di Edoardo Caruso – L’arte dello street artist anonimo Qwerty nasce dalla poesia ed insieme al suo socio portano avanti un lavoro artistico da diversi anni, fatto di ricerca e di perfezionamento del linguaggio comunicativo.
Vi sarà capitato di imbattervi, girando per Roma, in curiose immagini e sticker attaccati nei posti più disparati con scritto “Qwerty”. Talvolta questi adesivi sono accompagnati dalla scritta “Think Poetic” o da altri detti ricodificati, come “minimo sforzo, pessimo risultato’’.
Qwerty è attivo principalmente a Roma e Carrara, dove da diversi anni, insieme ad un socio, ha avviato il suo progetto di ricerca artistica.
Ad oggi lo street artist attacca dai duecento ai duecentocinquanta sticker al giorno su diversi tipi di supporto, insieme ai poster e alle opere concettuali e temporanee. Possiamo trovare i suoi lavori in 40 paesi.


Raccontare Qwerty è un’impresa difficile. Quando lo incontriamo a Roma passa da un argomento all’altro con una velocità incredibile, attraverso collegamenti tanto labirintici quanto è complessa la realtà stessa.
Il suo amore per la poesia e l’arte è tangibile, tanto da fargli venire i brividi. Tra un discorso e l’altro cerca di dare un filo conduttore alla sua storia, andando alla ricerca delle giuste parole.


“Fin da piccol* sapevo di essere nat* per qualcosa di importante” confida Qwerty a B-Hop. Una riflessione che apre alla consapevolezza che, prima o poi, ciò per cui sentiamo di essere nati si scontra inevitabilmente con la realtà, spingendoci a interrogarci anche sul nostro percorso.
“Io ho trovato attraverso la scrittura di poesie e l’arte visuale il mio progetto, Qwerty. Anche se non ha un intento programmatico, viene dalla mia ricerca artistica continua e non l’ho mai codificato: non so chi sono, dove sto andando e non mi interessa”.
Perché il nome quindi? Come gli stickers e le altre opere, se guardiamo la tastiera del nostro pc, c’è scritto QWERTY, che è una parola che non significa nulla, un codice che tutti conosciamo e che sta lì, nascosto in attesa di essere trovato, come le opere disseminate nel contesto cittadino.
La poetica di Qwerty, come possiamo immaginare, non avendo intento programmatico è complessa quanto l’animo umano e invita alla riscrittura del ‘codice’ con cui ognuno di noi legge la realtà.


Alcuni esempi di opera concettuale in contesto urbano potrebbero essere un televisore abbandonato in mezzo alla strada fra la spazzatura, con scritto “GAME OVER” sopra dall’artista, oppure un water abbandonato con un adesivo attaccato e la scritta “EGO”. Questo tipo di opera rappresenta perfettamente il tipo di poetica traversale che utilizza. Nel caso del televisore per mostrare la transitorietà della vita o facendo riflettere sul ruolo dell’ego nell’altro caso, portando quindi al pensiero poetico.
L’oggetto decontestualizzato diviene un veicolo artistico che i più curiosi notano. Attraverso un cortocircuito del senso di un oggetto che non dovrebbe esserci, si può arrivare, se si è curiosi, a farsi due domande sulla sua storia, arrivando così al cuore poetico della questione: questo è anche il motivo dietro Think Poetic. Esso può sembrare un’ordine che si imprime nella retina e nella mente di chi è più sensibile e che esorta al pensiero poetico.


“Pensa poetico” infatti è parte dei lavori di Qwerty ma la poesia ne è anche l’anima nella sua forma scritta. Il lavoro artistico di Qwerty parte attraverso la poesia ma le sue opere sono anche visive.
“Molti ci hanno raccontato di essersi sbloccati e di aver ripreso a scrivere grazie a Think Poetic”, racconta Qwerty.
Un’opera che colpisce molto è quella raffigurante una donna con un codice QR negli occhi che, se scansionato, non porta da nessuna parte.
Lo spettatore, con il telefono in mano e nessuna risposta, rimane spaesato, quindi Think Poetic, riscrivi i tuoi codici, rifletti sul modo in cui interpreti il mondo.


Cosa ti muove, qual è il tuo senso rispetto ai tuoi lavori? “Think Poetic ha un senso per me, ma ognuno deve trovare il suo”, ci dice. E lo stesso vale per le altre opere.


L’utilizzo dei diversi linguaggi da parte dell’artista mostra una ricercatezza al limite dell’inverosimile, con una comunicazione ispirata all’immediatezza della pubblicità.
Sia la materia che il significato diventano mattoni per i lavori di Qwerty e la riproducibilità delle opere grazie al “bombardamento degli sticker e dei poster” in diverse zone fa il suo lavoro di comunicazione.
Anche la ricerca poetica e artistica, come ci spiega Qwerty, è frutto di un grande scavo e lavoro su immagini interiori, come il personaggio simbolo del progetto, Zemi.
“Ho lavorato su questo personaggio per diverso tempo, da molti anni ce l’ho in testa e ho deciso di farlo riemergere da poco tempo.”
“Attraverso il lavoro in studio induco la “divina mania”: prima creo il mio disegno attraverso il flusso di lavoro più intenso e potrei starci molte ore, poi raffino con la razionalità e la tecnica’’.


Quando gli facciamo notare che gli psicologi chiamano questo noto stato di coscienza flow, o esperienza di flusso, risponde: “Lo scriverò in testa a Zemi” e poi ride di gusto.
Quella con Qwerty è stata una chiacchierata che non avremmo voluto finisse mai. Ci ha colpito lo spessore umano e il fatto di saper valorizzare ambienti e persone attraverso il senso poetico.
Infatti, Qwerty ha lavorato per anni intorno al fenomeno della migrazione attraverso lavori come questo poster, dove c’è un migrante che si attacca alle parole di un libro, come se fossero le onde del mare, tre la quali cerca di riscrivere la sua storia.


Un altro suo lavoro interessante è quello alle cave Henraux in Garfagnana nel quale valorizza lo spazio roccioso delle cave distrutte dai lavori umani, invitando alla riflessione.


Dopo aver salutato Qwerty siamo rimasti con un senso di ammirazione e spaesamento e con più domande di quelle che avevamo prima. Anche in questa circostanza è riuscito nel suo intento poetico.
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