Brasile, la pandemia nelle favelas. Gli aiuti alimentari nascosti nei sacchi della spazzatura

di Patrizia Caiffa – A Salvador da Bahia, in Brasile, i volontari distribuiscono i pacchi di alimenti per la gente che vive in strada o nelle favelas nascondendoli nei sacchi della spazzatura.

Un espediente necessario per evitare che subiscano assalti e furti dalla violenta microcriminalità locale, che sta diventando ancora più feroce nella guerra tra poveri scatenata dal Covid-19.

Il Brasile è uno dei Paesi del mondo più devastati dalla pandemia, con 230.034 vittime, mentre i contagi sono 9.447.165. Oggi le scuole dovrebbero riaprire ma gli insegnanti protestano per le strutture fatiscenti e inadeguate per mantenere la sicurezza. A farne le spese, come spesso accade, le masse di persone povere che vivono di espedienti, che abitano nei formicai miseri e violenti delle favelas. 

Con la fine dei sussidi governativi ai lavoratori informaliauxilio emergencial –  nel mese di dicembre 2020, a gennaio 2 milioni in più di brasiliani si sono trovati in condizione di povertà.

In totale il 13% della popolazione – pari a 26 milioni di persone – sopravvive con meno di 250 reais al mese (circa 39 euro).

Rimangono attive solo le iniziative di solidarietà delle organizzazioni sociali.

“La situazione è molto brutta – racconta a B-hop magazine padre Alfredo Dorea, prete anglicano notissimo a Bahia, responsabile dell’Instituição Beneficente Conceição Macedo (IBCM) -. La mortalità da Covid-19 nelle zone povere è più elevata che nelle regioni ricche. E’ aumentata la povertà e la disoccupazione, l’inflazione è cresciuta fino al 15%”.

Padre Alfredo Dorea – credits: Jefferson Peixoto

Padre Alfredo e gli operatori e volontari dell’IBCM escono ogni sera per distribuire aiuti alimentari alla gente che vive in strada, tra cui molte trans e “professioniste del sesso”, come preferisce chiamarle padre Alfredo, da decenni in prima linea nella tutela dei diritti Lgbt e nella lotta all’Aids.

“Portiamo almeno un centinaio di pacchi, ma non bastano mai – dice -.

Sempre più persone sono costrette a vivere in strada perché hanno perso la casa e non hanno i soldi per pagare l’affitto o comprare il cibo”.

IBCM, con la sua fondatrice Conceição Macedo, ex infermiera che ha dedicato la sua vita alla gente di strada, ha dovuto chiudere anche l’asilo Casa Vihda, un luogo sicuro per una settantina di bambini che convivono con l’Aids.

Casa Vihda

Ora i bambini sono tutti a casa. I volontari vanno ogni giorno a portare il pranzo e li aiutano a portare avanti in qualche modo le attività scolastiche, rese difficoltose dalla pandemia.

“Il dramma è che tanti bambini delle favelas hanno lasciato la scuola.

Ora sono in strada o nei centri commerciali, cercano di vendere piccoli oggetti nel commercio informale. Il risvolto grave è che sicuramente sono sfruttati dai trafficanti come manodopera a basso costo”.

In tutte le grandi città si sono inoltre moltiplicate a dismisura le persone che chiedono l’elemosina ai semafori.

Intanto è partita anche in Brasile la campagna di vaccinazione. Nello Stato di Bahia, nel nordest, hanno iniziato con gli anziani delle case di riposo, gli ultra 90enni e gli operatori della sanità: “Ancora non sono riusciti a vaccinare la metà della popolazione e c’è sempre qualche giudice o politico che cerca di passare avanti agli altri. Per chi è povero sarà molto difficile”.

Padre Alfredo viene spesso in Italia, dove si è creata una rete di associazioni e persone che sostiene a distanza le attività di Casa Vihda e di IBCM. Ogni giorno sui social non si stanca di lanciare nuove iniziative di raccolta fondi, tra cui le aste di quadri di artisti famosi.

Per chi vuole dare una mano, questo è il modo più semplice ed efficace scelto dalla rete italiana degli amici di Casa Vihda: Poste Pay intestata a Maria Luisa Pagano IBAN IT72U3608105138289311089312. La carta è gestita da padre Alfredo che procede direttamente in loco agli acquisti di aiuti.

Un modo concreto per essere utili. I bambini e la gente di strada di Salvador ve ne saranno grati.

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Patrizia Caiffa
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Patrizia Caiffa

Direttrice responsabile di B-hop magazine. Giornalista professionista, lavoro dal '98 all'agenzia Sir. Scrivo libri e viaggio (tanto) nel Sud del mondo. Curiosa di nuove avventure, dentro e fuori di me, ho voluto B-hop per portare bellezza, fiducia e consapevolezza nel mondo dell'informazione.