Il coro “Mani bianche Roma”: quanto è bello cantare con la Lingua dei segni
Il coro romano diretto da Mimma Infantino è un progetto innovativo di educazione musicale, integrazione e inclusione sociale che coinvolge bambini e giovani sordi e udenti
di Patrizia Caiffa – Quanto può essere bello vedere bambini e ragazzi udenti e sordi, che cantano insieme con le mani inguantate di bianco? Bello, bellissimo, elegante e toccante come i gesti ampi o minuziosi che dipingono la musica e trasmettono l’emozione dei ragazzi che utilizzano la Lingua dei segni (Lis). Chi può usa la voce, gli altri si esprimono facendo “cantare le mani”.
Lo sanno bene, istintivamente, i bambini quando giocano e intonano motivetti come “l’elefante che si dondolava” o “c’era una casetta, laggiù nel bosco nero”. Il coro “Mani Bianche Roma” è tutto questo è molto di più: un progetto innovativo e sperimentale per offrire educazione musicale, integrazione e inclusione sociale a bambini e adolescenti che vivono nella periferia romana, nel quartiere Bastogi. La musica è il mezzo per crescere insieme e superare ogni diversità.
foto dalla pagina Facebook del coro “Mani Bianche Roma”
Il coro si ispira al famoso sistema fondato in Venezuela dal maestro José Antonio Abreu, che da quarant’anni promuove l’emancipazione dei ragazzi di strada dalla criminalità, dalla droga e dalla dispersione scolastica attraverso la musica. Il primo coro “Manos blancas” nasce in Venezuela nel 1999 grazie a Naibeth Garcia e riunisce bambini con deficit uditivi, visivi, cognitivi, motori e autistici. Ciascuno canta utilizzando il mezzo espressivo che preferisce. Da allora l’esperienza è stata imitata in diversi Paesi del mondo, adattata e arricchita. In Italia il primo coro di questo tipo si è formato a San Vito al Tagliamento (Udine)
Dopo un periodo da pionieri quest’anno si è costituito a tutti gli effetti il coro delle “Mani Bianche Roma”, ufficializzato come associazione con un primo progetto sostenuto dalla Fondazione Altamane. Mimma Infantino è la presidente, affiancata da Nadia Boccale, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, da Maria Grazia Bellia e Tullio Visioli, musicisti e direttori di coro.
Un progetto che coinvolge una ventina di ragazze e ragazzi dello storico istituto residenziale per sordi “Severino Fabriani” nel quartiere Bastogi, periferia nord della capitale, insieme a bambini e adolescenti udenti, con l’accompagnamento musicale del coro della Asl Rm B “Voc’incoro”.
A Bastogi si svolge ogni settimana il laboratorio musicale integrato, ma dall’11 gennaio il progetto si allargherà ad una scuola integrata, specializzata nell’istruzione per i sordi: ogni lunedì il coro si incontrerà nei locali dell’Istituto professionale e statale per l’industria e l’artigianato “Antonio Magarotto”. Una dirigente illuminata, Isabella Pinto, ha accolto con entusiasmo la proposta, da inserire nelle ore extracurricolari. Tutti gli studenti vi potranno partecipare.
Mimma Infantino mentre dirige il coro “Mani Bianche Roma” (foto: F.Asciolla)
“La scuola – spiega a B-HopMimma Infantino, presidente dell’associazione Mani Bianche Roma – è un luogo privilegiato perché può offrire a tutti i ragazzi la possibilità di vivere l’esperienza musicale come strumento di crescita psico-affettivo e relazione e di integrazione sociale”.
In coro si impara a cantare in maniera espressiva e partecipata, a utilizzare strumenti musicali o oggetti di uso quotidiano per sonorizzare il canto o a suonare il corpo con la “body percussion”. E’ inoltre una vera occasione di collaborazione e socialità, specie per chi proviene da situazioni di disagio.
Ogni lunedì i coristi infilano i guanti bianchi e sperimentano, con l’accompagnamento esperto degli adulti e sempre nuove metodologie didattiche. Un gruppo di lavoro che ha la sua forza nell’essere multidisciplinare.
“E’ fantastico vedere come siano gli stessi ragazzi a proporre nuove idee – racconta la terapista Nadia Boccale, che segue soprattutto gli aspetti clinici del progetto -. C’è perfino chi ha composto una sorta di musica rap e ha voluto cantare con la propria voce, seguendo le vibrazioni. L’esperienza ci ha mostrato che la musica resa ‘visibile’ deve partire da profondi livelli del piacere e del gioco, sia durante l’apprendimento, sia durante l’esecuzione. Questo attiva la consapevolezza e l’espressione delle emozioni, facilitando l’integrazione e stimolando la creatività”.
“Ci occupiamo dei ragazzi a 360 gradi – prosegue -, non solo di educazione musicale; di ogni ragazzo ne conosciamo la storia, i punti di fragilità e di forza, questo ci consente di formulare obiettivi individuali che cerchiamo di armonizzare con gli obiettivi del gruppo. Questo ci distingue dai cori dove si imparano i canti e basta”.
fonte: pagina Facebook coro “Mani Bianche Roma”
Il cammino di “Mani bianche Roma” è appena iniziato ma è già costellato di successi: numerosi concerti a Firenze, a Roma, anche nell’ambito di importanti rassegne corali come il festival “Volando di nota in nota”ad Ariccia, alla pari con cori di altissimo livello.
Il “Coro in maschera” di Ariccia diretto da Marta Zanazzi e il coro “Mani Bianche Roma” hanno deciso di intraprendere ora un percorso insieme nella direzione del “nessuno è diverso” o semplicemente meno bravo, ma “ognuno ha un potenziale personale unico e irripetibile“. Il nuovo progetto, intitolato, “Il segno e la voce”, intende sfruttare le nuove modalità di improvvisazione con la voce e il corpo,m il cosiddetto “coroscenico”. I due cori lavoreranno e terranno concerti insieme per “esprimere al meglio le proprie potenzialità – spiega Marta Zanazzi, direttrice del “Coro in maschera” -. Ci saranno brani tratti dal repertorio corale tradotti nella lingua dei segni e brani nati nella lingua dei segni e tradotti nella lingua italiana e messi in musica”.
Il coro “Mani Bianche Roma” a Firenze (foto: F.Asciolla)
L’emozione vissuta dallo spettatore che assiste allo svolazzare leggero delle mani inguantate di bianco tra l’esplosiva vitalità giovanile dei coristi e le appropriate canzoni che accompagnano i loro gesti si può solo assaporare in prima persona.
Un piccolo assaggio in questo video amatoriale girato a Firenze:
Founder e Direttrice responsabile di B-hop magazine. Giornalista professionista, lavoro dal '98 all'agenzia Sir dove mi occupo di temi sociali e umanitari, migrazioni, esteri. Laureata in Lingue e letterature straniere moderne, ho scritto romanzi, testi teatrali e saggi e viaggiato (tanto) nel Sud del mondo. Instancabilmente curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me, ho voluto B-Hop per portare bellezza, fiducia e consapevolezza nel mondo dell'informazione e nella società.