di Deanna Lee – Gli accordatori di pianoforti ricevono pochi riconoscimenti. Raramente diventano famosi. Perciò fu tanto più sorprendente quando, un giorno da Ciampi Pianoforti vicino al Vaticano — tra i più rinomati fornitori di pianoforti in Italia — Silvio Ciampi, saputo che una cliente viveva a Trevignano Romano, le chiese se conoscesse un certo Sauro. “Certo che sì”, rispose. I musicisti non potevano che essere attratti dal laboratorio di restauro di Sauro Manchia, nel centro storico.


“Sentii il suono di un pianoforte”, ricorda a B-Hop il pianista, compositore e direttore d’orchestra Stefano Cucci, “ed entrai nella sua bottega che sembrava un antro misterioso… Essendo Sauro un estroverso ed un affabulatore, subito entrammo in empatia”.
Il signor Ciampi sorride. “Sauro è un genio!”.


Sauro lavorava sui pianoforti dei grandi maestri, nientemeno che Arturo Benedetti Michelangeli e Arthur Rubinstein. Il famoso pianista svizzero Alfred Cortot voleva che i suoi pianoforti fossero accordati da Sauro quando si esibiva a Roma.
Ciò che rendeva Sauro speciale, dice Cucci, era la sua “lunga esperienza di laboratorio artigianale ed una conoscenza precisa delle caratteristiche costruttive dello strumento. Accordava senza macchinetta e ad orecchio, come fanno tuttora gli accordatori di serie A”.


L’autorevolezza d’altri tempi di Sauro – “l’artigiano tipico di un’Italia che non c’è più” – insieme a una vita di imprese mirabolanti, non solo con i pianoforti, viene fatta rivivere dal suo biografo, Maurizio Semplice, in Memorie di un brontosauro. Il brontosauro, spiega, si riferisce “alla sua entità di personaggio storico: di uomo, di italiano tipico, che ha attraversato settant’anni di ‘900 e vent’anni di 2000. Quell’italiano-tipo è archeologia sociale e antropologica, che però può insegnarci ancora molto”.


Sauro nacque “letteralmente nel suo mestiere” nel 1931, come racconta l’autrice Judith Harris: “È cresciuto nella famosa ‘via degli artisti’ di Roma, Via Margutta, sopra un circolo artistico gestito dal padre, che possedeva anche il più importante negozio di pianoforti della Roma pre-seconda guerra mondiale.
“Una foto straordinaria mostra il piccolo Sauro alla guida di un carro armato giocattolo, regalo di Benito Mussolini… Nel 1936, il piccolo Sauro, che stava giocando davanti al negozio, fece un capitombolo in una buca e cadde dal marciapiede in strada proprio mentre passava l’automobile del Duce”.
“Mussolini pensava che una delle sue macchine mi avesse ferito”, ricorda Sauro. Il risultato fu che il Duce inviò a Sauro il carro armato giocattolo per il compleanno, accompagnato da una lettera: “Motivazione: eri caduto e non avevi pianto. Complimenti. Firmato B.M.”
Sauro avrebbe potuto diventare un pianista, ma, racconta Semplice, “si è sempre sentito dall’altra parte dello strumento:
‘Ho avuto la fortuna di fare un lavoro bellissimo, di grandi soddisfazioni e questo mi basta. Non bisogna mai abusare della fortuna’”.
L’accordatura di un pianoforte, soprattutto per i concertisti, richiede perfezione, un orecchio allenato e molto pazienza — il tutto in tempi stretti e sotto la pressione di artisti che si aspettano un’accordatura precisa fino a una frazione di cent (un semitono, come da re a re#, contiene 100 cent). Il più grande maestro di Sauro, suo padre Alberto, gli ha insegnato un segreto che Sauro ha raccontato a Semplice: “Quando hai finito di accordare, il pianista ti dirà sempre che c’è qualcosa di impercettibile da correggere… Allora tu dì sempre: ‘Maestro, io ho fatto il massimo, qualche piccola imperfezione la correggerà con le sue mani meravigliose e lui ti ringrazierà'”. Sauro ha fece proprio questo mentre si preparava per un concerto di Benedetti Michelangeli a L’Aquila:
“Il maestro aveva individuato un problema nel re bemolle e per protesta aveva deciso di non suonare. Sauro accorse subito. Si mise in ascolto. ‘Deve essere un problema nel passaggio tra corde lisce e quelle fasciate’ disse e si mise al lavoro… Quando terminò, Sauro recitò la frase canonica. Benedetti Michelangeli disse: ‘Visto, che le avevo detto?’ Allora lui pronto: È bello imparare da lei, Maestro’.
“Era tutto un gioco di delicatezze e armonia che non riguardava solo le note”.

Anche se “aveva una sua tecnica, condivisibile o meno”, dice Cucci, “il risultato spesso era molto convincente”. Nel ricostruire il pianoforte a coda viennese del 1874 della nonna di Cucci, quando aveva quasi 90 anni, Sauro “fece un lavoro meticoloso di riparazione della meccanica e di ricostruzione di parte della tastiera che aveva perso molti dei copritasti originali in avorio”.
Era anche pieno di risorse. Quando l’inventore Pat Peebles ebbe bisogno di restaurare il suo Bechstein dei primissimi del ‘900, Sauro trovò i materiali per apportare alcune innovazioni, tra cui il miglioramento della meccanica dello strumento, rivestendo i martelli dello strumento non con il solito feltro di lana denso, ma con feltro ricavato da palline da tennis! Questo aggiunse una molla e un senso di vita unici allo strumento.
Quella stessa inventiva e vitalità abbondavano in Sauro. Cucci racconta che “resiste fino a 94 anni nella sua bottega, ragione di vita, e che, chiusa la bottega, è consapevole che anche la vita è giunta al capolinea perché le due cose erano troppo simbiotiche per essere separate”.
Sauro si è spento il 3 agosto nella sua amata Trevignano Romano. Non ha solo commosso centinaia di persone al funerale, e i tanti pianisti le cui esibizioni ha reso possibili, ma anche un mondo intero che ha potuto godere della bellezza della musica grazie a un artigiano del pianoforte.
English version here on Substack
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















