di Marianna Mandato – “Mi sento manipolato. Non era vero nulla e guarda che è successo”. “Non sentirti in colpa, è proprio l’epoca della manipolazione”.
Affermazioni che non ci stupiscono più di tanto. E perché?
Ascolta “Perché oggi siamo tutti manipolabili (e spesso complici)” su Spreaker.
Che cosa vogliamo dire quando parliamo di manipolazione? Che cosa vogliamo comunicare al nostro interlocutore quando ammettiamo di essere stati manipolati? E perché lo ammettiamo, mentre succedeva non ce ne accorgevamo?
Per capire cosa comunichiamo mentre parliamo, dobbiamo per forza sapere cosa diciamo.
Perché funzioni un dialogo, che significa proprio passare attraverso la parola, tutti dobbiamo essere d’accordo sul significato delle parole che usiamo. Dobbiamo poterle intendere allo stesso modo. Dentro ogni singola parola c’è il pezzo di realtà che essa veicola.
Che cosa vuol dire dunque manipolazione?
Andiamo subito alla ricerca dei genitori di questa parola. Già, perché nonostante l’apparentemente intuitivo significato, abbiamo qualche dubbio che tutti sappiano esattamente cosa voglia indicare nella realtà.
Sulla strada della storia delle parole di cui facciamo uso quotidiano e che percorriamo a ritroso, ci fermiamo per l’ennesima volta dagli amici latini.
Manipolare è figlia del latino manipulus, unione di manus e plère. Letteralmente, significa “riempire la mano”.
E di che cosa?
Non importa di quale sostanza si riempisse la mano a casa dei latini ma importa invece che dovesse trattarsi di una quantità precisa di quella sostanza. Era un qualcosa che doveva poter essere trattenuto nel pugno di una mano. Una specie di quantità definita, precisa, una vera unità di misura.
L’immagine del pugno che trattiene un qualcosa, è anche la base di quel manipolo che indicava le singole unità delle legioni romane, la cui insegna erano proprio uomini che stringevano in pugno una piccola fascina.
Nel linguaggio odierno, in effetti, usiamo ancora dire “un manipolo di persone” per indicare un piccolo gruppo di individui per lo più valorosi.
Il latino più tardo, con manipulus iniziò ad indicare una manciata di “roba” che abitualmente i farmacisti o gli alchimisti dovevano aggiungere alle loro pozioni o miscugli per ottenere l’infuso o medicinale finale che cercavano di realizzare.
D’altra parte, ancora oggi in cucina, non è raro sentirsi dire “aggiungi una manciata di sale” o simili per ottenere una certa pietanza.


A proposito di pietanze, quali ingredienti useremmo per preparare la “manipolazione” e darle il suo gusto inconfondibile?
Sicuramente,
parecchie manciate di imbroglio, inganno, alterazione, sofisticazione, raggiro, bugie, plagio, trasformazione, capacità di persuasione e abilità seduttive, capacità di modificare la verità e condizionare. Ma anche saper foggiare o maneggiare, perché no.
E come mai si tratta di tutte cose che non hanno nulla a che vedere con la “mano piena” dei latini?
Semplicemente perché quella “manipolazione” contiene le parole “mani e azione”.
Le mani e l’azione, col loro significato immediato, nel tempo hanno preso il sopravvento.
Così, manipolare ha assunto il significato di trasformare con le mani, plasmare.


Ma andiamo avanti.
Solitamente, ci chiediamo se dalla parola di cui ci stiamo occupando possa derivare un verbo. Per capire come si possa realizzare nella realtà. Laddove esiste un verbo, esiste la necessità di un’azione.
In questo caso, manipolazione altro non è che l’azione del manipolare. Cioè l’azione del verbo stesso. Insomma, la manipolazione coincide col suo verbo. Per poter porre in essere la manipolazione, dunque, si agisce.
La manipolazione esiste manipolando.
Ancora non risulta chiaro cosa voglia dire manipolare però.
Mettiamo insieme tutti i pezzi trovati finora e formiamo un bel puzzle di comprensione.
Manipolare è una parola fisica. Si sente col corpo. Vuol dire tenere in pugno qualcosa che inizialmente era un qualche tipo sostanza e ora è qualcosa di diverso.
Le mani, che un tempo stringevano una certa quantità di sostanza sono state sostituite da mani mentali che rovistano nelle teste e nelle idee degli altri.


Quel trasformare con le mani di cui parlavamo, metaforicamente è diventato plasmare secondo le proprie intenzioni, i propri scopi.
Sia alla stregua di un burattinaio che tirando i fili costringe o stimola il “burattino persona” a comportarsi in un certo modo, sia alla stregua di un vasaio che plasma le forme dei propri vasi manualmente, ossia proprio la forma delle idee e dei comportamenti delle persone coinvolte nella propria azione manipolativa.


Si manipolano, ossia si tengono in pugno persone, idee, concetti, condizioni esistenziali, tendenze.
Persino i gusti, col nostro senso del bello e del brutto, i nostri valori, con la nostra percezione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’etica, la morale o il nostro sentire in generale. Oltre la stessa percezione della realtà coi comportamenti che ne derivano.
In pratica, si può alterare artificiosamente (con mente artificiosa, dunque non onesta) qualsiasi cosa. Quante volte riflettiamo, ad esempio, su cosa determina la nostra idea degli altri, magari chi sono i buoni e chi sono i cattivi, chi è da accogliere e chi da distruggere? Siamo sicuri che sia sempre la nostra esperienza personale a determinarla?
Manipolare crea la realtà. Alternativa a quella reale. Sembra un gioco di parole ma non lo è.
La manipolazione, per esistere, ha bisogno dei manipolatori che agiscano.
Come l’alchimista o il farmacista che cercavano di realizzare sostanze destinate ad un certo pubblico in vista di curare o provocare certi tipi reazioni fisiche, allo stesso modo i manipolatori agiscono in vista di scopi precisi.
Quali ?
Si manipola per ottenere qualcosa. Sempre.
Purtroppo, laddove esiste una volontà di falsificazione, contraffazione, alterazione artificiosa, ingannevole della percezione personale della realtà, lo scopo non può essere mai positivo. Tantomeno le conseguenze.
Attenzione, però. La premessa per qualsiasi manipolazione è riconoscere o rendere manipolabile chi si desidera manipolare.
All’inizio si diceva che è l’epoca della manipolazione. Perché?
Paura, guerre, velocità costante, nuove forme di divulgazione di massa, informazioni contraffatte, rapporti umani poco empatici, difficoltà esistenziali, rendono il singolo e le società manipolabili.
Manipo-labile è chiunque sia stato reso debole (labile) psicologicamente e fisicamente, col bisogno di farsi guidare o affidarsi, in generale credere. Chiunque non sia più in grado di un pensiero critico autonomo.
L’unica manipolazione positiva può essere quella di un osteopata che intenda sistemare con le mani una colonna vertebrale non allineata.


Ma, così come è utile non affidare la propria colonna vertebrale ad un osteopata se non dopo doverosi accertamenti, resta del pari utile fare doverosi accertamenti critici quando qualcuno tenti di maneggiare le nostre menti.
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