A Battipaglia un murale rilancia il sogno di Carmine: il teatro che libera le piazze dalla camorra

(di Massimo Lavena) – C’era una volta in Campania un sognatore, si chiamava Carmine Battipede. C’era una volta un murale che raffigurava un albero pieno di colori, di frutti e di fiori che oggi è risorto . C’erano una volta i ragazzini del “Teatro di strada” di piazza Risorgimento a Battipaglia: che a metà degli anni ’80 del secolo scorso era una cittadina campana con gli errori della cementificazione e la capacità di creare e lottare anche con le piccole cose.

Qui si inserisce lo spirito di Carmine Battipede, qui si pianta “L’albero del domani”, il murale di Aldo Vota: gli amici lo consideravano “un battitore libero”. Una di quelle persone con mille colori e passioni, che fa tanti errori, ma cammina e li supera.

Tanti detrattori, tanti riconoscenti, una vita minata ma dispensatrice di amore e sogni. Oggi vissuti dai figli di quei ragazzini del 1984. Oggi è risorto il sogno di Carmine.

Foto di gruppo Scuola Fiorentino – credits: Sonia di Santo

A Battipaglia, che i più conoscono per la gustosa “zizzona” – capolavoro dell’arte casearia dal latte di bufala che raggiunge anche i 5 chili –  Carmine esprime un talento attrattivo e raduna attorno ad una idea pedagogica e sociale che ricorda tanti altri sognatori (Don Bosco, Maria Montessori, Pippo Buono, Dario Fo), tanti ragazzi di Battipaglia.

L’idea era quella di mettere il teatro ed il gioco al centro per rendere liberi gli attori di esser se stessi.

E se quegli attori, come nel caso di Carmine, sono bambini e ragazzi di Battipaglia, raccolti nel 1984 intorno ad un sogno, ecco che allora tutto si spiega.

I restauri – credits: Sonia di Santo 

Il 30 ottobre scorso, una targa in ricordo dei fatti di 35 anni fa è stata scoperta a Battipaglia:

“Carmine aveva fatto dipingere due enormi murales su due facciate di case popolari in una piazzetta al centro della città – raccontano gli amici a B-hop -. Ci avrebbe fatto svolgere per diversi anni il festival internazionale di teatro per ragazzi, in quella piazzetta regno di note famiglie camorristiche”.

Giuliana racconta che

per la prima volta nella storia di Battipaglia, con i suoi 60mila abitanti, “si è fatto del teatro,

i ragazzini hanno imparato a stare a teatro, loro che avevano visto sino ad allora solo televisione”.

I restauri – credits Sonia di Santo 

La memoria di quei fatti narra che a Battipaglia Carmine fece giungere compagnie teatrali che sarebbero divenute famose, le chiamò dall’Italia e dall’estero.

Come tutti i battitori liberi Carmine aveva uno zoccolo duro di estimatori, ma anche di detrattori. Il sogno durò parecchi anni e poi finì.

Anche Carmine si spense, il 30 settembre del 2007 a 53 anni.

Ma quello zoccolo duro, guidato dalla moglie Tanya e dai figli Benedetto e Nicolò non ha spento la fiamma del sogno, celato dietro i tratti sempre più lievi dei due murales: e così, come se nella piazzetta ancora ci fosse Carmine, “L’albero  del domani” di Aldo Vota è ritornato a splendere.

Un progetto nato all’interno di quel gruppo di ragazzini, che nel 1984 seguirono Carmine: oggi adulti, hanno voluto ridare colore e speranza ancora una volta, coinvolgendo, lungo le strade del sogno di Carmine tanti partner nel Progetto SPES/1984 /2019/Battipaglia: c’è il Comune, c’è il YOCOCU (YOuth in COnservative of CUltural Heritage), c’è il Liceo Artistico di Eboli con i workshop di restauro, il teatro di strada del François du Conseil; ed il DNA COllective, Terra Orti della Piana del Sele, aziende turistiche.

Sembra quasi che la voce e la figura di Carmine si siano reincarnate in quei ragazzi che si sono dati da fare per rinverdire un ricordo, per trasformarlo in un rilancio per Battipaglia.

Sotto lo sguardo dei frutti colorati dell’Albero del Domani, dentro al sogno di Carmine.

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Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.
Massimo Lavena
Massimo Lavena

Massimo Lavena

Cagliaritano, nato il giorno della befana del 1966. Io b-hop perché ho sempre amato mangiare e cucinare, la musica, lo sport, il cinema. Sogno un giorno di andare in Namibia, o nella Terra del Fuoco, o nello Saskhatchewan, o in Nuova Zelanda. Sognavo anche di andare nelle Isole Svalbard, ma adesso è vietato, troppi orsi bianchi! E non essendocene in Sardegna non saprei come comportarmi.