di Irma Castelli – “I giovani di oggi pensano solo al cellulare, non si interessano di politica“. Quante volte abbiamo sentito frasi di questo tipo?
Generalizzare è sempre sbagliato, tanto più in termini giudicanti e negativi. Non tutti i giovani sono disinteressati alla politica, ma forse buona parte lo è.
Secondo il report dell’Istat, infatti, nel 2023 la partecipazione civica e politica si conferma meno diffusa tra i più giovani (45,2% nella classe 14-19 anni).


Invece di puntare il dito, però, sarebbe opportuno porsi delle domande: “Perché questo disinteresse?” ma soprattutto: “Possiamo davvero biasimarli?”.
Una giovane italiana che vuole mantenere l’anonimato ha inviato questa lettera a B-Hop. Il titolo è “Riflessione di una giovane disinteressata di politica“.
La pubblichiamo in versione integrale:
“La politica italiana (così come quella di tutti i Paesi nel mondo) è indissolubilmente ed intrinsecamente legata agli avvenimenti storici avvenuti in passato. La storia segna e ci insegna.
Quello che mi chiedo è: come siamo arrivati ad un assetto in cui sembra che le dinamiche caratterizzanti il mondo della politica siano simili a quelle innescate in un reality show?
A noi giovani lavoratori, molti dei quali in aziende private, viene riempita la testa di valori come spirito di collaborazione, empatia, impegno per il prossimo, atteggiamento proattivo e di supporto nei confronti del nostro team. Tutti valori perfettamente in linea con le aspettative dei vertici aziendali il cui (giusto e sacrosanto) obiettivo finale è la crescita dei profitti.
Ma non dovrebbero essere, questi, gli stessi valori da difendere e perseguire se si è alla guida di un Paese intero? Se si sostiene di fare l’interesse del popolo? Se si rappresenta il popolo?
In nome di una democrazia che appare sempre più utopistica, ci ritroviamo ogni giorno spettatori di continui teatrini (in tv, sui social, sui giornali) in cui la priorità non sembra più risolvere i problemi in ottica di miglioramento collettivo della società, ma fare intrattenimento, prendendo parte a questo spettacolo di cattivo gusto.


Se contraddici a destra sei un comunista, se contraddici a sinistra sei un fascista.
Come se non riconoscersi in nessuna delle parti fosse un fallimento personale, come se le mille sfumature in mezzo a quei due colori fossero inesistenti.


Una visione, questa, molto ancorata al passato.
Un passato a cui i giovani di oggi non hanno preso parte e che, in quanto giovani, vorrebbero superare, pur tenendo bene a mente gli errori del passato.
Ma rivolti verso il futuro.
Vivere il presente con un occhio puntato al futuro: non è questo il senso di ciò che viviamo ogni giorno?
Come se camminando in un sentiero scosceso si perdesse tempo a guardare indietro invece di fare attenzione a dove si mettono i piedi. Si rischia di cadere.
Lo stesso vale per i giovani di oggi: è più importante pensare alle garanzie per il futuro anziché a cosa è andato storto nel passato.
Molti giovani faticano ad interessarsi alla politica perché sono troppo impegnati a “sopravvivere” e tentare di costruire qualcosa in un contesto economicamente molto difficile. E non vogliono prendere parte ad un gioco – quello delle fazioni – iniziato ormai troppo tempo fa.
Questo avviene in una cornice, quella italiana (ma non solo), in cui ogni opinione espressa, ogni iniziativa, ogni critica costruttiva (e non) vengono giudicate solo “di destra” o “di sinistra”, senza tenere conto degli aspetti oggettivi e sviscerare il problema – e le possibili soluzioni – in maniera trasparente, proprio come farebbe un team di lavoro in un’azienda privata.
In un’azienda con dei capisaldi forti ed un ambiente di lavoro sano e rispettoso, i dipendenti lavorano per il bene dell’azienda stessa e conseguentemente per il proprio, in ottica di collaborazione, confronto, accettazione delle critiche costruttive, il tutto volto al raggiungimento di un obiettivo principale: aumentare il profitto.
Quando e perché è diventato più importante screditare le tesi, opinioni e azioni altrui rispetto a concentrarsi sul dimostrare il valore delle proprie idee?


Questa lettera non vuole essere un suggerimento presuntuoso su come far funzionare la ‘macchinosa macchina’ politica in Italia.
E’ solo lo sfogo di una giovane disinteressata di politica, che probabilmente, proprio per questo, ha meno diritto di giudicare un ambito così complesso che richiede studio e competenza.
Piuttosto, spero sia un piccolo spunto di riflessione per spingerci a porci delle domande:
Cos’è davvero importante per il benessere della società?
Schierarsi sulla base di informazioni frammentate, pensieri superficiali o faziosi?
Oppure cercare di esprimere un parere oggettivo, frutto di un pensiero critico, di un confronto sano e di un’analisi dettagliata delle conseguenze (positive e negative) di una decisione presa riguardo un tema specifico?
Ma soprattutto:
È davvero questa la democrazia per cui abbiamo lottato? Quella che vogliamo e che – soprattutto – meritiamo?”
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















