di Margherita Vetrano – Il borgo di Rocca Pelago, in provincia di Modena, è un piccolo paese ricco di storia, nell’Appennino tra l’Emilia Romagna e la Toscana.
Gli abitanti rimasti sono circa una decina; quaranta, tenendo conto della borgata fino a Sasso Tignoso.
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“Rocca Pelago sta diventando un paese fantasma e vorrei che fosse riscoperta. Riusciremmo così a mantenerla viva e farla prosperare come nel 1500, quando la popolazione era di oltre 600 abitanti”, racconta a B-Hop Enzo Ferroni, presidente dell’associazione Pro-Rocca.
La scissione del comune in epoca remota e le successive emigrazioni hanno ridotto la popolazione, dall’età media molto alta.
L’associazione sopravvive grazie ad uno zoccolo duro e si occupa di ricerche storiche. Ha curato il recupero dei locali del castello che oggi ospitano il Museo Storico e quello delle Mummie.
L’attività legata al Museo Storico e a quello delle Mummie avviene prettamente ad agosto, salvo occasionali aperture straordinarie o su prenotazione.
“La speranza è quella di riuscire ad espandere l’attività e il numero dei soci per divulgare la notorietà del sito – confida Enzo -. Come nel caso della serata medievale con una ventina di figuranti organizzata quest’estate. Ma mancano i giovani!”
Il presidente è attivissimo nell’accoglienza e nelle visite guidate e il fermento storico dell’associazione vanta illustri attività. In collaborazione con gli storici Aurelio Mordini e Paolo Mucci, hanno pubblicato il testo storico Obizzo da Montegarulli. Il testo è stato cruciale nella ricostruzione storica del borgo di Rocca Pelago perché narra degli attacchi dei Lucchesi alla Rocca.


L’associazione ha inoltre promosso gli scavi all’interno della chiesa parrocchiale di Rocca Pelago quando sono state scoperte le mummie.
Storico appassionato e brillante oratore, Enzo affascina col racconto della storia della sua terra, dimostrando un attaccamento solido come le radici di una quercia!
“Il mio ruolo è stato quello di reperire i fondi necessari agli scavi e all’allestimento del Museo, eseguito in soli quattro anni dalla scoperta”, racconta con orgoglio.
La Fondazione Cassa di risparmio di Modena ha stanziato i fondi e grazie all’opera del funzionario della Sovrintendenza ai beni culturali Donato Labate che ha curato gli scavi, è stata possibile la realizzazione del Museo delle Mummie.
Gli studi delle mummie sono avvenuti presso il laboratorio di Antropologia di Ravenna con l’equipe diretta dall’antropologo Mirko Traversari. Autore del libro “Le mummie di Rocca Pelago”, il professore racconta i dieci anni di studi sul territorio tra il XVI e XVII secolo.


Il Museo comprende nella prima stanza il plastico della ricostruzione dell’attacco alla Rocca da parte dei lucchesi.


Nelle altre stanze sono esposti abiti, armi e documenti legati alla comunità dall’inizio del 1500 d.C. fino alla seconda metà del 1700.


Nell’ultima stanza è possibile accedere alla cripta delle mummie, visibili anche dalle vetrate superiori d’accesso dalla chiesa.


Dagli studi delle mummie emergono informazioni importanti sulla comunità. Trattandosi della mummificazione di un’intera comunità il ritrovamento rappresenta un valore antropologico inestimabile.
“C’era un’alta mortalità infantile, circa il 30% dei nati moriva subito, come le madri all’atto del parto”, riferisce Ferroni, “ma una volta superato questo scoglio, l’aspettativa di vita si allungava eccezionalmente!”
L’aspettativa di vita era nel 1600 di oltre sessant’anni d’età e questa longevità è cresciuta negli anni fino ad arrivare a molteplici centenari residenti in loco ancora oggi.
Nel 2012 la persona più longeva al mondo è stata la signora Dina Guerri, vissuta e deceduta negli Stati Uniti ma nata a Rocca Pelago.
“La sua lunga vita non è dovuta né all’ambiente né all’alimentazione ma alla genetica” secondo Enzo. “La persona più longeva oggi a Rocca Pelago è un signore che ha compiuto 103 anni”
Longevità dovuta ad una genetica forte non accertata da prove scientifiche ma riscontrata nella zona. Gli studi proseguono alla ricerca dell‘elisir di lunga vita che sembra aver sede a Rocca Pelago.





















