di Margherita Vetrano – Ieri, 12 maggio 2024, si è tenuta a Roma la venticinquesima edizione della corsa “Race for the cure“.
La tre giorni di eventi, a partire da giovedì 9 maggio, si è conclusa con la gara podistica certificata Fidal di 10 km.
Ascolta “A Roma la venticinquesima edizione di Race for the cure” su Spreaker.
La corsa si è tenuta in contemporanea con altri circuiti più brevi: la classica di 5 km e la passeggiata di 2 km.
In un percorso ad anello, con partenza ed arrivo a Circo Massimo, sotto un sole estivo, la gara ha visto sfilare persone di diverse provenienze ed età.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal palco d’onore, ha inaugurato la corsa dopo esser stato insignito del pettorale numero 1 dagli organizzatori.
L’evento simbolo della Komen Italia, organizzazione senza scopo di lucro che opera nel volontariato dal 2000, ha permesso di raccogliere ed investire 26 milioni di euro in oltre 1500 progetti.
“Race for the cure” è attualmente la più grande manifestazione in Italia e nel mondo per la lotta ai tumori al seno.


B-Hop Magazine ha raccolto alcune testimonianze fra i partecipanti.
“Per me è sempre emozionante ed ha un valore doppio essere lì, in mezzo agli altri ma anche con le mie amiche che hanno condiviso il mio percorso” racconta Paola, di Roma, viso dolce ed emozione nella voce.
“Mi emoziona vedere tutte queste persone con le maglie rosa, vederle sorridenti, vedere che ce l’hanno fatta e vederle insieme alle persone che le amano”, aggiunge.
Le maglie rosa sono indossate da tutte le donne guarite dal tumore e che ogni anno partecipano alla gara.
Le maglie bianche, sono destinate ai supporter; amici, parenti, o semplicemente simpatizzanti.
“E naufragare è dolce in questo mare” bianco-rosa, che sfila e sciama nel cuore della capitale.
Quanta vita e quante storie nascoste dentro ognuna di loro!
Famigliole, bimbi piccoli nei passeggini e cagnolini al guinzaglio, indossano tutti la loro maglia. Indossano tutti il loro sorriso.
Un esercito d’amore che intreccia infiniti percorsi così lontani eppure così simili.
Umanità diverse, sotto il sole romano, lontane anni luce dalle stanze d’ospedale dove c’è chi combatte ma non è dimenticato.
E’ un caldo abbraccio, intangibile e di gesti silenziosi, a volte nascosti ma di emozioni profonde ed indelebili.
L’aria è pervasa da una musica che va oltre il suono; è l’armonia di chi vuole esserci, nonostante tutto, per incoraggiare chi oggi è più debole ma che domani potrà tornare a correre.


“La Race l’ho sempre vissuta come un evento importante” ricorda Barbara, una minuta Haudrey Hepburn in carne ed ossa.
“Da due anni – confida – la vivo con maggior intensità perché sono entrata anche io nella grande famiglia delle donne in rosa. Alla Race si crea una sorta di fratellanza, ci si sente meno sole e ci si rispecchia in altre te. Solo chi ha vissuto sulla propria pelle può capirti!”.
“Race for the cure” è un bel momento, un evento che si può vivere anche da soli ma è più bello se vissuto in compagnia.
All’arrivo sono in tanti; chi ha corso ed è sudato, chi ha passeggiato, chi si è fermato ed è ripartito.
Ci sono madri in rosa che sfilano al braccio dei propri figli, gruppi di amiche e striscioni, tanti striscioni per ricordare anche chi non c’è più.
Corre chi può e chi non può, partecipa comunque con la sua gioia di esserci e di non dimenticare.





















