di Paolo Madaio – L’abbandono progressivo delle fonti fossili e la dismissione delle centrali a carbone rappresenta oggi una priorità assoluta perseguita dal mondo intero. A livello comunitario è stato sancito Il 14 luglio 2021 dalla Commissione Europea con il Green Deal, un patto che coinvolge tutti gli Stati membri UE e che si è dato due traguardi principali.
• ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030
• raggiungere la carbon neutrality (l’indipendenza energetica dal carbone) entro il 2050
All’interno di questi processi, le cosiddette Terre rare (definite con l’acronimo REE Rare Earth Elements), rivestono un ruolo particolarmente strategico per le loro preziose proprietà elettrochimiche, magnetiche e ottiche essendo metalli fondamentali per la realizzazione di prodotti di alta tecnologia finalizzati alla produzione e il funzionamento di oggetti che fanno parte della nostra quotidianità.


Le Terre Rare corrispondono a 17 metalli presenti nella tavola periodica degli elementi chimici (Scandio, Ittrio oltre i 15 lantanoidi: Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio) e ai più è ancora poco noto che sono utilizzate all’interno di smartphone touchscreen, lampade, hard disk di computer, fibre ottiche, laser, molte apparecchiature mediche, pack batterie per le auto elettriche.
Sono inoltre largamente utilizzate anche nella produzione di tecnologie green come turbine eoliche e pannelli fotovoltaici nonché, per le loro proprietà eccezionali magnetiche e conduttive, indispensabili nell’industria elettronica, tecnologica, aeronautica e militare.
“Ciò fa comprendere che senza Terre rare non esisterebbe transizione ecologica o digitale, la larga versatilità di utilizzo ne determina la indispensabilità, per questo la loro domanda è destinata a crescere esponenzialmente negli anni a venire“.


Alla materia prima pronta per l’uso industriale si arriva dopo costosi processi di estrazione mineraria, fusione e separazione ai quali vanno correlati altissimi costi ambientali e sociali; inoltre sono frequenti problemi come il contrabbando, l’estrazione illegale che accrescono i problemi di danni ambientali in un mercato scarsamente regolamentato in termini di leggi comuni sul commercio estero e sul controllo delle esportazioni.
Il crescere vertiginoso della domanda ha fatto impennare la corsa all’accaparramento di tali risorse nell’ultimo decennio: ed oggi
la Cina produce circa l’80% delle forniture totali mondiali e detiene circa il 37% delle riserve del nostro pianeta.
Il gigante asiatico ha fatto ingenti investimenti comprando intere regioni nelle aree a maggiore presenza di giacimenti di Terre Rare (fonte: Chinadaily.com.cn) relegando le altri nazioni competitrici a quote di mercato minimali ed un futuro di dipendenza commerciale per le produzioni derivanti dall’uso di REE.
Assecondare il crescente fabbisogno di materiali ad altissimo utilizzo tecnologico, con un occhio rivolto ad un approccio circolare alle catene di produzione nei Paesi di estrazione, è ancora una materia sulla quale dover lavorare moltissimo.
Ma ci sono casi estremamente virtuosi come l’azienda brasiliana CBMM (Companhia Brasileira de Metalurgia e Mineração), il maggior produttore al mondo dell’elemento chimico Niobio, un metallo duttile grigio lucente che non rientra nelle REE ma è ugualmente caratterizzato dalla versatilità di utilizzo in molteplici campi merceologici.


Il niobio è utilizzato principalmente nell’industria metallurgica, additivo nelle leghe di acciaio per migliorare la durezza e la resistenza alla corrosione, attrezzature mediche, missili e combustibile nucleare, produzione di occhiali, orologi, gioielli e oggetti decorativi.
L’azienda brasiliana del Minas Gerais copre il 90% dell’offerta globale e ci offre un raro e virtuoso esempio, avendo adottato nei cicli di lavorazione standard sostenibili e ottenendo così, prima compagnia mineraria al mondo nel 1997, la certificazione del sistema di gestione ambientale ISO 14001, uno degli standard ambientali più severi in materia.
“Adottare un modello di sviluppo, in controtendenza a quello basato sul maggiore output possibile al minore prezzo, è dimostrato essere possibile”.
Altro aspetto da tenere in importante considerazione deve essere il recupero dei materiali alla fine del ciclo di vita attraverso il rispetto di norme ambientali.
Il riciclo del prodotto finito (tipicamente di tipo RAEE – rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche ) è cruciale perché permette di riutilizzare i materiali riciclabili tra i quali le Terre Rare per successivi impieghi. Un corretto smaltimento contribuisce a preservare l’ambiente da potenziali danni causati da questi dispositivi, che possono contenere sostanze inquinanti e dannose per la salute.
“L’estrazione e il consumo di questi elementi sta aumentando ad un tasso del 3% all’anno e continuerà così almeno fino al 2050“.
afferma Josep Peñuelas, ricercatore presso l’Unità di Ecologia Globale CREAF-CSIC Barcellona.
La richiesta di elementi chimici in quantità crescente potrebbe indurre crisi a tutti i livelli e non sarà sostenibile nel lungo periodo portandoci verso l’esaurimento delle risorse.


Per tale motivo con un interesse sempre maggiore l’attenzione si sta dirigendo verso la luna, nostro satellite naturale, dove è acclarata la presenza di tali preziosi elementi chimici e dove già si stanno direzionando ingenti investimenti da parte delle maggiori potenze mondiali consorziate.
Ci sarà allora da augurarsi che possa prevalere una filosofia di conservazione del romantico corpo celeste, che presto per scopi non solo scientifici ci accingeremo nuovamente ad esplorare.





















