Salviamo l’asilo nido interculturale “Munting Tahanan”, la piccola casa di tutti i colori

(di Patrizia Caiffa) –Era una casa molto carina…”: è con questa musichetta di Sergio Endrigo nell’aria che bimbi di tutte le nazionalità giocano e crescono insieme, con naturalezza e semplicità. La casa è “bella, bella davvero” e si trova a Roma, nel quartiere Boccea. E’ lasilo nido “Munting Tahanan”, che in tagalog, la lingua delle Filippine, significa “Piccola casa”.

Nato nel 1996, è stato il primo centro interculturale per minori stranieri della capitale. Oggi accoglie 40 bimbi da 0 a 3 anni di 13 nazionalità e rischia di chiudere.

 

Il 31 maggio scade infatti il contratto stipulato con il Comune di Roma per la gestione del centro. Nel frattempo non sono usciti altri bandi ed educatrici e famiglie stanno lanciando un appello per salvare questa “piccola casa” di tutti i colori.

Dopo una prima richiesta a gennaio rimasta senza risposta, in questi giorni è stata inviata una nuova lettera all’assessora alla persona, scuola e comunità solidale di Roma Capitale, Laura Baldassarre, per chiedere una proroga del contratto fino al 31 luglio 2019, in modo da completare almeno il percorso educativo iniziato a settembre.

La stessa situazione riguarda anche altri asili nido della capitale, che stanno pensando di unire le forze per affrontare l’emergenza.

Nell’asilo nido ci sono bambole con gli occhi a mandorla, con la carnagione chiara, con i capelli ricci come gli africani o lisci come gli asiatici. Appena varchiamo la soglia del nido troviamo due bimbette di nemmeno tre anni che si contendono un bambolotto comprato in Nicaragua. “E’ il loro preferito”, precisa la maestra. Una bimba ha le treccine e viene da Capoverde, l’altra è cinese e chiede l’acqua in romeno.

Si cambia il pannolino alla più piccola

Tra loro si capiscono, anche se ognuno parla due o tre lingue e quella che prevale è l’italiano. Le canzoncine sono in inglese o in portoghese. La bimba più piccola è filippina e ha sei mesi: la troviamo tra le mani amorevoli di Gloria, che le cambia il pannolino.

Poi tutti a giocare con i doni della natura, con sabbia, ceci e pietre, con materiali di riciclo. 

Colazione, pranzo cucinato dalla brava cuoca e merenda insieme, compreso il pisolino nei lettini.

Nessuno ha paura del diverso, tutto è semplice e naturale, tutto è creativo.

Qui non esistono muri e barriere, solo cura, gioco e condivisione.

“La mancata proroga del servizio – scrive la Commission for filipino migrant workers Italia, l’associazione che gestisce il centro – causerà un danno notevole ai bambini e alle famiglie in quanto verrà a mancare un fondamentale sostegno al processo di integrazione sociale e culturale”.

Le 40 famiglie – il 40% sono filippini -, hanno lavori precari e non rientrano nelle graduatorie per accedere agli asili nido comunali.

 “La convenzione con il Comune di Roma permetteva di coprire 14.000 euro di spese mensili – spiega a B-hop Luisa Pagano, una delle volontarie –, così le famiglie potevano pagare una retta minima, di 150 euro, invece che 450 euro come negli asili privati”.

“Dobbiamo cercare di tamponare l’emergenza fino a fine luglio. Siamo in attesa di una risposta dell’assessorato”.

Angelica Da Rocha, direttrice del centro – foto: P.Caiffa

“Ci hanno detto che quest’anno non ci saranno bandi ma prevedono di aumentare di tre ore il sostegno nel doposcuola degli istituti pubblici  – conferma la direttrice del centro Angelica Da Rocha, brasiliana -. Ma le nostre famiglie hanno bisogno di altro, perché i bimbi sono piccoli e non sanno dove lasciarli”.

“Il nido è una alternativa importante per evitare separazioni dolorose tra mamme e bambini – prosegue -. A volte sono costretti a mandarli dai parenti in patria o a portarli con sé nei luoghi di lavoro. Se chiude il nido lasciamo per strada, in grande difficoltà, bambini e famiglie”.

Al “Munting Tahanan” ora ci sono bimbi da Filippine, Capoverde, Ecuador, Salvador, Perù, Brasile, Romania, Moldavia, Russia, Ucraina, Cina, Giappone e Italia. Molti sono nati da coppie miste. Un bimbo ha madre coreana, papà giapponese ed è di nazionalità brasiliana. C’è anche un piccolino con problemi di autismo. Alcuni sono figli di mamme single.

L’asilo è aperto dalle 8 alle 17 ma le dieci educatrici fanno tre ore al giorno in più di volontariato pur di mantenere in vita questo sogno: sono brasiliane, romene, peruviane, filippine e sanno bene cosa significa trovarsi sole con figli in un Paese straniero, senza una famiglia e una rete di supporto.

Se il centro chiude anche le educatrici rischiano di perdere il lavoro, ma nessuna pensa a sé: la priorità sono i bambini e le famiglie.

“Stiamo facendo tanti sacrifici per loro, speriamo di riuscire ad andare avanti – dice Manuela Tufaru, romena, lavora qui da 7 anni -. Noi siamo il ponte che collega le famiglie in difficoltà con i servizi, facciamo da tramite tra marginalità e integrazione. Questa struttura funziona e permette alle famiglie di prendere una boccata d’aria”.

L’integrazione è reale ed è un grande vantaggio per i bambini, che non rimangono isolati nelle comunità di provenienza, parlando solo la lingua dei familiari.

Perfino il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è venuto a studiare l’esperienza, ritenuta una buona prassi.

Silvia Miranda, peruviana, lavora al centro da tanti anni e molti dei bambini che ha visto passare sono oramai adolescenti: “Una nostra alunna italiana ora ha 16 anni e ha imparato qui con facilità diverse lingue straniere, perciò ha scelto di frequentare l’istituto alberghiero”.

“Il futuro è multietnico, saper convivere e rispettare ciascuno la cultura dell’altro”.

La figlia di Silvia, che ha frequentato le scuole pubbliche, vivendo con un po’ di fatica la diversità, oggi rimprovera simpaticamente la mamma: “Perché da piccola non mi hai portato qui?”

Ogni tanto il centro organizza anche feste e cene con i cibi delle diverse culture, e per i genitori è sempre uno scambio gioioso e arricchente.

Belen Regacho, filippina, si commuove quando racconta come è nato il centro, gli sforzi che hanno fatto le famiglie per ristrutturare questa nuova sede in via Bonaventura Cerretti: “Alcuni hanno pignorato perfino i gioielli per pagare il finanziamento”.

Ora il debito è stato estinto e nella “piccola casa” girano tanti volontari, compresi giovanissimi stagisti.

Ma le spese per l’affitto, gli stipendi degli operatori, le tasse e le bollette si aggirano intorno ai 18.000 euro ogni mese.

Per aiutare questa “piccola casa” molto carina è possibile partecipare ad una raccolta fondi.

Bonifico a: CFMW – Italia IBAN IT64R0310403215000000027735;  altre info: cfmwitalia@libero.it

Patrizia Caiffa

Direttrice responsabile di B-hop magazine. Giornalista professionista, lavoro dal '98 all'agenzia Sir. Scrivo libri e viaggio (tanto) nel Sud del mondo. Curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me, ho voluto B-hop per portare bellezza, fiducia e consapevolezza nel mondo dell'informazione.
Patrizia Caiffa
Patrizia Caiffa

Patrizia Caiffa

Direttrice responsabile di B-hop magazine. Giornalista professionista, lavoro dal '98 all'agenzia Sir. Scrivo libri e viaggio (tanto) nel Sud del mondo. Curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me, ho voluto B-hop per portare bellezza, fiducia e consapevolezza nel mondo dell'informazione.