Francesca, giovane concertista che viaggia sulle note dell’organo

(di Massimo Lavena) – Da Cagliari a Rotterdam alla scuola di Ben Van Oosten, uno dei più grandi organisti viventi: il viaggio di Francesca Ajossa tra canne d’organo e suoni da scoprire.

Francesca e la sua passione per l’organo volano sulle note prodotte da mantici, tastiere e pedaliere. Grandi canne rilanciano suoni gravi e possenti e trilli leggeri e soffusi: è il miracolo della musica che pervade una cattedrale o una grande sala da concerti, che si ripete ogni volta in maniera diversa.

Le mano e i piedi  dell’organista sono la proiezione della passione che mette nel creare meraviglie musicali quando improvvisa.

E Francesca Ajossa lo sa: ha lasciato Cagliari, la sua città, all’inizio per fare un periodo con il progetto Erasmus a 17 anni presso il prestigioso Conservatorio di Rotterdam, in Olanda alla scuola di uno dei più grandi organisti viventi.

Oggi che ha 19 anni, ed ha concluso con il diploma in organo i suoi studi cagliaritani,  si è definitivamente trasferita a Rotterdam, dove perfezionerà la sua tecnica prodigiosa.

“Ho iniziato per caso – racconta Francesca a B-hop -. Alle elementari avevo il maestro di musica, Fabrizio Marchionni, organista anche lui: andavo ad una scuola cattolica, e lui alle messe di Pasqua e Natale suonava sempre l’organo. Anche mio padre suonava l’organo da autodidatta, e fin da piccole a me e mia sorella ci ha iniziato a far sentire musica“.

“A 4 o 5 anni chiesi ai miei nonni una tastiera giocattolo in regalo. Poi ho fatto l’ammissione al conservatorio ed ho iniziato a studiare organo”.

L’organista è l’anima dell’organo. L’immagine che si ha dell’organo è quella di una cosa grande grande, con tante tastiere, una cosa strana che si pesta coi piedi con una persona che scompare dietro questa massa enorme e che solitamente non si vede: l’organista è un fantasma.

“Per me è rassicurante – prosegue – io non amo avere un contatto diretto visivo con il pubblico. Magari parlando con amici violinisti o che suonano altri strumenti mi confronto col fatto che loro hanno il pubblico proprio di fronte, mentre io so che il pubblico c’è e mi piace saperlo perché mi dà molta carica. Ma sono riparata, non sono esposta completamente”.

“Poi è bello perché spesso ti trovi in mezzo all’organo, circondata dalle canne che sono davanti, dietro, di lato, e questo offre una certa concentrazione, molto più intensa direi”.

“Altre volte ho suonato con organi con la consolle in basso e le canne lontane, ma la sensazione è diversa rispetto a quando si è avvolti dallo strumento”.

L’organo è un delirio di onnipotenza. L’organo offre la sensazione di un suono completo, dall’organo esce tutto, ogni tanto qualcuno si inventa una nuova canna, con effetti nuovi, secondo Francesca perché è “un delirio di onnipotenza, e per certi versi viene ritenuto un limite dello strumento. Io ho studiato pianoforte, ed il mio maestro diceva che sì, l’organo ha tutti i suoni a disposizione ma tu non devi far niente, premi il tasto e la canna rimane tale, mentre sul pianoforte hai un controllo più diretto del suono”.

L’organista è come un pittore. Con un organo però si può giocare: “Con le canne si può creare sempre qualcosa di nuovo e poi ogni volta si suona uno strumento nuovo, non è il violinista che ha il suo violino. Anche se i registri tra un organo e l’altro possono somigliarsi, ogni volta i suoni che escono saranno diversi, e questa è una delle cose contemporaneamente più belle e più difficili, perché come un pittore l’organista deve scegliere i colori giusti”.

Un organo non sarà mai lo stesso suonato da due persone diverse:

“E’ l’organista che crea l’anima dell’organo”.

 

Da Cagliari a Rotterdam. Per Francesca non è stato un passo breve: “E’ una storia curiosa quella di Rotterdam: io mi trovavo benissimo a Cagliari, non ne sono scappata. Mi sono diplomata lì, e per 9 anni ho avuto un rapporto bellissimo con il mio docente d’organo, il Maestro Angelo Castaldo, che sta creando una vera scuola organistica a Cagliari, stimolando tutti gli allievi con grande coinvolgimento. Ma poiché da noi venivano molte studentesse e studenti Erasmus mi sono informata per farlo anch’io ed ho messo tre opzioni: Rotterdam, Budapest e Weimar. Tra l’altro a Rotterdam non ci volevo andare, avevo già conosciuto il maestro Van Oosten, e inizialmente lo avevo visto come una persona un po’ distaccata”.

“Invece sono stata inviata a Rotterdam, ed il Maestro Castaldo ha insistito perché ci andassi. Ero molto insicura: prima volta che vivevo da sola, fresca di maturità, tutto nuovo. Ma dal primo giorno mi sono sentita a casa: sarà stato il mare. Però devo dire che a trasformare la mia esperienza sono state le persone, tutti gli studenti ed il maestro Van Oosten”.

Il Conservatorio di Rotterdam è un ambiente più grande, Cagliari ha una dimensione di Conservatorio più piccolo:  “Da Rotterdam in due ore di treno sei a Parigi. Io non viaggiavo mai in treno e questo mi ha fatto impressione.  Magari il maestro mi diceva di portare un pezzo di musica sinfonica e mi indicava una città con un organo ideale per suonare quella musica e ci andavamo. Da Cagliari in treno dove vai? Questo fa un certo effetto. Ma alla fine non è così diverso,  la diversità è nella dimensione”.

Alla ricerca di suoni lontani. Francesca ha registrato un Cd di musica organistica del repertorio musicale sardo, ed ha partecipato alla riscoperta di una tradizione culturale che vede tantissimi paesini che hanno organi meravigliosi, magari in rovina perché non sono usati: “il mio Cd è frutto di anni ed anni di ricerca di molti studiosi, in particolare del professor Roberto Milleddu, esperto musicologo e storico degli organi in Sardegna, ed è stato bello andare in giro a scoprire i vari strumenti. Molti andrebbero restaurati perché non sono stati riconosciuti come tesori, non è stata data loro importanza”.

Quando Francesca ha registrato il Cd ha ha scoperto che quei pezzi che studiava da quando aveva 14 anni non erano solo da studiare: “uno dei miei primi concerti fu per organo e launeddas e poi scoprendo gli organi, dopo la registrazione, ho pensato “ma io cosa ho suonato?”

“E’ stato bello scoprire come questo progetto abbia fatto nascere interesse anche in persone che non avevano idea che esistesse questo patrimonio musicale. Sono molto felice di averlo fatto”.

Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.
Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.