di Daniele Poto – Poche ore dopo la cerimonia di chiusura (goliardica, sbarazzina, nazional-popolare) ci sentiamo già orfani di un’Olimpiade che ha riempito il nostro palinsesto emotivo per più di due settimane.
Organizzata dai francesi con sufficienza più che piena nonostante la delicata situazione politica del Paese e senza l’ombra di attentati a inficiarne lo svolgimento.
Certo, parlare di tregua olimpica sembra evocare un gigantesco ossimoro.
Le guerre russo-ucraina e israelo-palestinese continuano più cruente che mai e semmai suscitano un dubbio.
Perché vengono esclusi gli atleti russi e non quelli israeliani a parità di aggressione con conseguenze sui civili nel secondo caso ancora più gravi?
PUGILATO DISCUSSO. L’Olimpiade è sport ma anche facile oggetto di strumentalizzazione politiche. Così il caso della pugile Khelif è stato diversamente valutato da destra e sinistra. Noi vorremo rimanere nel fattuale.
La Khelif combatte da otto anni ed è approdata alla prima medaglia d’oro di una carriera laboriosa, intervallata dallo stop imposto dalla discussa federazione internazionale della boxe all’altezza dell’ultimo mondiale.
Se il CIO ha ritenuto di ammetterla al torneo voleva dire che aveva tutte le carte in regola per partecipare.
L’italiana Carini tra le sue avversarie è stata l’unica a sottrarsi al confronto e con modalità puerili.
I filmati dimostrano che l’italiana non aveva subito alcun pugno duro in avvio e probabilmente era convinta di abbandonare la contesa già prima di salire sul ring.
Avrebbe fatto miglior figura a non presentarsi dando semmai un significato simbolico alla propria protesta.
Va esteso il suo forfait alle responsabilità dello staff. Che ha preparato male la ragazza e ha gestito male la sceneggiata del ritiro.
Significativo che nei social sia stato riproposto il filmato di un precedente incontro della Carini con analogo ritiro per una presunta storta non procurata dall’avversaria. Mai validata da un certificato medico. Due indizi fanno una prova. Non è un caso che la rappresentativa italiana nel pugilato sia stata un disastro con una valanga di eliminazioni al primo turno.
Non è un caso che il pugilato rischi di essere escluso dalle future edizioni dei Giochi.
MEDAGLIERE. L’Italia è prima nella graduatoria delle cosiddette medaglie di cartone.
Tra quarti e quinti posti ne colleziona 45 e nessuna nazione ha questo trend che sa di sfortuna ma anche di uno zic agonistico in meno. Sono più delle medaglie d’oro ex aequo di Stati Uniti e Cina in quel medagliere che non è ufficiale ma che tutti guardano. 40 medaglie d’oro per i colossi dello sport e 40 in totale per gli azzurri di Malagò eguagliando il dato precedente, ribadendo l’ingresso nella top 10 dello sport mondiale dove la rivelazione assoluta, rispetto alla densità di popolazione sono i Paesi Bassi.
Da tener presente che l’Italia come numeri di rappresentanti (403) era la sesta selezione assoluta e anche questo è un dato che va a relativizzare le conquiste finali. Onore alla Serbia, presente in sei sport di squadra: oro nella pallanuoto maschile e bronzo nel basket (dove ha rischiato di battere la selezione NBA americana), un raccolto più pesante degli azzurri a segno con la sola pallavolo femminile.
Emblema vincente delle donne italiane che rappresentavano il 48% della spedizione e hanno riscosso più podi della componente maschile. Un ulteriore dato nobilita la varietà dei nostri podi: le conquiste sono avvenute in diciannove discipline diverse.


Certo, non vantiamo leadership consolidate. Non abbiamo più il feudo della scherma, non siamo la Cina che ha fatto l’en plein nei tuffi (otto ori in otto gare). I cinque ori dell’atletica di Tokyo sono tutti evaporati complici le disastrose condizioni fisiche di Tamberi, Stano, Palmisano, il leggero regresso di Jacobs, il disastroso apporto di Tortu alla staffetta 4 x 100 ma l’età media dei medagliati conforta in vista di Los Angeles 2028.
Un dato che vale per tutti i 10.500 partecipanti all’Olimpiade. Il 66%dei partecipanti era presente anche al precedente evento.
CAMPIONI ASSOLUTI. Colossi che ormai sembrano appartenere alla leggenda. Il cubano Lopez nella lotta, il francese Riner. Fisici statuarie e imbattibilità consolidate. Il primo ha vinto cinque edizioni consecutive, il secondo vanta in carriera dieci anni di imbattibilità.
SENNA. Alla fine ha fatto il suo dovere. Dopo il caso di infezione nel triathlon non si registrano disagi fisici per i nuotatori di gran fondo. Fiume assolto, pensiamo ai disastri del Tevere!





















