La passione per il cucito e i tessuti africani wax: la storia di Giorgia e dei vestiti SmåtSmåt

(di Alessandra Tarquini) –  SmåtSmåt è una parola danese e significa “piccolo piccolo”. Ispirata dal titolo di un disco di Stefano Bollani, Giorgia Capoccia ha scelto questo nome per le sue creazioni artistiche e sartoriali realizzate con i tessuti africani “wax” dai mille colori e fantasie. Sono capi di abbigliamento unici e originali: gonne, fasce, borse, vestiti realizzati su richiesta e ispirati alla moda senza tempo dei favolosi anni ’50.

E’ di qualche anno fa la scoperta di Giorgia di una grande passione per il cucito di cui però, a dire il vero, c’erano già tracce nell’albero genealogico familiare, che annovera una zia e una nonna sarte professioniste. Come alle volte accade è un momento “buio e tempestoso” della sua vita che fa scattare la molla “sartoriale” nascosta e la porta a decidere di affrontare tutte le criticità di quel periodo ritagliandosi uno spazio esclusivamente suo per fare ciò che le piaceva davvero, che la faceva stare bene da tanti punti di vista.

Si è così iscritta ad un corso intensivo presso una sartoria teatrale (Fabric Factory) a Roma, dove per un mese e mezzo trascorre tutti i suoi weekend. Messe a sistema le sue conoscenze di cucito e acquisito un metodo per dare espressione alle tante idee che aveva in testa, è l’incontro con i tessuti africani, avvenuto proprio grazie ad una compagna di corso, che le apre un mondo bellissimo e dà avvio a lunghe notti “insonni e felici” alla sua macchina per cucire.

Inizia cosi la sua sperimentazione e anche lo studio “matto e emozionatissimo” dei tessuti africani wax (wax in inglese significa cera e indica la metodologia di stampa a cera usata), di cui scopre una storia ricca e inaspettata che la entusiasma sempre di più.

“I wax africani – racconta a b-hop Giorgia Capoccia – sono tessuti particolari: più cercavo informazioni più capivo che c’era altro e capivo che la loro bellezza viene anche dalla loro storia, dal fatto di essere così radicati nella cultura. Ogni motivo ha una sua spiegazione, occasione di uso. Ho conosciuto cosi la cultura contemporanea africana e artisti africani, come Yinka Shonibare che usa i wax per raccontare il colonialismo e il multiculturalismo. Ero partita da questi tessuti per un discorso legato alla moda, mi si è aperto un mondo”.

La prima creazione, divenuta anche attuale capo principe di SmåtSmåt, è il modello un po’ retrò della gonna che – ci assicura Giorgia – sta bene a tutti perché ridisegna la figura e, nonostante sia indubbia la sua capacità di farsi notare e apprezzare in ogni contesto, si presta a tutte le occasioni, eleganti e sportive.

Le sue clienti le usano tutto l’anno: con i tacchi, con le ballerine, con gli stivali, con le scarpe da ginnastica, in inverno e in estate. Sono fatte con un cotone resistente e molto versatile adatto a tutte le temperature.

img_0624Sono due i modelli delle gonne: quello basic con la vita elastica, arricciata e con la gonna ampia, oppure il modello ad otto pieghe con una fascia alta che gira intorno alla vita e si annoda sul davanti. Lunghezza standard 70 cm (ma possono chiedersi delle varianti) e da qualche mese tutte hanno le tasche (su utile suggerimento di una delle clienti). Di recente si è aggiunto anche un modello di gonna in microplissé metallizzato in quattro varianti di colore (oro, rosa shocking, rosso brillante e azzurro).

SmåtSmåt fornisce alle sue clienti anche una visualizzazione grafica in 3d del capo ordinato in modo da poter capire meglio lo sviluppo di un tessuto e la sua resa e avere un’idea quanto più realistica possibile del capo e della fantasia ordinata.

Con un tessuto vengono realizzate al massimo un paio di gonne che, però, non saranno mai identiche tra loro anche perché nella filosofia di SmåtSmåt vige il valore che i capi realizzati siano così particolari che la persona che li sceglie meriti di sapere che sono speciali e fatti apposta per lei.

Le clienti di SmåtSmåt riconoscono questa caratteristica di unicità e in genere sono persone che cercano di avere un capo di abbigliamento che sia una forma di espressione.

gnCon questi tessuti si vince la paura dei colori e si impara a trovare beneficio in quello che si indossa – sottolinea -. Sono una forma di espressione visiva, un modo di stare nel mondo. In genere le persone che scelgono un mio capo sanno riconoscere questa caratteristica. Sono donne che hanno le idee molto chiare e si conoscono abbastanza bene oppure sono donne che vogliono provare a lanciarsi in uno stile nuovo. All’inizio capita che siano un po’ intimidite dalle loro fantasie ma sono anche donne capaci di scorgere il loro grande potenziale espressivo e di buttarsi.”

Partito da una forte passione, il progetto di SmåtSmåt, che Giorgia condivide con Nicola Pratali, suo compagno di vita e grafico di professione, assorbe e dona molte energie.

Giorgia infatti continua il suo lavoro principale nella produzione video, ma appena torna a casa si mette all’opera sulla macchina da cucire o a studiare le stoffe.

C’è un grande potenziale da sviluppare. Sui prossimi passi ci svela alcuni progetti per il futuro: “Sto cercando di trasformarlo in una forma più strutturata e dargli lo spazio che merita. Prima o poi mi piacerebbe provare a disegnare dei tessuti e mettere in campo una linea parallela alle creazioni con il wax, sempre con l’idea del pezzo unico. Vorremmo inoltre produrre nuovi accessori di manifattura digitale, non solo stampa 3d”.

SmåtSmåt lo trovate nei social, sulla pagina facebook e sul profilo instagram. Per rendere gli acquisti più facili c’è anche lo shop su etsy 

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Alessandra Tarquini

Affronto tutti i giorni la sfida della comunicazione nel mondo della solidarietà internazionale. Mi piacciono i colori e non potrei vivere senza danzare, senza impegnarmi per una buona causa, curare una piantina, leggere un buon libro, stringere legami con le persone della mia vita, fare domande e condividere le risposte. Io b-hop perchè sono convinta che la bellezza sia nelle imperfette e piccole cose.
Alessandra Tarquini
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Alessandra Tarquini

Affronto tutti i giorni la sfida della comunicazione nel mondo della solidarietà internazionale. Mi piacciono i colori e non potrei vivere senza danzare, senza impegnarmi per una buona causa, curare una piantina, leggere un buon libro, stringere legami con le persone della mia vita, fare domande e condividere le risposte. Io b-hop perchè sono convinta che la bellezza sia nelle imperfette e piccole cose.