Museo dell’etichetta del vino, nel cuore delle Marche un luogo “antico” da scoprire

di Agnese Malatesta – Entrare nel Museo Internazionale dell’Etichetta del Vino di Cupramontana, nel cuore delle Marche, è come avviarsi in un viaggio di atmosfere antiche e misteriose, come quelle dei castelli e dei monasteri di altri tempi.

E proprio nei sotterranei di un ex monastero, quello di Santa Caterina, è ospitato il Museo: labirinti, cunicoli, soffitti a volta e grotte scavate nell’arenaria accolgono il visitatore in un percorso elegante e movimentato.

Qua e là nicchie con esposizione di bottiglie di vino storiche.

Soprattutto tante teche con le etichette, provenienti da tutto il mondo; le più antiche risalgono alla fine dell’800.

Oltre centomila pezzi, donati da aziende produttrici di vino e da collezionisti. Vini ma non solo, anche liquori.

Le etichette, le protagoniste di questo museo singolare, sono un’esplosione di fantasia e creatività, di colori, di caratteri, di disegni; di riproduzioni storiche, di dipinti, di sculture, di foto. Esposte in settori a tema.

Uno di questi è dedicato ai film: spicca l’etichetta di uno chardonnay del 1988 della California, ‘Gone with the wind’, con il sensuale sguardo fra Rossella O’Hara e Rhett Butler.

Spazio ad alcuni vini toscani con la fantasia del fumettista Giorgio Forattini: personaggi in versione sportiva in occasione di Italia ’90;  fra questi, Papa Woityla, Nilde Iotti, Francesco Cossiga.

E poi le gioiose etichette dei primi del ‘900 dell’italianissimo aperitivo Martini, con avvenenti signore dai cappelli esagerati.

Spiritosa l’etichetta del lambrusco dell’Emilia rosato, dall’emblematico nome ‘Peppone Don Camillo’ dove sono disegnati gli spiritosi visi dei protagonisti del fortunato racconto di Giovannino Guareschi, affiancati manco a dirlo da un diavoletto e da un angioletto.

Fra le curiosità, una sezione, dalla Francia, di etichette sexy con nudi di donne disegnati in stile vintage.

Ma perché proprio a Cupramontana, il Museo Internazionale delle Etichette dei vini?

Perché questa piccola città, della provincia di Ancona, circa 4500 anime, ha un’antica tradizione enologica, è centro di produzione del vino Verdicchio.  

Qui si tiene ogni anno, ad ottobre, la Sagra dell’Uva, una delle più antiche d’Italia. La prima edizione infatti è del 1928.

Quest’anno, l’emergenza sanitaria non ha permesso di organizzare la manifestazione che richiama turisti e cultori del vino.

Il Museo è nato nel 1987 per iniziativa di un critico d’arte, Armando Ginesi.

In un primo momento la sua sede fu Palazzo Leoni poi fu spostato nella sede attuale, parte del  complesso museale MIG-Musei in Grotta dove trovano spazio fra l’altro l’Enoteca comunale (chiamata EnoCupr), l’Associazione Strada del Gusto e l’Horto de i Semplici, un orto botanico nell’antico orto del monastero dove si raccolgono erbe e piante medicinali selvatiche autoctone a scopo educativo.

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Agnese Malatesta
Agnese Malatesta

Agnese Malatesta

Giornalista professionista. Per trent’anni cronista all'Ansa, mi piace raccontare fatti e persone ‘comuni’. Scrivo su B-hop perché quelle storie, forse semplici ma non scontate, e comunque vitali e positive, di solito non fanno la storia del momento ma arricchiscono le vite di tutti. Mi piace pensare che questo sia un modo per contribuire al vivere civile. Sempre attratta dai temi sociali – laureata, più o meno consapevolmente, in Sociologia – guardo con passione alle novità in questo ambito. Ho una predilezione per i fiori, le rose in particolare, e per le scrittrici donne.