di Marianna Mandato – Ha una capacità particolare. È una persona seduttiva. Incanta. Lascia perdere, di seduttori non ne posso più.
E qui si apre il sipario.
Signori, ecco a voi la seduzione.
Ascolta “Cos’è la seduzione e chi sono i seduttori?” su Spreaker.
Soltanto a nominarla qualcosa in noi si smuove. Ci sentiamo trepidanti.
Perché?
Chi sono i seduttori? E perché in qualche maniera incantano? Che cosa significa “essere sedotti” da qualcuno o qualcosa? La seduzione è una capacità?
Per dare delle risposte, dobbiamo indagare subito la parola che la veicola e, soprattutto, capire che cosa ci vuole comunicare quando la tiriamo in ballo. Specialmente perché è uno di quei casi in cui sembra che la parola venga dopo “quel qualcosa” che sappiamo perfettamente cosa sia ma che non sappiamo esattamente come definire. Quel qualcosa impalpabilmente etereo pur essendo incredibilmente concreto.
Alzi la mano chi sa sedurre e che contemporaneamente sappia dire che cosa significa farlo.
Qualcuno usa una tecnica ritenuta appropriata?
Inutile tirare in ballo le cosiddette “armi” della seduzione. Non restituirebbero comunque il senso che stiamo cercando.
C’è da tenere presente, inoltre, che le persone non sono solo i veicoli diretti della seduzione ma anche ideatori di oggetti, di teorie, interpretazioni, idee o cose astratte in generale che possono sedurre.
La situazione si complica.
Per prima cosa, allora, pensiamo alla seduzione come una pozione magica. Per realizzarla e farla funzionare dobbiamo sapere quali ingredienti mescolare nel pentolone alchemico, in grado di dar vita alla seduzione.


Sicuramente, una quantità non indifferente di attrazione, un bel po’ di fascino, magnetismo, la capacità di saper stimolare il desiderio, di persuadere, lusingare, di pilotare l’immaginazione, incantare, rapire l’attenzione, ma anche un pizzico di raggiro, un po’ di abilità manipolativa e astuzia, oltre alla capacità di irretire e suggestionare, perché no.
Detto ciò, non riusciamo a capire se si tratti di un qualcosa di positivo o negativo.
Lasciamo il pentolone alchemico a bollire e cerchiamo allora i genitori della parola seduzione, così carica di aspettative.
Forse risultiamo un pochino noiosi ma li ritroviamo di nuovo tra i nostri amici latini.
La seductio latina è la mamma della nostra cara seduzione. A sua volta derivata del verbo seducere, il nostro sedurre.
Non che prima dei latini non esistesse la seduzione ma proprio da loro deriva il senso che le diamo noi oggi
Quel se-ducere, voleva dire portare a sé qualcuno, allontanandolo evidentemente da altre situazioni. Deviarlo, cioè spostarlo dalla via che stava seguendo, dalla famosa “retta via” dantesca o anche religiosa.
Era una parola con valore prettamente negativo. Quasi un “far cadere in tentazione”, corrompere.
Ne prendiamo atto.
Andiamo avanti, e chiediamoci se dalla parola seduzione può derivare un verbo. Certamente, sedurre. Anche se in realtà, per essere precisi, avviene il contrario. È la seduzione che deriva dal verbo sedurre. È chiaro dunque che la seduzione è figlia di un’azione. Sedurre, insomma, richiede il nostro agire.
Qualcuno, magari già più volte sedotto, potrebbe obiettare, “no, non è vero, è possibile sedurre anche solo con lo sguardo, magari stando seduti sul divano”. Non è esattamente così. Anche lo sguardo agisce. Basti pensare a quello di Medea che trasformava le sue vittime in pietra. Lo sguardo si accompagna sempre ad una mimica più complessa che coinvolge il resto del corpo. E la mimica è azione.


Sedurre equivale ad essere seduttori.
E che cosa significa?
Che dobbiamo incarnare la seduzione, farla nostra. Diventiamo l’espressione della seduzione col nostro modo di essere. Diventiamo la pozione magica che gli altri (si) bevono.
La seduzione è una specie di carisma, l’abilità di riuscire ad affascinare e attrarre in modo magnetico qualcuno, di tentarlo a tal punto da attirarlo nel proprio raggio d’azione, sviandolo dal suo abituale modo di essere o di agire. Magari ritenuto più corretto o giusto dalla persona sedotta.


Questo vale anche per quelle teorie, ideali, politiche, o addirittura oggetti che riescono a sedurre.
Il sedurre agisce sulla psiche, per questo, anche lo sguardo o la mimica bastano.
È un’azione sul nostro cervello. È creare aspettative e alimentarle con l’immaginazione di qualcosa che diviene incredibilmente desiderabile.
Il desiderio, ormai lo sappiamo, indica una mancanza da colmare.
Oggi tendiamo a collegare la seduzione soprattutto al sesso. Tanto che quell’abbandono che ne segue svilisce la seduzione a capacità di irretire sessualmente per poi gettare via dopo l’uso il soggetto irretito. Come fosse stato illuso.


In un certo senso, è invece quando ci facciamo sedurre da oggetti, teorie o cose astratte in generale, che saremo sempre “abbandonati”. L’oggetto, concreto o astratto che sia, non possiede un’intenzionalità. Siamo noi che attribuiamo a quell’oggetto un qualcosa per cui desiderarlo a tutti i costi. È chi sta dietro quelle astrazioni che potrebbe avvalersene fino a farne “armi” vere e proprie o strumenti di manipolazione psichica finalizzata ad altro.
Le persone seducono intenzionalmente. In quell’intenzione, non sempre è contenuto l’abbandono seguente.
In più, non è “colpa” del seduttore se “ci lasciamo sedurre”. Chi incarna la seduzione, chi seduce, incanta e affascina a tal punto da rendere preferibile seguirlo o seguire il suo esempio su una strada che, altrimenti, non si sarebbe scelta.
“Lasciandosi” sedurre, in qualche maniera ci si apre ad altro, si svia da una condizione sempre uguale a se stessa, si diversifica la vita e si amplia la conoscenza di altri aspetti di sé.
Farsi sedurre indica una volontà di voler provare, più o meno consapevole. E si prova per capire dove una strada porta, anche rischiando l’”abbandono” o la sofferenza.
Probabilmente,
nel seduttore si trova quel qualcosa che in qualche maniera si vuole fare proprio. Possedere o raggiungere.
Così, è vero che i seduttori “attirano a sé” con una intenzionalità ma è altrettanto vero che i sedotti si lasciano incantare da quella specie di magia volontariamente.
Non si tratta di incantesimo sotto ipnosi.
Ma attenzione che non lo diventi.
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