di Agnese Malatesta – “Io non voglio odiare, io voglio amare”. Sette parole che sanno di mistero se a pronunciarle è un padre a cui appena un mese prima era stata uccisa una figlia di 22 anni, Giulia.
Spezzata alla vita in modo violento e rabbioso da un coetaneo, ex fidanzato, che non la vedeva come persona ma come cosa sua. Un femminicidio che ha toccato le coscienze di tutti, nonostante fosse il 105/o del 2023 e che non è stato l’ultimo dell’anno che si è appena chiuso.
Ecco, quelle parole, o meglio quel padre ha creato e crea disorientamento rispetto ai comuni e diffusi comportamenti . Perché da subito, di fronte alla tragedia, Gino Cecchettin si è mostrato equilibrato, dolce, pacato, lucido nelle cose da dire e, soprattutto, senza rabbia; non una parola aggressiva verso l’autore di quell’atroce gesto. Comprensione e compassione anche verso i suoi genitori. Capace (almeno in apparenza) di saper gestire un dolore ingestibile.
Insomma, un uomo ammirevole che invita a riflettere.
Il suo modo di essere è stato ancora più chiaro dopo aver pronunciato, qualche settimana fa, dagli studi televisivi di “Che tempo che fa” quelle sette parole, “Io non voglio odiare, io voglio amare”. Che indicano una strada di vita. Quella più difficile, della trasformazione del dolore in qualcosa da costruire e, soprattutto, da condividere.
E’ stato lo stesso Cecchettin che ha dato una traccia per spiegare questo sentire così evoluto: il cambiamento personale cominciato un anno prima a causa del dolore provato per la perdita della moglie. Una trasformazione interiore che ora sembra essersi rafforzata con la perdita di Giulia.
Un percorso che richiama all’apertura e alla scoperta di se stessi, che cerca nuovi cammini e nuovi equilibri, che non si blocca sul vittimismo e sull’odio.
Che invece esalta la condivisione con gli altri quale contributo per una crescita collettiva. E’ anche
un credere profondo che le cose possono cambiare, che ognuno può fare la sua parte, anche attraverso il dolore più straziante.
Ci vuole sì tanto coraggio personale ma anche fiducia profonda nelle relazioni e nelle azioni individuali, una visione del mondo aperta e positiva.
Un grazie a Gino Cecchettin per questo esempio di vita, per questo suo esporsi non facile, un modello di amore.





















