di Amato Orecchini – Sul filo della speranza e dell’anelito di pace scaturito simbolicamente dal soglio pontificio di Francesco così ricco di promesse, c’è stato il tanto auspicato riavvicinamento, almeno nel linguaggio non verbale, di USA e Ucraina secondo una volontà condivisa, in buona sostanza, da tutto l’Occidente: la strada madre verso la possibile cessazione delle ostilità e l’inizio dei negoziati.
Quella foto dell’incontro a San Pietro tra Trump e Zelensky in occasione del funerale di Papa Francesco è entrata nel nostro immaginario come la visione del mondo più vicina alla cultura della pace, come insieme di valori e comportamenti che favoriscono il rispetto della vita e il rifiuto della violenza, dove la promozione del dialogo tra gli uomini riesce a superare il disprezzo, le umiliazioni, l’odio e a risolvere i conflitti, costruendo società pacifiche e inclusive.


Il lento progredire verso un tentativo iniziale di mediazione da parte statunitense, che conduca a positive proposte sia da parte degli aggressori russi che degli aggrediti ucraini è scandito dal tempo dell’ora di Mosca che, consolidata l’idea di come una mezza vittoria sul campo sia preferibile di gran lunga ad una continuata e insostenibile ostilità, persiste nel tenere sotto ferro e fuoco, con incessanti bombardamenti, la popolazione ucraina.
Il tempo è quello necessario sia a riconquistare completamente la regione russa del Kursk (a detta di Zelensky ancora non liberata), invasa dagli ucraini nell’agosto dello scorso anno, per bilanciare le perdite del loro territorio, sia ad avere delle posizioni di assoluto vantaggio lungo la linea del fronte da far valere successivamente al tavolo dei negoziati, secondo una strategia di bilanciamento, nell’ambito di uno scambio di territori o di contenimento.
Mentre per Zelensky la possibilità di accettare, sotto costrizione, uno “status quo” sulle posizioni scaturite da quelle del 2014 con l’invasione e l’occupazione della Crimea, continuate con la guerra ibrida e l’occupazione di parte del Donbass e di altri territori fino all’occupazione attuale di parte di quattro provincie ucraine non significherà, per una serie di motivazioni, il riconoscimento ufficiale dei territori occupati dai russi.
In primis perché sarebbe un riconoscimento inaccettabile per la maggioranza del popolo ucraino, ma anche perché, da un punto di vista giuridico, la costituzione di Kiev definisce i confini ucraini “indivisibili e inviolabili” e, non ultimo, per una risoluzione dell’Onu del febbraio 2023, che condanna l’aggressione della federazione russa, ne chiede il ritiro immediato e ribadisce la necessità di raggiungere una pace giusta e duratura, preservando soprattutto l’integrità territoriale ucraina.
Pertanto, al momento, è difficile stabilire quanto potrà durare questo insensato gioco di potere che porta solo morte e distruzione, sebbene ci siano per la prima volta alcuni spiragli di luce da parte russa, come la proposta di una tregua di tre giorni dall’8 al 10 maggio, ma sempre funestati da repentini passi indietro come i bombardamenti avvenuti nei giorni scorsi in varie città dell’Ucraina.
L’ultimo attacco russo è stato alla città di Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina, con bombe termobariche che hanno ferito almeno 51 persone, fra cui due ragazze adolescenti. Mentre secondo i russi un drone navale ucraino Magura V5, equipaggiato di missili, ha abbattuto un caccia russo SU-30 sul Mar Nero.
Per uscire dall’impasse in cui ci troviamo e per abbracciare il sentiero della pace ci dovranno essere dei passi sostanziali da parte di entrambi,
ma soprattutto un maggiore sincero slancio verso una vera e sentita pacificazione da parte di Putin.
In una intervista diffusa ieri il presidente russo ha detto: “La riconciliazione con il popolo ucraino è inevitabile, ma è solo questione di tempo”.
Poche ore dopo Donald Trump ha invece detto che la pace tra Russia e Ucraina potrebbe non essere realizzabile.
Speriamo che prevalga il buon senso.
Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















