di Valerio Carbone – Il Natale amplifica tutto: felicità, entusiasmo, magia… ma anche aspettative, tensioni e mancanze ancestrali. Per questo, per molti, le feste rappresentano una fonte di stress e non soltanto di gioia.
Alcuni colleghi hanno ultimamente coniato il termine Christmas Blues, letteralmente Sindrome del Natale, ma resto scettico rispetto all’atteggiamento per cui dovremmo sempre dare un nome a tutto.
Rimane che quello natalizio è un momento caratterizzato, in un senso o nell’altro, da attese e fughe, precedute da grandi preparativi e propositi positivi, ma anche da tentativi di sottrarsi a dei rituali che possono apparirci lontani, finti.
Per esempio, il pranzo in famiglia: una vera e propria cerimonia privata che si tramanda e che resiste nella sua funzione di appartenenza a una comunità ristretta. La sicurezza della prevedibilità, la stabilità, il ritrovarsi negli stessi ruoli di sempre, con le medesime pietanze, gli stessi ricordi, gli stessi aneddoti, delle regole riconosciutissime e dunque rassicuranti. I rituali sociali connessi al mangiare insieme, inoltre, ci ricordano l’archetipo del prendersi cura dell’altro.
Eppure, uno dei motivi di lite più frequenti nelle giovani coppie, soprattutto nella prima parte della relazione, è decidere come dividere il tempo tra i parenti e con chi stare a pranzo o a cena. Naturalmente non esiste la ricetta giusta per trovare un proprio equilibrio: l’alternarsi tra le famiglie di origine, il riunirle, il rifuggirle entrambe sono tutte scelte valide, purché libere.


I conflitti emergono maggiormente quando si ritorna in famiglie di origine in cui permangono irrisolti “secolari” e dinamiche disfunzionali.
“Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo” (Anna Karenina, Lev Tolstoj)
Una “famiglia infelice” (con dinamiche disfunzionali) è una famiglia che non è riuscita, nel tempo, a soddisfare i bisogni primari e basilari dei suoi componenti. Nonostante la mancata soddisfazione di questi bisogni, i componenti normalizzano e fanno propria questa disfunzione, interiorizzando ansia, sensi di colpa o aspettative.
Domande interlocutorie (e inopportune) che riguardano la scuola, il lavoro, il fidanzatino o la fidanzatina di turno, le gravidanze, i licenziamenti, la mancata promozione, eccetera sono lo specchio spesso più superficiale di dimensioni relazionali più complesse. Le famiglie disfunzionali sono caratterizzate da conflitti ed emozioni soffocate, eccessiva dipendenza o indipendenza, assenza di affetto, di comunicazione o di regole e, nel peggiore dei casi, manipolazione.
Chi non vive una situazione armonica con la propria famiglia si trova obbligato a frequentarla per le feste, e finisce spesso per provare rabbia, frustrazione e tristezza, tutte emozioni che acuiscono sentimenti di solitudine e irritabilità.
Anche chi sta trascorrendo un momento difficile (per motivi di salute, per una separazione o una crisi di coppia) o chi ha un rapporto personale problematico con l’alimentazione sentirà amplificata la dissonanza con lo stato d’animo di come ci si “dovrebbe sentire” invece, e questo può generare inadeguatezza e la sensazione di sentirsi fuori luogo rispetto a chi aspetta e vive il Natale come un momento estremamente gioioso.


Tra gli obblighi sociali, ci sono anche i “doveri” che riguardano i regali da fare e la corsa agli acquisti, aspetti mal tollerati per chi non sopporta lo stile consumistico e frenetico caratteristico soprattutto delle settimane che precedono le feste.
Se il copione familiare standard di Natale non ci restituisce più serenità e soddisfazione è questo il momento giusto per provare a riscriverlo: non è possibile certamente cambiare la propria famiglia, ma si può comprendere fin dove uniformarsi e quanto, invece, possiamo ricrearne uno più vicino ai nostri bisogni e a ciò che davvero abbiamo voglia di fare.
Trovare il coraggio e darsi la possibilità di scegliere è il regalo più grande che possiamo farci per Natale.
Se hai necessità di un aiuto o di un supporto psicologico per il tuo benessere, non esitare a contattarmi.
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