di Patrizia Caiffa – Un percorso artistico in un bosco, dove la natura stessa ispira gli artisti nelle creazione di opere d’arte, completamente integrate nel contesto naturale, avvolte da muschi e licheni come se ne fossero vestite.
Ascolta “A Calcata la meraviglia di Opera Bosco, museo di arte nella natura” su Spreaker.
E’ l’originale museo di arte nella natura Opera Bosco a Calcata, storico borgo nella splendida valle del fiume Treja, a una cinquantina di km da Roma, in provincia di Viterbo. I romani conoscono bene Calcata perché ripopolata negli anni ’90 da artisti che qui sono venuti a vivere. Negli anni è diventata una classica meta di gite domenicali.


Il museo a cielo aperto, unico nel suo genere in Italia, ha una lunga storia, quasi trentennale.
E’ stato inaugurato nel 1996 dall’artista fondatrice di Opera Bosco, Anne Demijttenaere, in collaborazione con Costantino Morosin e altri artisti.


Dal 1997 fa parte dell’Organizzazione Museale Regionale del Lazio dal 1997. E’ stato menzionato dal Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa dal 2010 al 2015, presente alla Biennale di Architettura di Venezia 2014 e di Arte Visive nel 2015 nell’ambito delle attività del MIBACT.
Alla Biennale di Venezia Opera Bosco ha realizzato istallazioni sull’Isola della Certosa e nel 2015 partecipato con un’istallazione monumentale di cinque artisti sull’Isola di San Secondo. Il museo è stato anche proposto a candidatura di Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 2019.


Si estende su tre ettari di bosco all’interno del Parco Valle del Treja a Calcata, un territorio abitato fin dall’epoca preistorica, con forre, grotte in tufo e preesistenze archeologiche di antichi popoli (i falisci, gli etruschi), con terrazzamenti realizzati dai contadini e angoli magici e inaspettati come una suggestiva fonte d’acqua tra i papiri.
A farci da guida con passione e competenza, in un percorso durato oltre due ore e mezza, è stato Jonas Clementoni, figlio d’arte (della fondatrice), artista e musicista. All’ingresso si pagano 15 euro per una tessera associativa che vale per tutto il 2025 (ci si può tornare senza pagare di nuovo il biglietto), con aperitivo finale che ristora dalla risalita dal bosco. Si può anche visitare il bosco da soli, guidati da una mappa.


Ci si approccia alle opere con grande rispetto e mistero, è bello intuire e decifrare la loro presenza, diventata parte integrante della natura e dei suoi cicli.
La visita è di grande impatto emotivo.
Sono circa una sessantina le installazioni, in un continuo work in progress che fa i conti con le intemperie e le stagioni. Si crea così una simbiosi assoluta tra arte e natura, con un centinaio di artisti che si sono sperimentati nell’impresa e laboratori didattici con studenti di accademie di belle arti.
E’ un sistema di formazione educativo aperto, in continuo divenire. Molte di queste opere non hanno lunga vita, quindi vengono memorizzate con tecniche digitali.
Il museo svolge anche attività di educazione ambientale ed è costantemente visitato da scuole elementari, medie, superiori, università e della prima infanzia. Ogni anno vi partecipano circa 5 mila alunni.


“Abbiamo organizzato seminari interdisciplinari, mostre e concerti nei tre teatri all’aperto e nello spazio documentazione ed espositivo Cave Cave nel centro storico di Calcata – racconta a B-Hop Jonas Clementoni -. In uno di questi teatri si è svolto anche un concerto di musica primitiva con strumenti naturali. Poi partecipiamo a bandi europei e organizziamo residenze artistiche”.
Jonas è autore di alcune opere, come l’Onda, realizzata con rami di prugnolo e orniello: una grande spirale che s’innalza dal suolo srotolandosi su decine di metri, costeggiando il dirupo della Valle, al disopra di una serie di terrazze scavate nel tufo.


“Ci è voluto almeno un mese per realizzare quest’opera”, spiega. Al momento sta lavorando ad un’altra opera ciclopica che prende le mosse da due grandi alberi caduti: si chiamerà Medusa. “Tutte le opere – precisa – sono realizzate con tecniche naturali. Opera Bosco è nata dall’esigenza di sollevare la questione ecologica, evidenziando, con la forza dell’arte, l’imprescindibilità dell’ambiente naturale.”.
Camminando tra i sentieri del bosco ci si sorprende a scoprire troni e dragoni, come quello di Anne Demijttenaere del 2021, un grosso serpentone che s’infila nel cunicolo e la cui testa esce dalla grotta più in alto a sinistra. Una stanza dei ragni è della stessa artista.


Nella Grotta del Toro, una parete di tufo scavata probabilmente nella preistoria e divenuto riparo stagionale di cacciatori e raccoglitori del paleolitico Demijttenaere ha disegnato in colore rosso, con ossido di ferro, un Toro che sembra proprio un reperto preistorico.


Verso la parte bassa del bosco si approda alla Stanza naturale, realizzata nel 1996 da Costantino Morosin, di grande impatto visivo. Un tavolo al centro con delle sedie e più in là, verso il terrazzamento, le forme morbide e sinuose di una donna nuda stesa su un letto di muschio verde, con una disinvolta postura. Tutto scavato nel tufo a mano, con ascia e scalpello.


Info e prenotazioni: WhatsApp: 371 1562775 – 328 2769123; e-mail: operabosco@operabosco.eu
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















