di Margherita Vetrano – “Gentile presidente, Le scriviamo per portare alla sua attenzione la questione della sicurezza nei quartieri Lamaro, Don Bosco, Appio Claudio. Negli ultimi mesi noi genitori assistiamo con preoccupazione all’incremento di episodi di violenza e microcriminalità nei suddetti quartieri ad opera di gruppi organizzati di ragazzi, spesso armati di coltelli“.
Ascolta “Roma, lettera aperta dei genitori contro violenza e microcriminalità” su Spreaker.
Inizia così la lettera aperta inviata il 2 aprile al presidente del VII Municipio di Roma Francesco Laddaga, un accorato appello contro gli episodi sempre più frequenti di violenza e microcriminalità.
Venerdì 11 aprile, alle ore 8:00, all’incrocio tra via Fadda e via Filomusi Guelfi avrà luogo un flash mob per protestare contro il fenomeno. L’evento è indetto dai genitori del plesso Fadda dell’I.C. via G. Messina, recentemente bersagliato da furti. Insieme ai genitori manifesteranno anche i negozianti di zona, a tutela dei loro esercizi, contro gli episodi di violenza e microcriminalità.
L’ultimo è accaduto proprio nel quartiere Lamaro, presso l’I. C. via G. Messina plesso “Albert Schweitzer”, quando alcuni ragazzi della scuola media sono stati aggrediti da coetanei armati di coltelli.
“Crediamo che la serenità e la sicurezza dei ragazzi sia un’assoluta priorità in un’età, quella della scuola media, in cui a a volte con fatica, cercano di conquistare la loro autonomia – si legge nella lettera – Sapere che fuori dalla scuola sono a rischio di ‘incontri pericolosi’ mina la loro serenità e quella delle famiglie”.
Con la missiva, le famiglie hanno richiesto una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Presenza necessaria soprattutto negli orari di ingresso e uscita degli studenti, per monitorare ed evitare il ripetersi di spiacevoli episodi.


La lettera è stata inviata a firme congiunte. La connessione di più scuole è stata voluta dai presidenti del Consiglio d’Istituto che si sono uniti per amplificare la loro voce e dare più vigore alla richiesta.
Si tratta degli Istituti Comprensivi Via G. Messina – Plesso “Albert Schweitzer”, Rita Levi Montalcini – Plesso “Italo Svevo” e “Marco Tullio Cicerone”, Gigi Proietti – Plesso “Opita Oppio” e Plesso “Via del Quadraro”di Roma.
Le scuole rappresentano diverse realtà sociali poiché radicate sul territorio del VII Municipio che è il più vasto e variegato della capitale. Con 311.000 residenti è il Municipio più grande d’Italia.
L’episodio che ha scatenato la richiesta corale però non è il primo. Già a dicembre il presidente del Consiglio dell’Istituto Comprensivo Gigi Proietti, Claudio Modesto, aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per un episodio analogo.
La violenza è arrivata dopo una lunga serie di danni alla scuola ed è stata quindi presa la decisione di rivolgersi alle Istituzioni per bloccare questo fenomeno.


“La risposta delle istituzioni non è ancora arrivata ma il vero problema è che il tessuto sociale si è deteriorato – dichiara Modesto a B-Hop magazine – Bisogna capire perché e come è cambiato, cosa è mancato nel controllo. Immigrazione clandestina e interessi illeciti hanno sicuramente contribuito a comprometterne la sicurezza”.
Nel 2024, i dati sulla criminalità a Roma mostrano un aumento significativo rispetto all’anno precedente. Secondo i dati forniti dal Procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, come riferito dall’Ansa, nel periodo dal 1° gennaio al 30 novembre 2024 sono stati denunciati 86.000 furti, 2.500 rapine e 11.000 truffe.
Un incremento nell’anno 2024 delle notizie di cronaca nera rispetto a violenza e microcriminalità ad opera di giovanissimi, mostra un panorama che richiede attenzione.
Più che baby gang si parla però di fenomeni isolati e non organizzati.
“Lo step successivo è avere una risposta dalle forze dell’ordine ed un maggior controllo“, sottolinea, citando le associazioni di pensionati e il “carabiniere di quartiere” che negli anni passati erano figure connesse al tessuto sociale. Parla di
un tipo di controllo che oggi non c’è più. Quello lontano, dato dalla conoscenza e scambio tra persone.
Rievoca una vita di quartiere in cui ogni ragazzo era nipote di tutti e se accadeva qualcosa, giungeva subito all’orecchio della famiglia.
“Oggi che la struttura sociale è cambiata, ne risentono le relazioni ma anche la scuola. Prima il genitore era più presente in ambito sostanziale che in presenza mentre oggi l’ingerenza dei genitori limita l’autonomia dei figli passando dal supporto alla sostituzione.
“il nostro compito, come Consiglio d’Istituto è quello di far emergere il sentore delle famiglie. Saranno poi le istituzioni a capire come agire.
Pur non essendo accaduti al suo interno gli episodi si configurano come una problematica che è anche della scuola – precisa Modesto -. E’ punto di riferimento per le famiglie e deve essere centrale. Oggi che il cittadino vive pochissimo la parrocchia o il gruppo politico e ha perso il senso della piazza, sostituita da quelle virtuali, la scuola diventa punto di accumulazione sociale fortissimo”.
La risposta da parte dei genitori è di grande condivisione non solo della paura ma anche della ricerca di una soluzione.
La scuola non può fornirne ma può essere un tramite per accedere ai canali comunicativi per veicolare le richieste e segnalare i disagi.


“Il mondo della scuola è molto complesso e la decisione del docente o del dirigente deve passare per percorsi farraginosi e limitanti. Le linee guida del Ministero a volte ci vincolano. Sono un genitore ma anche parte di un organo amministrativo della scuola. Il mio compito è quello di capire la ratio mentis dell’evento che ha portato alla decisione del dirigente e spiegarlo alle famiglie”, afferma.
Modesti condivide che la scuola è la base della formazione di una persona che non si può delegare alla sola famiglia. E’ la fucina dove cultura e formazione si fondono per creare competenze. Il Consiglio d’Istituto è lo strumento democratico che mette in relazione le famiglie coi funzionari che gestiscono la complessa macchina “scuola”.
Scuola come “concetto di comunità educante, che comprende tutto il personale, dal Dirigente al personale ATA.
In questo panorama, la speranza dietro alle lettere inviate al presidente del Municipio è che le prese di consapevolezza siano condivise e puntualizzate in maniera più cristallina presso le autorità politiche e di controllo.
“Non abbiamo bisogno di repressione ma di controllo inteso come rispetto delle leggi e adeguamento delle stesse se non idonee”
dice Modesto- ci auguriamo che si crei una macchina in grado di evidenziare e prendere coscienza, in modo da creare una migliore azione a supporto delle famiglie”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















