E un infinito amore che le donne sanno donare ad Arturo, emblema e simbolo di una purezza esistenziale che si vuole tentare di salvare dal male ontologico del mondo, proprio lui che ne è stato vittima fin dalla nascita. È un film poetico, denso, struggente, l’ultimo lavoro di Emma Dante, che ha trasposto per il cinema la sua pièce teatrale “Misericordia”.
Dopo le atmosfere nostalgiche, leggere e drammatiche del precedente “Le sorelle Macaluso” la regista siciliana torna a narrare storie della sua terra, sullo sfondo meraviglioso e tragico delle montagne del trapanese che cadono, anzi franano letteralmente nel mare e nelle case allagandole. Il film è girato nella Riserva naturale di Monte Cofano e nel comune di Custonaci.
Il figlio è abbandonato tra le rocce, avvicinato dalla curiosità di una capra:
è Arturo, colui che ha in sé l’innocenza del mondo
forse perché incapace di capire, colui che danza come i dervisci e coccola le sue amiche pecore, colui che tesse fili di lana colorata come un gioco di ragnatele tra i ruderi delle case.
Arturo viene cresciuto da due prostitute, tra conflitti e risate spinte all’estremo, spensierati giochi di bambini e squallore di povertà degradata. Spiccano ritratti di donne con corpi deformati in contrasto con il corpo nudo e puro di Arturo, fino a quello violato della giovane prostituta con l’abito azzurro da principessa, che ritrova per un momento consolazione e riparo nel fondo del mare, in una scena bellissima.

Tutte le immagini di questo film – metafore altamente simboliche – rappresentano un piacere per gli occhi, una poesia per il cuore e un dolore sordo per queste donne vittime della mascolinità più sordida, sporca, infame. E’ un miscuglio di emozioni che si alternano fino allo struggimento finale, che strappa lacrime e applausi.
Eccezionale il cast, soprattutto il protagonista impersonato da Simone Zambelli. A tutti Emma Dante, come sua consuetudine, chiede molto in termini di espressività corporea.
È un film che continua a lavorare dentro, perché così è l’arte.

di Fabrizio Falcone – Donne, corpi, natura, amore, tutti temi cari alla regista siciliana. Questo il “film Misericordia”. Narra l’amore al femminile di due amiche prostitute nei confronti di un ragazzo disabile che vive la sua vita pura ed perfettamente integrato e amato da tutti in una comunità che vive nel degrado.
Fa da sfondo la presenza potente e temibile della natura con il mare e la montagna, che rende bene il contrasto con la piccolezza umana quasi sempre maschile. I continui innesti nella storia di immagini di corpi femminili come quadri e azioni poetiche rendono il film meraviglioso e commovente. Capolavoro.





















