Le diseguaglianze ai tempi del Covid. Suggestioni dal rapporto di Oxfam

di Rinaldo Felli – Forse vi starete chiedendo cosa hanno in comune Jeff Bezos e un’infermiera. La risposta è che entrambi hanno avuto un ruolo fondamentale durante la pandemia. Come avremmo fatto a combattere il Covid-19 senza l’abnegazione, il sacrificio, la professionalità e l’umanità di tanti infermieri? E sicuramente sarebbe stato molto complicato sopravvivere, durante gli infiniti lockdown, senza che Amazon, la società creata nel 1994 da Bezos, ci rifornisse direttamente al nostro domicilio di qualsiasi bene o necessità.

In un mondo più giusto e più equo, sia l’eroica infermiera che il visionario Jeff Bezos sarebbero stati economicamente premiati per il lusinghiero lavoro svolto. Ma così non è avvenuto.

Un recente rapporto Oxfam denominato “Il virus della disuguaglianza” evidenzia come

il divario tra ricchi e poveri sia ulteriormente aumentato e abbia penalizzato, in particolar modo, neri e donne,

vale a dire quei “gruppi identitari già vulnerabili a causa di un’ingiustificata stratificazione storica e contemporanea”. Alcuni dati del rapporto:

i 1.000 miliardari più ricchi del mondo sono tornati in soli nove mesi ai livelli pre-pandemici, mentre per le persone più povere del pianeta la ripresa potrebbe richiedere 14 volte lo stesso periodo, oltre un decennio;

l’incremento, registrato dall’inizio della crisi, dei patrimoni dei 10 miliardari più ricchi al mondo risulterebbe più che sufficiente a salvare tutti gli abitanti della Terra dalla povertà a causa del virus e ad assicurare il vaccino anti Covid-19 per tutti;

negli Stati Uniti, quasi 22.000 cittadini latino-americani e neri sarebbero stati ancora vivi a dicembre 2020 se il loro tasso di mortalità per Covid-19 fosse uguale a quello dei bianchi;

a livello mondiale, le donne sono sovra-rappresentate nei settori economici più duramente colpiti dalla pandemia. Se gli occupati in questi settori fossero equamente ripartiti tra uomini e donne, 112 milioni di donne non correrebbero più il forte rischio di perdere il lavoro e quindi la loro fonte di reddito.

La Banca Mondiale ha calcolato che se i Paesi prendessero subito provvedimenti per ridurre la disuguaglianza, la povertà potrebbe tornare ai livelli pre-crisi in soli tre anni anziché  in più di dieci.

Il Fondo monetario internazionale ha affermato per voce della sua direttrice operativa Kristalina Georgieva che “l’impatto sarà profondo (…) e la crescita della disuguaglianza provocherà sconvolgimenti economici e sociali: gli anni ’20 sono quelli di una generazione perduta i cui effetti postumi si ripercuoteranno anche sui decenni a venire”.

La crisi pandemica si è abbattuta su un mondo dove già erano presenti fortissime diseguaglianze: duemila miliardari possedevano più ricchezza di quanta ne potessero spendere in un migliaio di vite e metà della popolazione (quasi 4 miliardi di persone) era costretta a sopravvivere con poco più di 5 dollari al giorno (per chi non è avvezzo ai cambi valutari circa 4 euro). Un mondo nel quale, negli ultimi 25 anni, l’1% più ricco ha bruciato il doppio del carbone rispetto al 50% più povero, contribuendo in questo modo a peggiorare l’emergenza climatica ed ambientale.

Questi terribili dati potrebbero stimolarci una potente sindrome da Robin Hood. Ma forse non sarebbe la strada giusta da percorrere, perché chi ha generato patrimoni è spesso stato, come nel caso di Bezos, autore di forti innovazioni, di profondi cambiamenti, di disruption del business di riferimento e quindi ha incassato un profitto rilevante per la sua rilevante capacità. E probabilmente non sarebbe neanche una strada praticabile perché, che ci piaccia o no, è la ricchezza che amministra il potere e difficilmente si farebbe del male da sola.

L’applicazione di un regime fiscale progressivo sempre più diffuso nel mondo e soprattutto quanto più simile tra nazione e nazione aiuterebbe in modo importante a determinare un’equa redistribuzione della ricchezza.

Ma siccome al momento ciò rimane abbastanza difficile da realizzare a causa dei troppi paradisi fiscali esistenti, sarà compito prioritario ed urgente degli economisti individuare un modello economico in grado di creare posti di lavoro remunerati dignitosamente anche a costo di ridurre, del necessario, il profitto per il capitale.

Restituendo dignità alle persone, in particolare a quelle che popolano il Sud del Mondo,

forse si riuscirà ad evitare che populismi, fascismi e tutti gli “ismi” generati ed alimentati dalla povertà, anche intellettuale, prendano il sopravvento sulla nostra civiltà.

* foto di copertina: Beatrice, a Kenyan mother battling with hunger during COVID-19. © Sven Torfinn Oxfam Novib 

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Rinaldo Felli
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Rinaldo Felli

Regista teatrale, appassionato di economia, finanza e politica. Io B-hop perchè “Del tempo antico e del tempo futuro rimarrà solo la bellezza” (P.Pasolini).