(reportage di Patrizia Caiffa) – Feridhoo, alle Maldive, è l’isola che non c’è. E’ alla portata di tutti, o quasi, se si ha la possibilità di risparmiare per farsi un dono bello e speciale.
Feridhoo è un’isola aperta al turismo solo da due/tre anni, dove i viaggiatori possono assaporare piccoli dettagli della vita autentica dei maldiviani e allo stesso tempo godere di ciò che tutti vanno a cercare da quelle parti: sole, acque azzurre e cristalline, spiagge bianche e palme da cartolina, pesci tropicali e coralli, relax, immersione totale nella natura e nei suoi ritmi marini. Senza fare finta di non accorgersi di quanto sta accadendo nella vita sociale e politica di un Paese e dei suoi abitanti.


Una Repubblica democratica ma che di fatto non lo è, visto che il suo attuale presidente Abdala Yameen il 6 febbraio 2018 ha creato quello che i giornali occidentali hanno definito con strepito “il caos in paradiso”, tanto che le prenotazioni turistiche sono crollate del 20/30%.
Yameen ha deciso di fare un colpo di mano e mettere in carcere due giudici della Corte suprema di giustizia, che gli avevano intimato, a rigor di legge, di scarcerare alcuni politici – tra i quali l’ex presidente Mohammed Nasheed, in esilio dal 2016 in Gran Bretagna – perché i loro processi “erano stati influenzati dal governo”. In arresto anche l’ex presidente Maumoon Abdul Gayoom, che aveva governato le Maldive per 30 anni e poi divenuto leader dell’opposizione.
Durante i primi 15 giorni del decretato stato d’emergenza, esteso poi – se non vi saranno novità – fino al 22 marzo, il governo si è premunito subito di far circolare un comunicato in cui assicurava la normalità dei servizi per i turisti.


Così nei giorni di febbraio 2018 il clima era teso nella capitale Malé, con grandi manifestazioni organizzate dall’opposizione, polizia che interveniva usando spray al peperoncino perfino sui giornalisti e la gente attaccata alle televisioni a seguire lo svolgersi degli eventi, in pieno stato di emergenza. Quest’anno a settembre/ottobre sono previste le elezioni, e la moglie del presidente già gira per le isole – secondo una vox populi – per comprare voti a suon di dollari senza nemmeno cercare di nasconderlo.
Di fatto alle Maldive pochissime famiglie si spartiscono potere, interessi e denaro e alla popolazione non restano che briciole. Quando invece, con milioni di turisti l’anno, potrebbe vivere molto meglio. Il paradiso fa gola a molti e tutti se lo contendono – soprattutto India, Cina, Usa – sia per il business del turismo, sia per la posizione strategica nell’oceano Indiano, tra Indonesia e Malesia a est e i Paesi del Corno d’Africa a ovest.
Rigorosamente musulmana, la Repubblica delle Maldive, con i suoi cupi chador e le leggi estremamente restrittive sulla circolazione di alcool e droga, appare come un Eden di cui i suoi abitanti spesso non possono godere fino in fondo. Sembra che per motivi culturali e religiosi – e perché spesso non hanno visto altro se non palme e mare -, non siano pienamente consapevoli che, per il resto del mondo, la loro terra è quanto di più vicino si possa concepire ad una idea di paradiso. Si conferma così la relatività del concetto di bellezza.
Appena si sbarca all’aeroporto di Ulhumale, l’isola a ridosso della capitale, tutti si distribuiscono nei vari resort dalle 5 stelle in giù o nelle più abbordabili guest house. Appena usciti dall’aeroporto, anziché i taxi e il cemento, ad accoglierti ci sono le barche e il mare cristallino.


Si arriva a Feridhoo salendo su tre imbarcazioni diverse e solcando le onde per un paio d’ore a grande velocità e molti sussulti.
Non ci vuole molto ad accorgersi che il gioco è valso la candela: la fatica di levatacce, lunghe tratte aeree, aeroporti e barche si dilegua appena gli occhi si inebriano dei celesti e azzurri assoluti del mare e del cielo. Il corpo si immerge in quel mondo sommerso e magico di pesci angelo, pesci pagliaccio, tartarughe, squali grigi, murene, coralli e anemoni, conchiglie e granchi, tra nuove scoperte e colori, aironi, merli indiani e gabbianelle in volo.


Nel porto di Feridhoo gli uomini si divertono a pescare pesci piccoli e argentati, o dal molo con la lenza o secondo la nuova invenzione creativa, immersi a mollo come se fossero seduti su una sedia tra due bidoni vuoti di carburante.


I suoi pochi abitanti – 600/700 ufficialmente ma di fatto circa 400 perché molti vivono e lavorano nei resort di lusso – ciondolano per l’ordinato reticolo delle vie del paesino e abitano in case grigie e squadrate, spesso dimesse. Le più antiche sono costruite in mattoncini di corallo, con giardini poco curati e piante fiorite in vasi approssimativi; le più nuove, spesso adibite a guest house, sono spennellate di verde o viola fin troppo vivaci, con arredamenti interni a volte un po’ kitsch.


Si possono trovare sistemazioni economiche per dormire e mangiare, con tutti i pro e i contro di una gestione locale che non ha ancora molta dimestichezza con il turismo e i gusti forse troppo esigenti (ai loro occhi) degli occidentali.
Per chi non se la sente di sperimentare fino in fondo la vita maldiviana il fiore all’occhiello dell’isola è Villa Rosa, una nuova guest house aperta 10 mesi fa e gestita da una coppia di veneti, entrambi di Lignano Sabbiadoro. I primi stranieri sull’isola.




Il suo amore per il mare lo ha condotto, quasi per caso, a Feridhoo, dove per un anno e mezzo si è rimboccato le maniche per ristrutturare un antico edificio in corallo e creare una bellissima guest house easy chic dal clima familiare, con cinque stanze, arredi balinesi o cingalesi e suppellettili di classe. Ora Claudio gestisce le prenotazioni, gli arrivi e le partenze e il diving, facendosi aiutare da Paolo, di Rovigo, per immersioni e snorkeling.


Le giornate scorrono veloci tra la vita di spiaggia e i tesori sommersi del mare. I pochi negozietti di alimentari e souvenir sono aperti a ore insolite, anche in notturna fino alle 22, perché qui la vita è scandita dal dolce e delicato canto dei muezzin nelle diverse ore del giorno. Solo l’unico, spartano, ristorantino di Feridhoo, è aperto sempre, 365 giorni l’anno, tranne il venerdì nelle ore di preghiera e nei giorni assolati e digiuni del Ramadan.
Albe e tramonti si rincorrono in un eterno presente. Da provare se possibile, almeno una volta nella vita, come un profano e rigenerante pellegrinaggio alla Mecca.


foto: P.Caiffa
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