Perché il teatro affascina giovani e adulti? Le sfide del mestiere di attore

(di Alessandro Diana) – Il teatro continua ad appassionare molte persone che decidono di mettersi alla prova in un contesto sociale dinamico. E’ il banco di prova per chi vuole fare qualcosa di diverso a livello amatoriale o chi, invece, lo considera come una missione e una professione. Perché?

Dall’antica Grecia a oggi, è una delle forme di arte che più ha resistito alla prova del tempo, se è vero che “la gente è il più grande spettacolo del mondo e non si paga il biglietto”, come diceva Bukowski.

Quali sono però le tappe che caratterizzano la realizzazione in scena di uno spettacolo, in particolare all’interno di un laboratorio teatrale dove i protagonisti sono giovani attori?

“Si parte innanzitutto con la scelta del testo, e capire se si vuole andare su uno spettacolo drammatico o su una commedia più brillante e leggera”, spiega a B-hop Marika De Chiara, attrice professionista, a capo del laboratorio MaMa Teatro di Roma.

Un laboratorio rivolto a tutte le fasce di età: ci sono due gruppi di lavoro, il primo composto da ragazzi giovani perlopiù alle prime armi, il secondo è il gruppo adulti, tutti attori amatoriali.

Marika De Chiara

“Il primo spettacolo a cui ho partecipato è stato il ‘Il codice di Perelà – racconta Francesco, giovane attore del gruppo adulti -. Uno spettacolo costruito a partire da un romanzo drammatico che parla di uno straniero, fatto letteralmente di fumo, accolto inizialmente a braccia aperte dalla popolazione, che lo tratta come un messia a cui viene affidato di redigere il nuovo codice di leggi del paese”.

La situazione però degenera: il maggiordomo di corte vuole diventare come il protagonista (l’uomo di fumo) e si fa bruciare: da qui tutta la popolazione incolpa il protagonista del suicidio del maggiordomo. Lo spettacolo si conclude con il processo che vede “l’uomo di fumo” condannato a morte.

“Nel nostro laboratorio cerchiamo di rendere l’esperienza teatrale dei ragazzi quanto più completa possibile – precisa Marika De Chiara -. Il numero di uomini e donne influenza la scelta dei personaggi naturalmente, e se sono tanti c’è bisogno di un testo corale. Per quanto riguarda la scenografia è importante tanto la disponibilità economica quanto il luogo dove si va a rappresentare: misurare la profondità, la larghezza e la lunghezza del palcoscenico a disposizione è il punto di partenza”.

Il ruolo dell’attore rappresenta anche una sfida personale e di crescita: “I ragazzi e gli adulti devono mettersi in gioco e grazie al loro lavoro fanno diventare la scenografia il mezzo e non il fine di una rappresentazione teatrale ben riuscita”.

Una sfida ancor più grande per chi decide di farne un lavoro:

“Il lavoro dell’attore ha in sé una missione: essere precario”, 

confida Marika: “Occorre essere saldi ed equilibrati per non perdere il contatto con la realtà. Si rischia. Alcuni periodi si lavora molto, altri molto meno. Ed è in quest’ultimo periodo che bisogna seminare per poi raccogliere successivamente. Non si deve timbrare il cartellino, per cui si è lavoratori di se stessi”.

E’ necessario “coltivare le relazioni acquisite negli anni di lavoro, vedere e studiare cosa fanno gli altri colleghi per migliorarsi e interessarsi il più possibile dei lavori di altri registi, attori, etc”.

“E cercare soprattutto di non perdere la positività”.

Il prossimo spettacolo del gruppo adulti sarà una messa in scena del “Mercante di Venezia” di Shakespeare, a novembre.

 

 

redazione b-hop

B-hop, testata giornalistica on line, dal 2014 è il primo magazine di #bellenotizie che integra i temi della crescita interiore con l’azione sociale e culturale.
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