di Deanna Lee – Ogni giorno osservo un 94enne straordinario salire e scendere dalla nostra ripidissima collina: fa 8 km a piedi ogni giorno. Una volta l’ho incontrato mentre percorreva 18 km in bicicletta a Roma.
Herb è un expat americano … e molto di più. Che sorpresa è stata scoprire la sua vita durante la guerra come figlio di una madre apolide (una cittadina naturalizzata statunitense a cui fu ritirato il passaporto quando decise di rimanere in Italia) e di un padre ebreo che se ne andò prima che Herb nascesse, lasciandogli però il cognome “Lieberman”.
Quando la guerra arrivò, Herb, sua madre Alice e il suo futuro patrigno Reinhard (Rinaldo) – artista tedesco e renitente al servizio militare nazista – fuggirono da Berlino e si stabilirono nei dintorni di Firenze. Il loro destino, dice Herb a B-Hop, è
“una storia di fortuna e di unione nel piccolo quartiere di ‘Le Lune'”.


Durante la guerra, si nascosero in una casa in via San Domenico, verso Fiesole. Il soprannome infantile di Herb, “Bushy” (per un ciuffo di capelli in cima alla testa), divenne ‘Buci’. Ricorda le prese in giro: “Nel cortile risuonava il ritornello, da me poco apprezzato, di ‘Buci Bucino col culo a mandolino‘”.
Senza tessera annonaria, il cibo scarseggiava. Un pomeriggio i suoi genitori lo presero da parte: “Bushy, la nostra situazione qui è critica. Nessuno di noi due può farsi vedere né in città, né nel vicinato”. Herb poteva uscire, ma doveva dire di essere il figlio di un direttore della banca tedesca, la Banca Steinhauslin. “Lo sappiamo che hai solo nove anni, ma hai già visto e sentito abbastanza per meritare la nostra fiducia”.
“Mi sentivo ad un tratto cresciuto di tanti anni”.


Andava al mercato con Amerigo, che viveva nella casa di Herb. Le loro famiglie diventarono molto più che vicine, “unite da un legame invisibile ma indissolubile”.
Pasqualina, la moglie di Amerigo, avrebbe ritrovato Herb anni dopo, quando venne ferito da una scheggia e separato dalla madre. “Fu per me”, ricorda emozionato, “l’esperienza peggiore in assoluto della guerra”. Quando finalmente si riunì con la madre, “le corsi incontro e ci abbracciammo forte. Sentivo che tutto sarebbe finito bene”.


L’ottimismo del giovane Herb, unito all’abilità di trarre il meglio da ogni situazione, gli sarà utile negli anni a venire. Non poteva essere iscritto a scuola, ma ricevette un anno di lezioni da un amico di famiglia, il professor Pezzano, prima di partire per diventare tenente dell’esercito. A casa, la famiglia perfezionava il proprio inglese leggendo libri in lingua inglese dopo cena: “La scelta dei testi era decisamente adulta – D.H. Lawrence anziché Lewis Carroll … feci la conoscenza del romanzo Lady Chatterley alla matura età di undici anni. Biancaneve non faceva mai parte del menu”.
Queste letture, ascoltate da un vicino attraverso un muro e poi riferite, portarono alla prima visita dei soldati tedeschi. Herb ricorda la sensazione di distacco quando un ufficiale delle SS gli puntò contro una pistola automatica: “Scese un sipario. Ero in un altro mondo. Non avevo paura… L’ufficiale aveva una bella uniforme grigio-azzurra. Strano a dirsi, notai anche questo”. Interrogato su Rinaldo, nascosto in un compartimento segreto sotto il pavimento, Bushy recitò ciò che aveva insegnato: ”Quel disgraziato! Era un amico di mamma, ma l’ha lasciata. Hanno litigato e lui ci ha preso un sacco di soldi”.
“Buci” era spesso chiamato a tradurre, come quando una vicina gridò che un soldato tedesco stava per uccidere suo nipote, che stava avendo una crisi epilettica. “Heil Hitler”, Herb intervenne. “Questo ragazzo è sano. Lo conosco bene. Va a scuola e ha un ottimo curriculum come Balilla”.
Dopo l’arrivo dei soldati alleati, Buci divenne interprete junior per loro, pagato in preziosi pasti preconfezionati “K-ration”. La prima volta che tornò a Le Lune prese il suo “trofeo … per far capire a tutti che non ero più il ragazzino ‘Buci Bucino col culo a mandolino’”.
L’intraprendente Herb divenne “ricco” grazie a lavori occasionali tipici dell’epoca, tra cui la presentazione dei soldati alle prostitute, anche se a 14 anni lui stesso “non era ancora pronto”. “Potevo permettermi di offrire il gelato ai miei amici e addirittura di comprarmi una bella bicicletta”.
La bicicletta gli aprì nuovi mondi. Al Passo dei Giovi, dopo una faticosa salita, dice, “ho avuto una prima esperienza mistica. Per un istante mi sembrava di essere uno con l’universo… Beatitudine pura.”


Quando la guerra finì, le avventure in bicicletta cedettero il posto alla ripresa delle lezioni con il maestro Pezzano, preparatorie al Liceo Scientifico. Il passaggio da una vita libera ad uno studio rigoroso era scoraggiante: Herb era sicuro che sarebbe stato espulso quando sua madre riuscì a organizzare il trasferimento presso alcuni parenti a Staten Island, New York.
Prima ci sarebbero stati i viaggi in Svizzera, anche per il tanto atteso matrimonio di Alice e Reinhard (che era stato portato in un campo di prigionia americano in Francia) a Einsiedeln. Le fedi nuziali recavano l’iscrizione:
“Fear not, neither be dismay’d” – “Non temere, non disperare”.
Tutto questo è solo un assaggio dell’incredibile storia di Herb, che include un ballo a Montreux nientemeno che con Madame Chiang Kai-shek, “una danzatrice nata; sicuramente avrebbe molto da insegnarmi”.
È impossibile non rimanere colpiti dalla sua esperienza, il suo umorismo (nonostante tutto) e il suo sguardo sempre positivo e grato:
“Se sono vivo è in gran parte dovuto ai pregi (e “difetti”) di questo umanissimo paese, maestro nell’arte di arrangiarsi”.
Herb — che ora porta il cognome di sua madre, Uhl — è tornato in Italia nel 1973 dopo aver frequentato l’Amherst College e la Harvard Business School (grazie, dice Herb, al rigoroso tutoraggio del maestro Pezzano e agli standard educativi americani più bassi) e una carriera lavorativa di 24 anni in vari paesi: “Stavolta per sempre”.
“Vivere qui per più di sessant’anni è stata una mia scelta, della quale non mi pento. Grazie, Italia!”
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