di Giulia Segna – Essere genitori è un compito difficilissimo. Nessun manuale né formule magiche potranno mai risolvere i (numerosi) momenti di smarrimento e sconforto di mamma e papà*, che dovranno invece imparare ad avere pazienza e, soprattutto, fiducia. In sé stessi, verso i propri piccoli e nei confronti degli eventi. Una fiducia che, nel tempo, saprà rinforzare la relazione familiare e migliorare la vita dei figli.
Ne parla a B-Hop Federica Guerra, esperta di psicologia del bambino, dell’adolescente e della famiglia, massaggiatrice certificata AIMI e prossima a diventare psicoterapeuta. Nata in Svizzera e naturalizzata italiana, si sta specializzando nella sfera della maternità e della relazione primaria.


Il rapporto di fiducia, conferma l’esperta, inizia ad instaurarsi già durante la gravidanza. In effetti
“la componente ormonale gioca un ruolo chiave: se la donna è serena, pur tenendo conto di tutti gli sconvolgimenti emotivi del caso, sprigiona una carica di ormoni buoni come l’ossitocina, la serotonina e le endorfine che arrivano dirette al bimbo in grembo.
E poi, il suo battito cardiaco, il ritmo del respiro, i movimenti dell’aria intestinale e la tensione muscolare, sono tutte prime importanti esperienze sensoriali che influenzano la vita intrauterina e aiutano il bambino ad avere una certa percezione di sé”.
A sua volta, la gravidanza vissuta con piacere – complice un ambiente rassicurante ed amorevole per la gestante – prepara ad un confronto positivo con il parto e il post parto, due fasi spesso idealizzate ma che portano con sé profondo stress, sia da un punto di vista fisico (mancanza di sonno, allattamento, attenzioni costanti che il piccolo richiede) che psico-emotivo (carico mentale, sconvolgimenti ormonali, emozioni ambivalenti).
Tuttavia, “per sostenere lo sviluppo della felicità del proprio figlio non dobbiamo immaginare che si debba proteggere o ovattare il suo mondo, ma affrontare con fiducia tutti quei momenti faticosi ed emotivamente duri che ci si troverà a vivere, insieme. Quindi,
se si manifestano rabbia, tristezza o frustrazione non ci si deve sentire in colpa né si può pretendere di reprimerle ma piuttosto bisogna accoglierle e normalizzarle”.
Un aiuto prezioso, in questo senso, lo offre il contatto fisico, che favorisce una regolazione umorale reciproca. La presenza corporea di mamma e papà, infatti, ha un grande potere sul sistema nervoso del piccolo: ne regola l’equilibrio, infonde sicurezza e lo rilassa, promuovendone, tra le altre cose, le funzioni fisiologiche base. Non solo baci, abbracci e carezze ma anche l’utilizzo della voce, che il bambino ha imparato a riconoscere già in pancia.


In una relazione familiare felice anche la consapevolezza gioca un ruolo chiave: “è importante – sostiene Guerra – che l’adulto conosca il suo funzionamento psicologico, altrimenti rischia di trasformare il figlio nel ricettacolo delle proprie emozioni, proiettando su di lui/lei il proprio sentire. Penso, ad esempio, alla gestione della separazione, un tema potenzialmente complicato tanto per il bimbo quanto per il genitore. Intendo la separazione come momento di distacco reale (quando ci si separa fisicamente) ma anche metaforico (dopo una discussione o una dormita, per esempio). Ritrovarsi con un sorriso sincero sostiene il passaggio difficoltoso della lontananza”. Così il bambino impara che, in qualunque caso, i propri genitori torneranno e lo faranno con gioia, pronti ad accoglierlo e ascoltarlo. Da qui, la fiducia negli altri, in sé stesso e nei confronti degli eventi della vita.
“Sentirsi visti e accolti è importantissimo, sempre. Sia quando si è allegri e si ride, sia quando si è tristi, si piange o si prova dolore. Un buon metodo per farlo è verbalizzare le emozioni del bambino, per esempio “piangi perché hai dolore al pancino; sei nervosa perché non riesci a dormire…”. Insomma, l’adulto elabora per il piccolo qualcosa che ancora non riesce a gestire. Al contrario, se ci si agitasse, si farebbe fatica a contenere dentro di sé le fantasie più negative, generando sfiducia, che il figlio percepirebbe”.
Il bambino, la bambina che esplora senza paura i propri sentimenti, che vive con allegria le relazioni sociali e che si vuole bene, è un bambino, una bambina cresciuta in un ambiente rassicurante.
Un ambiente in cui transitano le emozioni scomode, si discute, si è in disaccordo e si vivono fallimenti, ma si affronta tutto con la sicurezza di avere gli strumenti per stare meglio. Insomma, un ambiente in cui si è capaci di (ac)cogliere la bellezza.
* La scelta di utilizzare “mamma e papà” in riferimento alle figure genitoriali è dettata da mere esigenze narrative. Nel mondo di B-Hop qualsiasi famiglia è famiglia!
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