Acquista i Gadget
SOSTIENI B-HOP
mercoledì, Agosto 26, 2026
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti
SOSTIENI B-HOP.IT
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
B-Hop Magazine
Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
Home Primo Piano

Buone prassi contro la crisi: l’impresa sociale per creare occupazione nei Balcani

di Chiara Bottazzi
17 Dicembre 2015
in Primo Piano, Si può fare
Tempo di Lettura: 4 mins read
25 1
A A
Condividi su FacebookCondividi su Twitter

(dal Montenegro) – Elba non è solo il nome di un’isola che evoca atmosfere estive di riposo e acque cristalline. È anche l’acronimo del progetto “Emergenza Lavoro nei Balcani”, sostenuto da Caritas Italiana, che mira alla costruzione di imprese sociali a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione locale di ben sette Paesi del Sud Est Europa (Albania, Bosnia Erzegovina, Grecia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia) a cui si è aggiunta la Bulgaria come osservatore. In un momento storico caratterizzato dalla crisi economica che, incominciata nel 2008, ancora continua a piagare la vecchia e malata Europa, l’economia sociale sembra essere una delle poche valide alternative ad un logorante sistema capitalista che sta finendo di spolpare un continente ridotto ormai all’osso.

Ma cosa si intende per impresa sociale? “Ha lo scopo di perseguire il bene comune e la coesione sociale attraverso la produzione di beni o servizi in grado di generare profitto. Un profitto che certamente deve essere utilizzato per raggiungere la sostenibilità sociale, economica e ambientale”, racconta a b-hop Marko Djelovic, direttore Caritas Montenegro, coinvolta in prima linea nel progetto Elba. “L’impresa sociale vuole infatti rispondere alle esigenze e desideri della comunità grazie a un approccio innovativo, favorendo la partecipazione, la promozione dell’inclusione lavorativa e sociale dei gruppi più vulnerabili”, precisa.

L’obiettivo di Elba è, quindi, notevole: combattere la disoccupazione nei rispettivi paesi del sud est Europa, proponendo modelli alternativi di impresa, basati sul sociale, aventi come target le minoranze più vulnerabili e al tempo stesso sostenendo percorsi di adesione all’Ue delle nazioni coinvolte, tramite esperienze di welfare e di economia sociale. Roba non da poco in Paesi mangiati da decenni di dittatura socialista e malgoverno diffuso, turbati da conflitti violenti che spesso li hanno contrapposti gli uni contro gli altri. Dalle guerre balcaniche fra Bosnia e Serbia e ancora fra quest’ultima e il Kosovo diventato indipendente dalla vicina repubblica serba nel 1999, fino alle dispute fra Repubblica di Macedonia (Fyrom) e Grecia sull’utilizzo “indebito” del nome Macedonia. Ed è bello vedere giovani, responsabili Caritas del progetto, riuniti intorno a uno stesso tavolo, lontani da storici odi nazionali; giovani che vogliono costruire ponti di cambiamento sociale, intessuti della stessa sostanza dei sogni. Italiani, montenegrini, bosniaci, serbi, kosovari, albanesi, macedoni e greci, tessere scintillanti di un mosaico che brilla di speranza, lontano dall’ombra nera delle guerre passate. Quello che un tempo era odio nazionalista, lascia ormai spazio a un sano, genuino campanilismo.”Greci e macedoni, non si capiscono proprio: quello da loro vuol dire sì, da noi vuol dire no. Siamo proprio agli antipodi!” racconta Dino, di Caritas Macedonia. Ride di gusto, insieme a Irini, la sua collega-amica di Caritas Grecia. Basta una risata e la guerra è già lontana, un colpo di spugna fatto di sorrisi che pulisce lo sporco della Storia.

stock-photo-map-of-europe-with-a-round-red-push-pin-placed-on-the-city-of-belgrade-232552099

Siamo a Bar, città costiera del Montenegro, dove è in corso il quinto workshop del progetto, altro petalo di una corolla di formazioni che abbraccia l’intero arco dei Balcani, arrivando fino in Italia: ad Albania, Serbia, Italia, Macedonia e Montenegro, sedi degli scorsi incontri, presto si aggiungeranno anche Bosnia e Kosovo ultimi petali di un fiore chiamato Elba. E’ autunno e il Montenegro, bellissimo, è attraversato da un caldo innaturale. La strada che collega Pogdorica, la capitale, a Bar, è di circa un’ora. Si snoda con disinvoltura lungo una varietà naturale che si ripete senza soluzione di continuità, dalle montagne, al lago, al fiume, alla pianura, al mare. Come se la natura per una strana isteria di nervi avesse voluto dare sfogo a tutta se stessa, esprimendo in poco un’intera enciclopedia di scienze. Come se il Montenegro fosse la wunderkammer di Dio, l’anticamera delle meraviglie. La strada taglia campi rivestiti di erba, ogni tanto intervallati da qualche casa cubica, rurale, dalle quali si affacciano uomini dalla triste faccia balcanica. L’asfalto, è solo la crosta superficiale di una ferita viva dalla quale sanguinano alberi rossi d’autunno.

Il Montenegro è una Repubblica giovane, anzi giovanissima. Sono passati solo nove anni dall’indipendenza ottenuta nel 2006 dalla Serbia. Allora, l’ancora attuale premier Milo Đukanović dichiarava che, entro il 2010, la neonata repubblica balcanica sarebbe stata libera dalla piaga della disoccupazione. Purtroppo le ottimistiche previsioni sconfessano una realtà fatta di stenti; anche se recenti statistiche indicano che attualmente i cittadini montenegrini vivono meglio rispetto al periodo precedente – grazie all’aumento dello stipendio medio da 282 a 478 euro – la situazione reale pare del tutto diversa. Sono sempre più le aziende che dichiarano fallimento, manca liquidità e gli abitanti delle zone settentrionali del Paese continuano ad emigrare all’estero.

La crisi economica va di pari passo a quella del sistema politico, non in grado di elaborare alcuna strategia di crescita economica e sviluppo sociale. Ecco perché in Montenegro, da anni, piccole imprese sociali lottano con fatica per riempire i vuoti lasciati dalla latitanza della politica; associazioni e ong come Panark e Help che a Pogdorica, la capitale, si occupano rispettivamente dell’inserimento lavorativo dei ragazzi affetti da disabilità, e di persone Rom, sono messe alle strette dalla crisi economica dilagante e dalla difficoltà ad accedere a fondi governativi per lo sviluppo. Da questo punto di vista, il progetto Elba costituisce un’isola felice all’interno di un mare sociale frammentato in arcipelaghi non comunicanti: grazie infatti al sostegno a imprese sociali già esistenti e allo scambio, fra queste ultime, delle “buone prassi” tramite la creazione di una rete sociale nei singoli Paesi, Elba mette in pratica il significato della parola società: dal latino socius, essere amici, compagni, alleati. Un’amicizia che abbraccia tutti i Balcani.

Condividi41Tweet26Condividi7CondividiInviaInvia
Chiara Bottazzi

Chiara Bottazzi

Storica dell’arte e cooperante fra Grecia e Libano. Romana de Roma, bassista e cintura nera di taekwondo. Io b-hop perché l’arte, la bellezza e le parole sono quanto di più prezioso abbiamo.

Articoli Correlati

A 75 anni realizza il suo sogno: Oriano Rimondi si diploma e diventa il “nonno” della classe

29 Luglio 2026
Paolo Sapio e mamma Sandra

In Umbria una biofattoria dove il tempo rallenta: pranzo a km 0 e cucina contadina

17 Luglio 2026

Augurino, il biglietto di auguri cinico e scherzoso che ribalta la tradizione

15 Luglio 2026
Chiara Angeloni - foto: S.Lattaro

Dal lavoro sicuro all’oreficeria: la scelta di Chiara, “ora seguo la mia creatività”

13 Luglio 2026
Prossimo Articolo

SMS CINEMA: "Star Wars-Il risveglio della forza" e "La felicità è un sistema complesso"

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati

Iscriviti alla Newsletter

Articoli recenti

  • Calcio di Strada, alla riscoperta del gioco nei cortili e nelle piazze
  • Il museo del giocattolo povero di Massicelle
  • La vendetta dell’impepata di cozze
  • Finalmente in vacanza!
  • Oltre il test di gravidanza: il cambiamento della coppia senza l’ansia da controllo

Podcast

Sostieni B-Hop.it

B-hop magazine è una testata giornalistica con autorizzazione del Tribunale civile di Roma n. 179 del 25 ottobre 2018.

Direttrice responsabile: Patrizia Caiffa
ISSN 2724-2528

__________

Associazione di promozione sociale B-hop

Sede legale: via G.Angelini 16 00149 Roma

CF. 97975180585

Privacy Policy e Cookie Policy

B-Hop Magazine è la testata giornalistica delle belle notizie: sulle nostre pagine troverai storie vere, belle ed emozionanti e notizie che fanno riflettere per portare bellezza e consapevolezza nelle tue giornate
Leggi la mission di B-Hop

__________

Tutti gli articoli pubblicati da B-hop magazine sono originali e tutelati dal diritto d’autore. Per chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione contattare info@b-hop.it e citare l’autore con link interattivo alla fonte (B-Hop magazine – www.b-hop.it)

Iscriviti alla Newsletter

Partner

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

  • Chi siamo
  • Rubriche
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

Nessun Risultato
Vedi Tutti i Risultati
  • Chi siamo
  • Rubriche
    • Se ne parla
    • Si può fare
    • Buenvivir
    • E-volver
    • L’altrove
    • B.I.N. – Bellezza Interna Netta
    • Un minuto per riflettere
  • Le vostre storie
  • Sostieni B-HOP
  • Video
  • Eventi
  • Parlano di noi
  • Autori
  • Contatti

Copyright © 2022 B-hop webmagazine. Tutti i diritti riservati

SOSTIENI B-HOP
ACQUISTA I GADGET