di Margherita Vetrano (da Omaha Beach, Francia) – Quest’anno ricorrono gli 80 anni dallo sbarco in Normandia. Centinaia di turisti ripercorrono i luoghi della memoria per omaggiare i caduti e celebrare l’inizio della fine della Seconda guerra mondiale.
Ascolta “A Omaha Beach, sui luoghi dello sbarco in Normandia” su Spreaker.
Il 6 giugno 1944 le truppe alleate sbarcarono in forze sulla spiaggia di Omaha Beach, a nord della Francia per soverchiare l’egemonia nazista che per anni aveva dominato la scena mondiale.
Le truppe americane, canadesi ed inglesi, approdarono sulla spiaggia alle 6:30 di quello che passerà alla storia come il D-Day, per conquistare la terra di Francia.


Le ondate degli alleati furono continue, finché la linea tedesca, indietreggiando, fu costretta ad abbandonare il territorio francese, consentendo la conseguente liberazione dall’occupazione nazista.
Le vittime di quell’attacco furono oltre 3.000.
Il ricordo del loro sacrificio e dell’azione eroica sono molto vivi nella memoria del territorio che da sempre le celebra con musei, collezioni private e monumenti.
In occasione degli 80 anni dallo sbarco sono stati programmati eventi e celebrazioni nonché commercializzati gadget e souvenir di ogni tipo ma ciò che più di qualsiasi cosa può stimolare il ricordo, è ripercorrere i luoghi dello sbarco, esperienza suggestiva che trascende le celebrazioni istituzionali.
Camminare sulla spiaggia di Omaha, toccare la sua sabbia rossastra, bagnare i piedi nel mare freddo, proseguendo fino al monumento “Les braves“ (letteralmente “I coraggiosi”) prepara alla visita ai luoghi.
Il monumento, con le sue alte lame d’acciaio chiaro-scure, infitte nella rena, rivolte al cielo, evoca la separazione delle tenebre dalla luce.


Ed apre le porte della rimembranza; un’esperienza coinvolgente, enfatizzata dal panorama.
Il cielo di Normandia, con le sue nuvole basse e il drizzling perenne, quel vento che spazza la terra, rievocano costantemente quella mattina.
Osservando l’orizzonte sembra quasi di vedere le truppe approdare e sentire gli echi di colpi di pallottola e urla di soldati.
E’ lo sguardo del ricordo, portato via dal vento.
Oggi, nei pressi della spiaggia, per diversi chilometri, le case e gli esercizi commerciali espongono bandierine, stendardi e fotografie commemorative.
Ma la memoria è nell’aria e sarà facile farsi trasportare dall’emozione di orgoglio misto a paura e fierezza per chi ha perso la vita, combattendo per la libertà altrui.
Ai lati delle strade, giovani soldati sorridono da fotografie in bianco e nero; in bella mostra i loro nomi, battaglione di appartenenza e nazionalità.
A Vierville sur mer è possibile visitare il museo del D-Day , nato dalla collezione privata Brissard, ricco di oggetti, abiti, armi e notizie; al suo interno è ricostruito un ospedale da campo.


Nella zona ci sono altri musei ma la visita più commovente è senz’altro quella al Cimitero Militare Americano e Memoriale della Normandia.
Il sito contiene 9.387 tombe di soldati, morti durante la Seconda Guerra Mondiale; i 1.557 soldati senza nome sono ricordati nel Giardino dei Dispersi.
Le migliaia di croci bianco splendenti, nel giardino di pietra, spiccano sul prato verde, a picco sul mare; croci cristiane ed ebree, una accanto all’altra.


Nel visitor center del cimitero è possibile visionare altro materiale tra cui video, reperti e annotazioni.
A ciclo continuo, l’elegante cinema propone un documentario sullo sbarco e, nella sala delle commemorazioni, una voce ripete senza soluzione di continuità i nomi degli eroi periti.
Fra questi anche quelli dei 3 dei 4 fratelli Niland, la cui vicenda ha ispirato il film “Salvate il soldato Ryan“. Accanto alle loro, molte altre fotografie, riempiono la sala.
Incontrare lo sguardo di quei giovani è un momento di alta commozione, pensando alla vita perduta, in nome della libertà. Protagonisti belli come attori, ricchi di quella bellezza che nasce dall’orgoglio di appartenere a qualcosa di grande.


La visita per gli 80 anni dallo sbarco in Normandia è molto più di uno sguardo al passato ma un tuffo nelle emozioni e nei sentimenti di “un tempo che fu”, ancora vivo nella memoria e nell’orgoglio patrio.





















