di Marianna Mandato – “Se l’involucro diventasse più importante del contenuto, allora potremmo considerare il valore del contenuto sulla base della descrizione dell’involucro”, disse.
Ascolta “Il mondo degli involucri, delle firme e dei brand” su Spreaker.
“Sì, va bene, l’essenziale è che l’inventore dell’involucro se ne prenda il merito, non è scontato che i contenuti vogliano privilegiare l’involucro”, rispose.
“Certamente, hai ragione. Allora si deve fare in modo che il contenuto si identifichi con l’involucro stesso. Di’ pure all’inventore che può firmare il suo prodotto”.
“E quale sarebbe il prodotto, l’involucro o il contenuto?”, ribatté.
“Entrambi in un unico prodotto firmato, ovvio”,
concluse.
Ed eccoci qui. Nel mondo degli involucri. Dove simili discorsi erano ormai all’ordine del giorno.
Involucri di tutti i tipi. Adeguatamente firmati, per coprire i contenuti.
Montagne di firme e montagne di involucri avevano trasformato quel mondo.
Che prima non era certamente così. Anzi, era il mondo senza involucro.
Già, prima che fosse rivestito, era semplicemente il mondo dei contenuti. E i contenuti non erano altro che ciò che dava senso all’esistenza.


Erano ciò che stava in fondo all’anima di ogni abitante del paese. Contenuto nell’anima stessa, e che aveva la capacità di produrre emozioni emozionanti e sentimenti sentimentali istintivamente. Senza tanti fronzoli.
Insomma, era un mondo dal senso profondo ma semplice.
Il sentire era all’ordine del giorno. Le necessità ridotte all’essenziale. I propri desideri strettamente connessi con quelli di tutti gli altri. La felicità altrui connessa con la propria.
Cose dell’altro mondo! Direte voi.
In effetti sì. Ma, occorre dirlo, il mondo dei contenuti aveva una particolarità che lo rendeva quello che era.
Nel mondo senza involucro, ebbene, in quel mondo fatto di contenuti essenziali, sì proprio lì, mancava un elemento che in tutti gli altri mondi era da sempre di uso quotidiano.
Non si usavano specchi.
Impossibile, direte voi, e come facevano a vedere loro stessi? Come facevano a vedere se erano a posto o ben vestiti? Non erano curiosi di guardarsi? Non si truccavano? Se ognuno vedeva l’altro, non si sentiva curioso di vedere anche se stesso?
Be’, sapete, non gli importava granché. Non avevano l’esigenza di notare certe cose che in altri mondi venivano ritenute indispensabili. La curiosità non riguardava mai ciò che appariva. Meglio, ciò che appariva loro più immediato non era ciò che uno specchio immediatamente riflette.
Ora, capirete bene che in un mondo senza specchi le esigenze fossero molto diverse rispetto a quelle dei mondi pieni di specchi in ogni angolo.
Tanto per dirne una, l’idea di bellezza delle persone non era quella legata a canoni estetici legati all’apparire oppure al mostrarsi.
Del pari, la percezione dell’invecchiamento era quasi un dono. Certo, le rughe erano una realtà ma non determinavano la smania di nasconderle.


I rapporti fra gli abitanti non erano ritmati dall’apparenza fisica, per non parlare dell’idea di moda che nessuno sapeva proprio a cosa servisse.
Le cose andarono avanti così per molto tempo. Finché, come quasi sempre accade, mutarono inaspettatamente.
Come? Facile. Bastò l’introduzione degli specchi anche lì.


Tutti abbagliati dai riflessi di loro stessi, iniziarono a desiderare di guardarsi continuamente.
I riflessi attivarono nuove riflessioni. Spesso distorte da un pensiero non più lineare ma esso stesso riflesso.
In pratica, gli abitanti videro la forma di se stessi, diversa da quella che si sentivano addosso.


La forma di se stessi aveva il potere di distorcere la conoscenza che ciascuno aveva di sé. E non riconoscendosi, quasi tutti finivano per affidarsi o prediligere ciò che gli altri vedevano di loro.
Il loro involucro, appunto.
Più l’involucro sembrava gradito dagli spettatori, più ciascun abitante si sentiva a proprio agio e a posto con se stesso.
E più passava il tempo, più sembrava che l’involucro avesse il potere di determinare il contenuto.
L’apparenza propria e degli altri fece passare in secondo piano ciò che ognuno sentiva, credeva o sapeva di essere.
Gli abitanti iniziarono a focalizzarsi su quanto di sé veniva visto all’esterno. Ma non riuscendo più a far coincidere l’apparire con l’essere, chiesero ad un gruppo di esperti di trovare una soluzione.
Gli esperti fecero questo ragionamento: “Se nessuno capisce più chi è, rispetto a cosa mostra o gli altri vedono, allora lo rendiamo autentico con una firma. Per dargli in qualche modo una garanzia. Lo autentichiamo. Firmiamo i suoi vestiti. I suoi mobili. La sua casa. Il suo cibo. Tutti i suoi oggetti. Marchiamo tutto a fuoco. A ciascuno il suo fuoco”.
Tutti applaudirono a questa soluzione. Poco importava se la firma non fosse personale ma di qualcun altro. Bastava che indossando o usando una cosa autenticata o marchiata ognuno pensasse di fare la cosa migliore, quella condivisa e apprezzata da tutti.
Ovviamente le firme apprezzate ebbero un prezzo.
L’economia del paese cambiò completamente.
Gli inventori delle firme divennero sempre più importanti. Sempre più ricchi. In ogni settore. Avviarono le “mode”, ossia i modi o le giuste misure per vivere bene in società da rinnovare dopo un po’.


Si fregiarono dei Brandr, ossia dei marchi a fuoco, che chiamarono Brand per comodità.
Per ogni Brand una filosofia di vita.
Mutarono i concetti.
Quelli di alto, basso, magro, grasso, brutto, bello divennero strettamente collegati all’apparire.
Il tempo divenne apparente. Le rughe da estirpare. L’età uno spartiacque. Il cibo firmato più buono.


I desideri, riflessi dell’apparenza. Le emozioni, costruite.
La vita preconfezionata.
Tanto che, senza firme ad autenticare se stessi ed ogni altra cosa, si rischiava di sentirsi additati o addirittura fuori luogo.
Nel mondo senza involucro lo specchio erano gli altri. Nel mondo degli involucri, l’apparenza di se stessi.
E il valore di se stessi si perse nell’involucro.
E che successe poi?
Sappiamo solo che spogliatosi dei loro abiti e oggetti, prima di andare a dormire, gli abitanti spesso finivano per chiedersi “ma io chi sono?”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato sulle nostre belle notizie ti invitiamo a seguirci sui nostri social o a iscriverti alla newsletter mensile cliccando qui





















