di Patrizia Caiffa – C’è un piccolo paese piemontese in provincia di Verbania, nel Cusio, che si chiama Quarna sotto. I jazzisti probabilmente lo conoscono perché qui c’è l’unica fabbrica artigianale specializzata nella produzione di strumenti a fiato, in particolare clarini, flauti, trombe, sax per il jazz.
Pare che proprio a Quarna siano stati costruiti i primi saxofoni italiani, dopo l’invenzione dello strumento nel 1848 da parte del belga Adolph Sax.
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Tutto iniziò nei primi anni del 1800 quando due cittadini quarnesi, Egidio Forni e lo zio Francesco Bonaventura Rampone, emigrarono a Milano. Qui appresero il mestiere di flautaio e tornitori di strumenti musicali in legno in una bottega artigiana. Verso metà secolo i due diventarono i soli proprietari dell’attività, che si tramandò di padre in figlio nella famiglia Rampone. Uno di loro, Agostino Rampone, è stato un affermato flautista del Teatro alla Scala di Milano e un innovatore nel settore, facendo diventare famosa l’azienda a livello europeo e mondiale.


In quel periodo l’azienda trasferì a Quarna buona parte della produzione e questa diventò la principale occupazione dei paesani, che prima vivevano solo di agricoltura alpina e allevamento del bestiame. Oppure emigravano per fare i calzolai, i tessitori e, più recentemente, i muratori e i commercianti.
“La maggior parte degli abitanti di Quarna trovava lavoro nella fabbrica Rampone”, raccontano a B-Hop magazine Michela Maggi e Giuseppe Re, tra i responsabili del Museo etnografico e dello strumento musicale a fiato di Quarna sotto, che realizza continue iniziative e attività didattiche per far conoscere la storia del territorio. Li abbiamo incontrati davanti a Crodo, in Val Formazza, al Consorzio Erba Böna, con cui collaborano.
“Poi l’azienda è andata in declino perché lavorando in maniera artigianale non è stata più competitiva sul mercato. E’ stato comunque il primo stabilimento di strumenti musicali a Milano”.


Alcuni dei prototipi dei primi saxofoni sono esposti in questo piccolo museo, l’unico in Italia sull’evoluzione dello strumento musicale a fiato negli ultimi due secoli.
Il successo dell’azienda prosegui per oltre un secolo ma declinò a metà ‘900. Dopo vicende negative fu rilevata in stato fallimentare nel 1957, mantenendo gran parte della produzione a Quarna Sotto ma con gli uffici e il magazzino a Gerenzano di Varese. Ora la ditta si chiama “Rampone & Cazzani” e si è specializzata nella riparazione e personalizzazione di strumenti a fiato per il jazz.
Nel museo vengono illustrati, tra l’altro, gli antichi metodi di lavorazione, spiegandone le caratteristiche. La prima sezione del clarinetto comprende pure gli oboi ed i fagotti. La seconda del saxofono comprende anche i sarrusofoni ed i saxorusofoni. La terza è dedicata al flauto; la quarta agli ottoni (trombe, tromboni, corni, flicorni, ecc.). Nell’ultima sezione sono esposti strumenti di attuale produzione.


Come ogni museo etnografico che si rispetti non manca la contestualizzazione nel territorio, ossia la storia rurale alpina di Quarna Sotto e le ricostruzioni di ambienti come la vecchia cucina (casón), la camera da letto (suér), il locale per la conservazione del latte (casaet), la torneria col tornio a pedale ed il banco del falegname, il telaio con gli accessori per la filatura e la tessitura, il vecchio torchio e il mulino, il deschetto del ciabattino, gli utensili per i lavori della campagna e del bosco.
Per animare l’estate di chi trascorre le vacanze in quei luoghi montani spettacolari, anche quest’anno il museo organizza l’iniziativa “Montagnaviva”. Nel 2024 il focus è sulle piante medicinali e le erbe spontanee delle valli, con incontri con esperti, degustazioni, laboratori didattici e percorsi sensoriali e di riconoscimento delle erbe, in collaborazione con il Consorzio Erba Böna di Crodo, in Val Formazza.


Si parte domenica 4 agosto con una conferenza di Valeria Tantardini sulle piante medicinali, sabato 10 agosto si prosegue con un dialogo tra Maria Cristina Pasquali e Paola Caretti sulle erbe spontanee e domenica 11 agosto viene racconta l’interessante esperienza del Consorzio Erba Böna, che coltiva erbe officinali su terreni che sarebbero stati abbandonati, dando lavoro alle donne.
Info per il museo: nel periodo estivo è aperto dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19.00; sabato e domenica 10.00 – 12.00 e dalle 15.00 – 19.00.





















